Napoli capitale del calcio
11 Febbraio 2005 - letto 1623 volte
Napoli,pur nelle contraddizioni stridenti e con il malessere che la caratterizza, ha dimostrato recentemente e continua a dimostrare, unantica nobiltà, unistintiva e quasi inconsapevole dignità che, ancora una volta, sta ricordando a chi lha dimenticato il suo non lontanissimo ruolo di capitale e il suo lignaggio.
Napoli non ha mutato, con laspetto, la sua anima ed i napoletani, inconsciamente, stanno gridando al mondo, nella maniera più giusta, la loro civile protesta per essere stati maltrattati da persone miopi e poco lungimiranti.
Mi riferisco alle vicende calcistiche, sulle quali intendo soffermarmi senza spirito polemico, ma solo per confermare la mia ammirazione per il modo civile, direi aristocratico, con il quale Napoli sta dimostrando ai suoi detrattori quanto siano in torto.
La S.S.C.Napoli è fallita.
Per colpe di chi lha amministrata, ma anche perché stritolata da un ambiente dove lo sport puro è stato soppiantato dallaffarismo, dal guadagno, dalla concorrenza fatta in modo cinico e spietato.
In tale mondo Napoli ha pagato lassenza di strutture industriali, ha pagato la oramai dichiarata e riconosciuta scarsa influenza del pubblico pagante sui destini delle società di calcio che traggono i loro profitti da giochi di borsa, pay-tv, sponsor ed altre diavolerie che nulla hanno a che fare con lo sport.
Ebbene, gli organismi che governano questo grande circo nel quale alcune società si permettono il lusso di tenere in panchina calciatori professionisti pagati milioni deuro soltanto per sottrarli alla concorrenza, hanno deciso di castigare il Napoli in maniera esemplare.
Esemplare per chi?
In un fallimento, viene messo allasta tutto il patrimonio di una società.
Ebbene, il titolo sportivo non fa parte di tale patrimonio?
Hanno deciso di no ed hanno permesso e preteso che, per iscrivere una squadra al campionato di serie C, fossero versati trenta milioni deuro (sessanta miliardi di lire).
Mi sbaglio o, in un caso analogo, la Fiorentina fu letteralmente regalata?
Dico queste cose non per alimentare una polemica oramai sterile, ma per chiarire il contesto nel quale è emersa la maturità e la nobiltà che ho orgogliosamente rivendicato e sottolineato in precedenza.
Un presidente di società, travestito da presidente di lega, ha preteso che la nuova società sorta sulle ceneri della vecchia S.S.C. Napoli, provvedesse in soli quindici giorni ad allestire una squadra e che, con questa pattuglia raccogliticcia, disputasse cinque partite nel mese dottobre.
Auguro a questo signore che nessuno dei calciatori mandati in campo senza preparazione abbia a subire danni fisici perché, in tal caso, oltre che alla sua coscienza, forse inesistente, potrebbe essere costretto a rispondere in altra sede.
In tale atmosfera, quasi surreale, i napoletani avrebbero potuto manifestare il loro sdegno con riprovevoli atti di violenza, con un atteggiamento comprensibile, ma non giustificabile.
E invece, Napoli sta gridando contro tali ingiustizie nella maniera più saggia e più dignitosa.
Settantamila al San Paolo per partite di serie C, un pubblico entusiasta, corretto, appassionato che, senza piangersi addosso, lotta ogni domenica con la sua squadra e con i suoi ragazzi.
Juventus-Bayern (coppa dei campioni), spettatori 16.000 e spiccioli, Napoli-Avellino e Napoli-Reggiana (serie C1), spettatori 70.000 e spiccioli.
Tifo appassionato, ma corretto.
Corriere dello Sport che titola Napoli, capitale del calcio.
Napoli al proscenio, Napoli che dice ai miopi dirigenti che stanno strangolando il calcio che tale sport è ancora degli spettatori, degli appassionati, dei ragazzi che giocano a piedi nudi sulla spiaggia, nei cortili dei caseggiati popolari o sul sagrato delle chiesette di paese.
Uno sport che non ha bisogno dalchimie, di giochi di borsa, di camarille e di risultati truccati o manipolati.
Uno sport che può essere goduto anche giocando con il Cittadella (con tutto il rispetto per questa graziosissima cittadina) o con la Vis Pesaro, autentica Carneade che ha, però, onorato il calcio in uno stadio che conteneva più persone dellintera città che la squadra rappresentava.
Oggi sento dire e leggo che la serie C1 va stretta al Napoli e ascolto il pianto dei coccodrilli che, con colpevole ritardo, stanno cominciando a meditare sugli errori commessi.
Merito di una città antica e dignitosa.
Una città che, con il suo atteggiamento, si sta accattivando le simpatie del mondo e sta, forse, suscitando nei suoi detrattori sentimenti di vergogna.
Cosa difficile, ma possibile!