LIVERPOOL-JUVENTUS: 20 anni di VERGOGNA
04 Aprile 2005 - letto 3923 volte CORRIERE DELLA SERA La storia la conosciamo tutti. È la cronaca che ci sfugge. La storia la conosciamo tutti. È la cronaca che ci sfugge. Liverpool-Juventus ventanni prima. Mercoledì 29 maggio 1985, a Bruxelles, in una serata molto calda, che rese bollenti le teste degli inglesi - e anche lasfalto del circuito di Spa-Francorchamps: il Gran premio, previsto per il weekend successivo, venne annullato - si consumò la tragedia della curva Z dello stadio Heysel: una carica degli hooligans provocò la fuga dei sostenitori della Juventus, gente normale, famiglie, non ultrà professionisti. Qualcuno aveva mischiato, criminalmente, le due tifoserie: agenti di viaggio, capi tifosi, autorità belghe, dirigenti Uefa, polizia (ce nera pochissima nella curva Z). Trentanove esseri umani (32 erano italiani) persero la vita: nessuno in conseguenza di ferite inferte dai loro assalitori, ma tutti schiacciati dal tentativo di fuga, in uno stadio vecchio, senza uscite sufficienti, senza controllo. La partita si giocò comunque e divenne una farsa. I giocatori della Juventus fecero addirittura il giro donore con la Coppa, poi dissero che non li avevano informati, che era per calmare la gente. Forse è vero, forse no. Liverpool-Juventus, 20 anni dopo: il regalo del sorteggio dei quarti di Champions League. Primo incrocio da allora. I bianconeri di ora sono tutti contenti di aver pescato i Reds (Del Piero e Capello lavevano previsto), quelli di ieri parlano di «ferite ancora aperte» (P. Rossi), ma col tono di chi sta raccontando una storia. Nick Parry amministratore delegato del Liverpool, pensa di organizzare «qualcosa»: «Quella tragedia è molto presente nella memoria dei nostri tifosi, dobbiamo sfruttare la partita per cercare di dimenticare». Fabio Capello ha detto la cosa più sincera: «Ci sarà un pensiero per le vittime». Uno, poi lo show deve proseguire. L Équipe , il giorno dopo la strage, fece il più bel titolo della mazzetta: «Le football assassiné». Bello, ma ingenuo: da allora il football lhanno ucciso in mille altri modi. L Osservatore Romano scrisse il più bel commento: «Luomo è stato tremendamente offeso anche dopo che i tanti Caino sparsi sulle gradinate lo avevano ammazzato. Per calmare i Caino non si è rispettato il sangue degli Abele: si è giocato mentre i morti erano ancora lì scomposti nella violenza appena subita. Si è tifato, si è gioito in una giornata in cui tutti e tutto sono stati sconfitti» (dal libro di Caremani). LHeysel commuove, ma poi prevale linteresse di parte. Anche chi chiede alla Juve la restituzione della Coppa (salvo rare eccezioni) se si trovasse nella stessa situazione, se la terrebbe stretta. Francesco Caremani, giornalista di Arezzo, ha scritto un libro irrinunciabile, (La verità sullHeysel , Libri di Sport). Tutti lhanno apprezzato per la raccolta di documenti e testimonianze, ma quando sè azzardato ad affrontare il tema della restituzione della Coppa sè alzato un muro. Con un difficile equilibrismo si vogliono ricordare i 39 morti, ma anche accreditare come sportivamente ineccepibile quello che accadde dopo. Per quelli che pensano che prima cera lo stile Juve e adesso non cè più, ecco la testimonianza di Otello Lorentini, presidente dellassociazione italiana delle vittime: «Giampiero Boniperti, tre giorni dopo la strage, disse che si doveva mettere una pietra sopra laccaduto. La Juve voleva stendere un velo sui fatti dellHeysel» . «Questa società non centra nulla, con laltra» si è sentito rispondere qualche settimana fa un giornalista straniero che aveva telefonato alla sede della Juve cercando recapiti dei parenti delle vittime. DellHeysel se ne farebbe a meno, ma per la scocciatura. Alla fine, comunque, tutti arrivano dal signor Otello, 80 anni, che quella notte ha perso suo figlio Roberto, giovane medico, padre di due figli, insignito della medaglia dargento al valor civile: poteva salvarsi, si fermò a prestare soccorso e venne travolto. Proprio ieri Otello Lorentini ha proposto unamichevole tra Liverpool e Juventus ad Arezzo a giugno, una specie di festa del perdono. Dopo questo sorteggio le possibilità stanno a zero, ma lui va avanti lo stesso. Come fa da ventanni. Ora è a Bruxelles a girare un documentario per Sky. Però non guarderà la nuova Liverpool-Juventus, nemmeno in tv. La cronaca fa male. LHeysel chiuse per 11 mesi. Lo riaprirono il 23 aprile 86 (Belgio-Bulgaria). Cambiarono nome alla curva Z: Settore Z, poi Curva Nord, poi Settore Nord I. Infine buttarono giù lo stadio e ne fecero un altro, intitolato a Re Baldovino. Il 14 giugno 2000, in occasione di Belgio-Italia agli Europei, Dino Zoff, con una delegazione azzurra, depose un mazzo di fiori davanti alla lapide che ricorda la strage: laltoparlante dello stadio sparava musica rock. Una certa distrazione resta caratteristica dei belgi. Tre gradi di giudizio cercarono di attribuire le responsabiltà. Risultato: condannati 13 hooligans (cinque anni con la condizionale), il capitano della gendarmeria Johan Mahieu (tre mesi con la condizionale), il presidente della Federcalcio belga Albert Roosens (sei mesi con la condizionale), il segretario generale dellUefa Hans Bangerter (tre mesi con la condizionale e 30 mila franchi, 500 euro di multa). Neanche sfiorati i principali responsabili, il presidente dellUefa, il sindaco di Bruxelles, il ministro degli Interni belga. Però almeno la sentenza ha fatto giurisprudenza: prima lUefa arrivava, incassava (l83 per cento in quel caso) e spariva: ora è ritenuta responsabile degli eventi col proprio marchio. Infatti sta più attenta. Il 29 maggio del 1985 la riunione (cè nei verbali del processo) si tenne in un ristorante nei pressi della Grand Place. Fuori gli hooligans sinciuccavano e razziavano i negozi (*); dentro, gli organizzatori pasteggiavano a frutti di mare e vino bianco. Adesso ci sono dei brie fing che non si vedono neanche al Pentagono. Adesso, a Liverpool-Juventus, non succederà nulla. La storia ha già dato. È la cronaca che ci perseguita. (*) Nota: in quella tragica serata i tifosi del Liverpool erano per la gran parte ubriachi: le 39 persone che sono morte si potrebbero considerare morte anche per cause alcolcorrelate. Fonte: CORRIERE DELLA SERA Notizie correlate Juventus
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