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Napoli, concessione del San Paolo: in Comune è guerra fra i partiti
03 Aprile 2007 - letto 850 volte
Sul permesso pendono due 'spade di Damocle': da una parte il fronte politico, con l'opposizione che sta incalzando in queste ultimi mesi la Giunta Iervolino, dall'altra quello giudiziario, con un ricorso al Tar da parte della società maltese Credinvest che richiede l'annullamento della concessione
di Marco Liguori
Napoli, 3 aprile 2007 - Sulla concessione per l'uso dello stadio San Paolo pendono due "spade di Damocle". La prima è l'attività dell'opposizione, che sta incalzando in queste ultimi mesi la Giunta Iervolino. Il 12 settembre scorso due consiglieri di An, Claudio Renzullo e Andrea Santoro, proposero un'interrogazione a risposta scritta all'Assessore alle Politiche per lo sport, Alfredo Ponticelli, e a quello alle Risorse strategiche, Enrico Cardillo, riguardo a due temi nevralgici della convenzione. Il primo riguarda «l'ammontare degli introiti per le casse comunali derivati dalla convenzione stipulata tra il Comune di Napoli e la Napoli Soccer». L'altro concerne «se e in che modo gli introiti sono stati utilizzati dall'amministrazione comunale rispetto al documento approvato dal Consiglio comunale».
In pratica, i due consiglieri hanno chiesto quanto ha incassato il comune dal Napoli e se ha utilizzato i proventi per il potenziamento delle strutture sportive, soprattutto nei quartieri periferici cittadini. Cos'hanno risposto i due Assessori? «Finora non abbiamo ricevuto – risponde Andrea Santoro – alcuna comunicazione scritta al riguardo. Intanto, il presidente del Napoli ha dichiarato che non vuole far giocare il Napoli nell'ipotetico nuovo stadio di Miano. E' un fatto logico: con la favorevole convenzione stipulata con il Comune, è ovvio che non abbandonerà l'impianto. Anzi ha addirittura chiesto di acquistarlo».
Oltre al fronte politico c'è anche quello giudiziario. Nel febbraio scorso, è stato proposto un ricorso al Tar da parte della società maltese Credinvest International Corporate Finance, in cui si richiede l'annullamento della delibera consiliare che ha approvato l'atto di concessione. «La società di cui sono procuratore – spiega l'avvocato Lucio Varriale – opera nel campo del project financing per gli stadi a livello internazionale. Avevo presentato e illustrato il 21 novembre 2002 un progetto alla Giunta per la riqualificazione dello stadio San Paolo». Questo progetto, stando al ricorso presentato al Tar dallo stesso Varriale, prevedeva «la realizzazione di superfici per il tempo libero e la cultura su di un'area di circa 40.000 mq per un investimento di circa 40.000.000 di euro». Secondo Varriale, il progetto aveva incontrato il favore della Giunta. «Ma in seguito venni a conoscenza – prosegue il procuratore della Credinvest – della trattativa privata tra il Comune e la Napoli Soccer. Abbiamo diffidato più volte l'ente pubblico, anche sul fatto che non era stata neanche indetta una gara regolare per la concessione del San Paolo: poi abbiamo presentato il ricorso e attendiamo la sentenza del Tar entro due mesi».
Nel ricorso, oltre a sottolineare che è stato previsto «il corrispettivo assolutamente non remunerativo per il Comune di Napoli», si evidenzia anche il contrasto tra la finalità dell'affidamento, «l'espletamento di attività sportive» contenuto nel preambolo della delibera, e «l'effettivo contenuto del rapporto concessorio». Al riguardo, la Credinvest ha sottolineato che il Napoli appartiene al gruppo cinematografico Filmauro e «ha fatto richiesta all'ente di sperimentare un proprio programma di implementazione dell'evento calcistico integrandolo in altre forme di comunicazione». All'articolo 2.7 della concessione è infatti previsto che le partite del Napoli possano essere «immediatamente precedute o seguite da altre forme di intrattenimento o spettacolo promosse dalla stessa Napoli Soccer e da società controllate o collegate direttamente o indirettamente, ai sensi dell'art. 2359 c.c., alla Filmauro srl, azionista di maggioranza della Napoli Soccer».



Il tutto senza alcun costo aggiuntivo per la società calcistica. In teoria, la Filmauro potrebbe ad esempio presentare un suo film: ma cosa c'entra questo con l'affermazione del preambolo della concessione, in cui si rileva «la rilevanza che il gioco del calcio, ed in particolare la principale squadra calcistica cittadina, assumono per la cittadinanza napoletana»? E' una delle tante distorsioni dell'era del calcio a scopo di lucro.
di Marco Liguori
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