Livorno, il questore minaccia di chiudere lo stadio
18 Maggio 2002 - letto 1120 volte LIVORNO. Qualcosa è andato storto, non ci sono dubbi, la situazione è sfuggita di mano. Lo sapeva la polizia che la partita con l'Ascoli non sarebbe stata delle più tranquille: c'era il precedente, e a Livorno la tifoseria non avrebbe digerito cori fascisti. Così è stato. Poliziotti e carabinieri sono riusciti a far rientrare ad Ascoli quegli ottanta tifosi-provocatori senza neppure un graffio. Ma - e qui siamo all'imprevisto - non si aspettavano che la reazione dei tifosi livornesi, almeno cinquecento, fosse quella di aggredire militari (soprattutto loro tra i feriti) e agenti. Finito il dialogo con gli ultrà? «Mi auguro proprio di no - spiega il questore Cristofaro La Corte - credo che si tratti di un gruppo di provocatori. Proprio loro, gli ultrà, ci devono dare una mano per individuarli». Ma il gruppo è consistente, siete voi che parlate di almeno cinquecento persone... «Nella confusione poi sono stati seguiti - replica La Corte - ma credo si tratti di un gruppo che aveva intenti precisi. Cinque di loro sono già stati individuati e denunciati. Altri nomi arriveranno a breve». Il giorno dopo, piano terra della questura. La Corte scende dal suo ufficio, e non è dell'umore migliore. Qualcuno, tra i poliziotti, nei corridoi non fa mistero: «Ieri poteva scapparci il morto, e non ce lo possiamo permettere». Il questore intanto parla, lo farà per almeno mezz'ora, ripercorre la giornata più nera di questa stagione calcistica. «Da Ascoli erano ottanta i tifosi, pochi, ma sapevamo del precedente (nella partita di andata c'erano già state tensioni tra le tifoserie ndr) e abbiamo chiesto rinforzi. Durante la partita ci sono stati slogan politici, dall'una e dall'altra parte. I tifosi locali, partiti dalla gradinata, hanno prima cercato di forzare la barriera che separava loro dall'altra curva, ma a un accenno di carica si sono dispersi. Una volta fuori ci sono stati altri tentativi, ma una colonna del reparto mobile ha accompagnato i tifosi ascolani fuori dalla zona a rischio. E non era facile: non erano arrivati coi pullman, ma con le loro auto. Sul viale Italia c'è stato l'assalto dei tifosi del Livorno, quattrocento, forse cinquecento. E' iniziata la sassaiola. Vista la sproporzione tra il nostro sbarramento e il numero dei tifosi io stesso ho ordinato il lancio di cinque lacrimogeni. Ho fatto arretrare il contingente, per ricompattarlo. Eravamo in trenta, abbiamo reagito e avuto la peggio. Un carabiniere ha avuto 10 giorni di prognosi per una ferita alla gamba, un altro è stato colpito, l'ho soccorso io stesso. Oggi abbiamo già individuato cinque tra i responsabili - con precedenti specifici - e sono stati denunciati per resistenza, lesioni e danneggiamenti. E' un fatto senza precedenti: in genere alla prima carica i tifosi si sono sempre dispersi, l'altra sera no. L'assalto alle forze dell'ordine è qualcosa di più grave». E il questore fa capire che non passerà. «Giovedì 23 abbiamo la riunione per l'agibilità dello stadio. E se non garantiscono i lavori che più volte abbiamo elencato - a parte quelli che impone la Lega - il Livorno non giocherà allo stadio di Ardenza. Quali lavori? Intanto le tifoserie che arrivano non devono neppure vedere i livornesi. E viceversa. E ancora: telecamere a circuito chiuso (disposizione di Lega, appunto ndr), rinforzo delle barriere che dividono i settori, paletti all'ingresso, le cosiddette serpentine, perché non è ammesso che si entri in massa, reti dietro le curve, niente abbonamenti in curva sud, tribunette. Per quel che riguarda la parte esterna, è necessaria la chiusura della zona stadio. Come giudico l'attacco? Ripeto, credo che la responsabilità non sia da attribuire alle Bal, ma a un gruppo che rifiuta il dialogo. Chiedo agli ultrà di auto responsabilizzarsi, loro stessi devono isolare questi provocatori». Fonte: IL TIRRENO Notizie correlate Livorno
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