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Maradona, nostalgia di Napoli
03 Luglio 2005 - letto 1494 volte
Voglia di Napoli. E del San Paolo, il suo stadio. Diego Armando Maradona apre ai sentimenti, a quella parte più recondita di sé. È in quell’angolo nascosto che Diego custodisce il sogno. "Sia ben chiaro, però, che io non vado a propormi a nessuno. Se il presidente del Napoli vorrà avvalersi della mia collaborazione, io sono pronto a tornare". La sala conferenze dell’Hotel Lloyd Baia ne raccoglie le confessioni. L’ex fuoriclasse argentino è arrivato nel primo pomeriggio in compagnia di Salvatore Bagni e di Moreno Ferrario, suoi compagni nel Napoli dei trionfi, e in serata ha ricevuto il premio "Baia sotto le Stelle" nell’ambito della manifestazione organizzata dall’Aptc di Maria e Michele Straniero.
Ne ha per tutti, Diego. Guardarlo, è un bel vedere. Ha ritrovato la voglia di sorridere e di fare battute. Ne tira fuori una dietro l’altra, senza esclusioni di colpi e senza alcun riguardo per i destinatari delle sue frecciate. Quando si tratta l’argomento Napoli, però, diventa più serio che mai. "Se c’è un progetto valido, sono pronto a lavorare. Mi piacerebbe se si restituisse l’allegria al pubblico napoletano. Napoli è una città di serie A, come la sua gente. Non credo che ci sia una squadra nella massima serie in grado di portare allo stadio 70 mila persone. Il Napoli c’è riuscito pur giocando in C1". All’attuale squadra, in ogni modo, non risparmia critiche: "Non è stata in grado di battere l’Avellino, al San Paolo, nella finale d’andata. E tutto ciò mi ha reso triste".
Un eventuale ripescaggio potrebbe rimettere a posto le cose. Diego è deciso: "Altro che serie B. Il Napoli dovrebbe essere ammesso direttamente nella massima serie". Napolie gli scudetti vinti: le considerazioni di Diego sono per chi ha messo in dubbio la validità del secondo tricolore, quello della monetina di Alemao, a Bergamo. "Se Galliani dice che l’abbiamo rubato, quello scudetto, io gli rispondo che lui ha rubato la presidenza della Lega. Quando io vincevo col Napoli, lui faceva il portaborse di Arrigo Sacchi". È solo l’inizio, perché ha qualcosa da dire pure a Platini e Beckenbauer, a distanza di tempo. "Hanno fatto vincere pure Pelé. Facevano parte di una giuria ladra", dice ricordando il voto dato dai due all’ex campione brasiliano nel corso della votazione indetta dalla Fifa sul miglior calciatore del secolo.
"Io ho vinto il premio più importante, quello che mi è stato assegnato dalla giuria popolare". La crisi del calcio italiano sposta l’attenzione sui problemi che vivono tante società e che appena un anno fa hanno determinato il fallimento del Napoli. "Sono pronto a firmare una petizione per restituire il grande calcio ai napoletani — ribadisce —. Questa crisi è il risultato di gestioni poco equilibrate. Ci sono troppi dirigenti che non badano a spese pur di accontentare i tifosi. Spesso gli investimenti non evolvono favorevolmente. Ed allora, se il calcio italiano non si darà un freno, potrà arrivare al tracollo in pochi anni".
Del pallone nostrano Maradona salva però la parte tecnica. "Ci sono talenti incredibili. Gente come Totti, Del Piero Cassano, Zola dovrebbero giocare sempre. Mi dispiace che Gianfranco abbia deciso di smettere. Lui era il mio punto di riferimento". Parlando di fuoriclasse, Diego allarga la discussione: "Messi (under 20 argentino,ndr) è un grandissimo giocatore, forse più bravo di me. Mi auguro che sia così, soprattutto per l’Argentina. Il migliore in assoluto? In questo momento credo che Ronaldinho non abbia rivali. È un giocatore che mi diverte molto". Ed a proposito di Brasile, Diego rende onore alla nazionale carioca che ha sconfitto la sua Argentina nella finale della Confederations Cup: "È la squadra più forte. Il merito è di Parreira che ha saputo darle un gioco sfruttando al massimo le qualità dei singoli".
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