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Lecce: "NON È SUCCESSO GRANCHÉ". E SCOPPIA LA BAGARRE IN AULA
12 Dicembre 2008 - letto 3176 volte
“In fin dei conti non è successo granché”. E’ stata con ogni probabilità questa frase, pronunciata dall’assessore allo Sport Massimo Alfarano, a far trasalire i consiglieri Pierpaolo Signore (“La Città”) e Wojtek Pankiewicz (Centro moderato), promotori entrambi di due distinte domande d’attualità che, partendo dai fatti di Lecce-Juventus, hanno analizzato diversi episodi avvenuti negli ultimi tempi al “Via del Mare”, con protagoniste (in negativo) tifoserie avversarie libere di arrivare anche alla devastazione nuda e cruda (Lecce-Bari) con ben poche conseguenze (per loro), rispetto ai danni effettivamente prodotti ed al disordine arrecato. In definitiva, un discorso, quello dell’assessore, che non ha convinto i due firmatari di documenti molti simili nei contenuti e provenienti da banchi diversi, considerando che Signore siede tra le fila della maggioranza: quasi a conferma del fatto che certe questioni sono trasversali e riguardano tutta la comunità. La politica, qui, conta poco, se non intesa nella sua accezione più pura, come interesse del popolo e non difesa di interessi di parte. Fra i tanti punti all’ordine del giorno e le diverse domande d’attualità, dunque, anche il caso che sta tenendo testa in questi giorni (in un clima di semicensura e tendenza ad oscurare: probabilmente c’è molto imbarazzo a parlarne) e che, piuttosto ha fatto emergere con forza problemi in realtà piuttosto datati, e poi seppelliti più o meno ad arte. A leggere i testi di Pankiewicz e Signore, il presidente del Consiglio Eugenio Pisanò.

“La competenza di quanto evidenziato non è del Consiglio comunale, né dell’Unione sportiva Lecce, né della Questura di Lecce, ma dell’Osservatorio sulla manifestazioni sportive”, ha detto l’assessore Alfarano, prendendo parola per rispondere. “Siccome questa partita, Lecce-Juventus, non era ritenuta a rischio dalle forze dell’ordine, i biglietti sono stati venduti liberamente in tutti i settori. Chiaramente, nel momento in cui si è venuta a creare una situazione di straordinaria evenienza, la polizia (ed i carabinieri, aggiungiamo noi, che stavano nella parte sovrastante; la polizia si trovava a dividere le fazioni nel settore sottostante; tanto per dovere di cronaca, Ndr) ha ritenuto opportuno dividere i tifosi juventini da quelli leccesi. Io ho visto le immagini, mi sono informato, ho visto TeleRama, ho visto LeccePrima, tutto quello che c’era da vedere e sinceramente, tranne uno stupido che girava con la cintura in aria, non è che sia successo granché”. Un punto, questo, che smonteremo del tutto nella seconda parte dell’articolo, con la riproposizione (questa volta nuda e cruda, condita di audio), dei video, con una foto in particolare e con parti finora omesse su fatti di cronaca avvenuti domenica scorsa. Perché qui vogliamo solo appurare la verità dei fatti. Leggi alla mano. Nel primo articolo siamo stati vaghi, perché ritenevamo che bastassero alcuni sottintesi, conditi comunque da eloquenti immagini, per capire. Evidentemente non è sufficiente. Bisogna essere crudi. L’eleganza non è di questo mondo.

Ma torniamo, intanto, alle fasi odierne della discussione. “E’ chiaro che per sicurezza questi eventi non devono più succedere”, ha proseguito l’assessore. “Però, caro consigliere Pankiewicz e caro consigliere Signore, quello che noi possiamo fare, ed io l’ho già fatto, è parlare con Claudio Fenucci (l’amministratore delegato del Lecce, Ndr), il quale provvederà a riferire anche agli organi della polizia. L’unica cosa che si può fare è avanzare richiesta all’Osservatorio perché valuti queste partite in cui si raggiunge un’affluenza superiore alla norma - mi riferisco a Lecce-Juve, Lecce-Milan e alla prossima partita, Lecce-Inter, che si giocherà in marzo - ad alto rischio, ma non perché c’è un odio tra le due tifoserie, ma perché con le nuove regole, non essendoci più i cordoni della polizia, ma steward a tutelare il servizio d’ordine, si è messi a stretto contatto con la tifoseria avversaria (segnale inequivocabile del fallimento delle nuove normative: chi l’ha deciso che due tifoserie debbano stare a contatto? Ndr). Ripeto: voglio sottolineare una cosa, che in Lecce-Juve, così come c’era sua figlia (del consigliere Pankiewicz, Ndr), c’era mio fratello e c’erano altri miei amici: tranne qualche sfottò, non è che sia successo chissà che cosa”, sostiene Alfarano, che ha ribadito anche la necessità di un confronto con la questura sulla questione degli striscioni, per sapere se esistano due pesi e due misure, fra tifoseria locale e quelle avversarie. Richiesta sacrosanta e non priva di fondamento.

“Condivido quanto ha detto il collega Pankiewicz – ha risposto Signore, in apertura del suo intervento, riferendosi alla domanda d’attualità posta dal consigliere del Centro moderato -, e condivido il fatto che non è il Consiglio comunale ad avere la competenza di prendere iniziative in tal senso (riferendosi, in questo caso, alle parole di Alfarano, Ndr). Ma ribadisco nella mia richiesta, rivolgendomi al sindaco, invitandolo a produrre un documento di protesta ufficiale indirizzato a tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti, compresi quelli sportivi. Perché non condivido il fatto che dobbiamo aspettare che succeda qualcosa di grave per segnalare fortemente con decisione e chiarezza il grave problema che accade”.

Interessante, poi, una frase specifica di Signore, che tocca direttamente le tasche. Argomento tra l’altro di forte attualità, vista la crisi smisurata. “Probabilmente a qualcuno non conviene che queste partite vengano dichiarate a rischio, perché ovviamente si dovrebbe tutelare di più la curva Sud, e non si dovrebbero quindi vendere più biglietti. Ricordiamo che i nostri tifosi, i nostri abbonati, sempre civilissimi, stanno lì, tranquilli, e vengono sfrattati puntualmente quando arrivano queste orde barbariche. Mi riferisco a quello che accadde l’anno scorso, quando rischiarono intere famiglie e bambini sotto il lancio di petardi della tifoseria barese. Io, in quell’occasione, invitai il sindaco a protestare ufficialmente. Oggi penso che non possiamo più aspettare”.

Dopo Signore, ha preso parola Pankiewicz, il cui intervento è stato infuocato. “Vorrei invitare, qualora non l’avessero ancora fatto, il presidente del Consiglio, il sindaco, gli assessori, e tutti i colleghi consiglieri, di prendere visione su www.lecceprima.it della documentazione di video, foto e di tutte le decine e decine di testimonianze (http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=11987&fromsport=1) che sono pervenute per e-mail a questo quotidiano on-line (il riferimento, ovviamente, è ai commenti, Ndr). Presidente (rivolto ad Eugenio Pisanò, Ndr), lei mi perdonerà, ma non sto facendo pubblicità anche perché questo quotidiano è gratuito. Le testimonianze dimostrano come per la terza volta in un anno il servizio d’ordine ha fatto flop e solo il caso ha consentito che non avvenissero cose di estrema gravità”.

Poi, non è mancata una lamentela. “Sia io, sia il consigliere Signore, senza nulla togliere all’assessore Alfarano, per cui provo profonda stima, avevamo interpellato il sindaco, proprio perché ci sono migliaia di persone che attendono una risposta. Proprio stamattina si è costituito un sito, http://www.firmiamo.it/adessovogliamodellerisposte, in cui già ci sono decine e decine di firme”. Pankiewicz ha proseguito il suo intervento ricordando che non bisogna attendere che ci scappi il morto. “C’erano quindici, spaesati steward a garantire il servizio d’ordine. Se ci fosse stata una rissa, si sarebbe verificato il fuggi, fuggi generale, con anziani e bambini travolti. La tragedia dell’Heysel, nella gara Liverpool-Juventus, non ci ha insegnato nulla?”. Ecco allora che il consigliere è tornato a chiedere il coinvolgimento dei parlamentari. E, voltandosi verso l’assessore Alfarano, ha ribadito: “Non condivido la sua risposta, la minimizzazione dei fatti non mi convince. Vorrei che qualcuno dicesse, finalmente: ‘Ho sbagliato io, hanno sbagliato loro’. Sono profondamente insoddisfatto e chiedo che la domanda diventi interpellanza”.

***

Anch’io, come i consiglieri Signore e Pankiewicz (non fosse altro perché, a differenza loro, lì in mezzo ci stavo) sono insoddisfatto della risposta dell’assessore Alfarano (ciò non toglie la stima personale), che ricorda molto quella dell’amministratore delegato dell’Unione Sportiva Lecce Claudio Fenucci. Non ci si può affidare alla generosità del fato, per cui non sarebbe successo niente di particolare. Va considerato, in tutto questo che nessuno era stato avvisato dell’inopinata presenza – semmai fosse lecita – nientemeno che di un gruppo ultras con striscione al seguito in un posto dove ogni domenica siedono centinaia di abbonati, nessuno dei quali è ultrà. Al limite c’è qualche sporadica “giacenza” della Nord dei tempi che furono, sposato e con figli, ormai privato di qualsiasi istinto guerriero. La maggior parte sono giovanotti tranquilli, padri con figli piccoli, pensionati. Molte le ragazze. Accidenti, che esercito. Ed è chiaro che, senza un abbozzo di comunicazione preventiva sulla possibile commistione di due tifoserie, si crea il pandemonio. Anche alla gente tranquilla saltano i nervi. Certo è che la comunicazione preventiva arriva se le cose sono in regola e organizzate a puntino, viene automaticamente da pensare. In caso contrario, o si tratta di cattiva disposizione o di strafottenza allo stato puro per gli interessi degli abbonati e dei consumatori in genere (leggi: titolari dei tagliandi acquistati). Ovviamente, tralasciamo del tutto l’ipotesi della connivenza. Non arriviamo a questo livello di perfidia.

Dunque: no, caro assessore e no (ancora una volta), caro amministratore delegato del Lecce. Non è affatto vero che “non è successo granché”. Cosa vado a raccontare al padre che teneva la bambina per mano, accanto a me, mentre piangeva e intorno il mondo impazziva di livore? “Suvvia, non è il finimondo”. Per quella bambina chiusa nel suo cappottino rosso, sì che lo era. Avete mai visto gli occhi di una bambina spaventata? E cosa vado a raccontare al sacerdote di Sannicola che ogni domenica viene in curva Sud, che si è nascosto alle mie spalle? “No, padre, è normale vedere gente con le cinte in mano. Che vuole che sia?”. “Io sono stato perquisito da capo a piedi – ha raccontato -, mi hanno tirato fuori i presepi intarsiati nel legno che avevo portato per regalarvi. Mi hanno detto: ‘Casomai è esplosivo’”. Intorno, scoppiavano bombe carta. Ma ad essere trattato come un terrorista talebano è stato un prete cristiano.

Se credete che stia mentendo, non saprei come rintracciare quel padre con la bimba, ma di certo potrei strappare una dichiarazione al sacerdote, che si rifarà vivo alla prossima gara. Al padre con la bimba, dico, semmai mi sta leggendo: ci rinunci a venire allo stadio. Porti la bimba alla Villa Comunale. E infatti, signori, non è vero che non è successo nulla. Cominciamo col dire che vi erano più persone con le cinture in mano (e non “solo uno stupido”) e molte a volto coperto. Brandire una cinta a mo’ di minaccia, è come impugnare un’arma impropria. Girare a volto coperto (non ne parliamo dentro uno stadio) è vietato. Hanno rinviato a giudizio una donna islamica con il burqa totale, un tempo. In un altro video si vede accendere un fumogeno, e questo fatto prefigura il reato di “possesso di artifizi pirotecnici in occasione di manifestazioni sportive”.

Tutti hanno potuto sentire lo scoppio fragoroso di petardi introdotti nello stadio. Credo che in questo caso si possa parlare di detenzione di esplosivo. Voglio solo ricordare che nei confronti degli ignoti leccesi che hanno lanciato ordigni simili verso i carabinieri, nel giorno del festeggiamento “abusivo” del centenario, la Procura ha ipotizzato il reato di tentato omicidio. Per fortuna i petardi, questa volta, sono stati lanciati sulla pista. Ovviamente, non stiamo qui a raccontarvi cosa sarebbe accaduto se un vigile del fuoco avesse perso un timpano, un raccattapalle un occhio, o il povero Wolfy una zampa. Giusto. Tanto non è accaduto, quindi, di che ci lamentiamo?

Durante i momenti più vibranti, sono volati alcuni spintoni ed è partito qualche calcio. Immagino da una parte e dall’altra, anche se da una mail “minatoria” che ho ricevuto qualche giorno addietro, con tanto di firma - in realtà sono giusto insulti un po’ infantili, che terminano con un fumettistico “ah, ah, ah” - il mio nuovo amico zebrato è convinto che i leccesi le avrebbero prese. Soprattutto, c’è stato un abbozzo di carica alla fine del primo tempo e proprio questo episodio ha fatto scattare l’ingresso sugli spalti delle forze dell’ordine, giacché gli steward non erano evidentemente più in grado di tenere da soli a bada una situazione che stava diventando incandescente. I carabinieri che fanno un cordone non sono un’immagine consueta, in uno stadio. Almeno oggi. Il fatto che siano arrivati solo ad un certo momento, e non prima, lascia facilmente immaginare che, sì, è vero, “non è successo un granché”; ma evidentemente stava per succedere. E per questo si sono piazzati lì. Altrimenti sarebbero rimasti dove stavano, per i fatti loro, in disparte. Mi sembra incredibile dover spiegare concetti di una banalità estrema, pur di confutare la tesi del “non è successo niente”. Speravo che le immagini dicessero tutto, e invece no: sono costretto a spiegare che se si sono formati due cordoni (carabinieri sopra, polizia sotto) è perché la rissa stava per scoppiare. E’ chiaro? Devo ripetere?

Immagino che questo si possa configurare come un tentativo di aggressione e sappiamo che con il reato di rissa può anche scattare l’arresto. Domanda: quanti reati ipotizzabili sono stati consumati nel giro di 90 minuti? Può darsi pure che me ne sia scappato qualcuno. E diciamo che sono riuscito a filmare un documento che, pur nell’assenza di morti, feriti, crani spaccati, falangi saltate, testimonia in maniera inequivocabile la presenza di vistose falle nella nuova legge, tanto decantata, che in questi video si vede miseramente implodere su se stessa (risucchiata da una delle sue falle, probabilmente). Senza considerare un altro aspetto, ormai emerso in tutta la sua evidenza: massima repressione verso i tifosi leccesi, passati al setaccio con il metal detector e ai quali vengono sequestrate magliette e sciarpe; totale accondiscendenza verso il resto del mondo, anche se armati (dicono che gli juventini avessero anche catene, e che tutto sia entrato in un borsone: si tratta di segnalazioni da comprovare, però). Se posso comprendere (ma non giustificare) chi agisce per conto di un’impresa privata (il dottor Fenucci), rimango sinceramente perplesso di fronte ad un pubblico amministratore, nel pieno esercizio delle sue funzioni. Più volte sentirò pronunciare frasi tendenti a minimizzare, più sarò convinto delle mie idee.
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