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LECCE: IL DVD NON BASTA, L'ULTRAS NON VIENE SCAGIONATO
11 Agosto 2009 - letto 2479 volte
Nel caso che vede al centro alcuni appartenenti al gruppo Ultrà Lecce indagati per associazione a delinquere e diversi altri reati in ambito da stadio, fatti contestati nel corso dei più recenti campionati di calcio del sodalizio giallorosso (22 in tutto, di cui 14 arrestati il 27 maggio scorso dalla Digos, alcuni dei quali sono ancora ai domiciliari) c’è un elemento sul quale la difesa di JP, il 22enne di Lecce su cui pende l’accusa maggiore, quella di tentato omidicio, si sta battendo: un dvd che mostra determinate immagini, le quali, a detta degli avvocati, potrebbero scagionarlo dagli addebiti. E si tratta di addebiti pesanti, per i quali rischia una condanna a non meno di 10 anni.

Il dispositivo magnetico è stato consegnato tempo addietro da un anonimo ad uno dei legali di diversi fra i giovani coinvolti nella vicenda ovvero da qualcuno che evidentemente doveva essere presente al momento dei fatti ed ha filmato alcune scene, quelle - almeno in parte, perché l'autore non si vedrebbe - che riguardano il lancio di una bomba carta con circa 800 grammi di polvere da sparo che provocò ingenti danni ad un blindato dei carabinieri ed il ferimento lieve di alcuni militari. Fatti avvenuti il 16 marzo 2008, al termine del corteo non autorizzato organizzato dalla tifoseria leccese per festeggiare il centenario. Le immagini sul disco, sono state presentate al sostituto procuratore e collega affinché, visionandolo, anche con il supporto della polizia scientifica, potesse rappresentare la chiave di volta per poter rimettere il giovane in libertà. Oggi, però, il gip Nicola Lariccia ha rigettato l’istanza di scarcerazione.

Gli avvocati Milli e Minafra, che ritenevano di aver fornito una prova più che consistente per generare forti dubbi sul fatto che fosse stato realmente JP a lanciare l’ordigno, non intendono però demordere ed hanno già annunciato che presenteranno appello al Tribunale della libertà. Per adesso, però, JP resta ai domiciliari. Sono tre mesi che è in custodia. Un mese e mezzo l’ha trascorso in carcere.

Ma su cosa si basa l’accusa della Procura e cosa esibisce il video? Contro JP vi è soprattutto la deposizione di un ufficiale dei carabinieri, in servizio d’ordine pubblico al corteo insieme ad altre forze dell’ordine, e trovatosi nelle vicinanze della camionetta colpita. Nel suo rapporto l’ufficiale, quel giorno a comando del contingente assaltato, scrisse di aver notato, a circa dieci metri da lui, nei pressi di una siepe piuttosto bassa, su viale Giovanni Paolo II, la sagoma di un giovane che stava per lanciare un ordigno con la miccia già accesa. Proprio quell’ordigno che poi si sarebbe incastrato nella grata del vetro anteriore del blindato, un Land Rover. Della bomba l’ufficiale avrebbe notato anche il colore caratteristico, bianco e verde, e del presunto lanciatore, l’abbigliamento: pantaloni neri, giubbotto scuro imbottito e impunturato a fasce orizzontali, la faccia nascosta dal cappuccio di una felpa con la lampo chiusa e visibili solo gli occhi.

Il giorno successivo a quella nota di servizio, osservando filmati e foto nel frattempo prodotti dalle forze dell’ordine, lo stesso ufficiale aggiunse di aver riconosciuto colui nel quale vedeva il lanciatore della bomba, grazie proprio all’abbigliamento. E che quella persona fosse JP, si è arrivati a dirlo confrontando un’altra testimonianza, quella di un agente della Digos, il quale l’avrebbe visto già tempo prima dell’episodio, quel giorno stesso, a volto scoperto, in piazza Sant’Oronzo, nei pressi del bar Alvino, durante il raduno che precedette l’avvio del corteo vero e proprio per la città. Come dire, l’abbigliamento è diventato l’elemento chiave per distinguerlo, sia a volto coperto, sia a volto scoperto, e per puntare l’indice contro di lui.

Il dvd, della durata di 2 minuti e 56 secondi, come illustrato dall’avvocato Giuseppe Milli, però, evidenzierebbe alcuni aspetti da valutare. L’ufficiale, per quasi tutta la durata della registrazione, ovvero fino al minuto 2,38, sarebbe voltato di spalle e solo verso la fine si girerebbe di scatto, forse anche attirato da un altro dirigente, questa volta della polizia, che si troverebbe a sua volta con il volto verso la scena del lancio. “In circa tre o quattro secondi – si chiede l’avvocato – l’ufficiale avrebbe visto tutti quei dettagli?”. Dopodiché, nel dvd, si vedrebbe sbucare da quella siepe una persona in abiti completamente differenti, specie per il colore dei pantaloni, che risulterebbero chiari. Questa stessa persona confluirebbe quindi verso il corteo.

Sembrerebbe, dunque, che alle spalle di quella siepe ci potessero essere più persone, forse un gruppetto di giovani (nel dvd il lanciatore, come facilmente intuibile, non si vede mai), ed i legali contestano l’impossibilità, in pochi secondi, di distinguere con assoluta chiarezza Palazzo e persino i dettagli dei colori del pericoloso ordigno esplosivo, accusandolo di essere tout court il lanciatore. Altro fatto contestato, è la distanza effettiva dell’ufficiale dal luogo del lancio: nel suo rapporto ha parlato di una decina di metri, ma, sempre secondo gli avvocati, una planimetria evidenzierebbe come i metri sarebbero poco più di venti, praticamente il doppio, rendendo, sempre secondo la difesa, ancora più difficile il riconoscimento. Insomma, elementi, questi ed altri, che saranno comunque condotti al processo, ma che per il momento non hanno riconsegnato la libertà a JP.

Caustico il commento dell’avvocato Giuseppe Milli, a nome anche della collega Renata Minafra. “A nostro sommesso avviso restano intatte tutte le condizioni giuridiche per adottare i provvedimenti di segno opposto rispetto a quelli odierni del gip Lariccia”. Facendo riferimento al video, “JP – prosegue – potrebbe e dovrebbe essere ritenuto estraneo ai fatti contestati per tutta una serie di questioni non affrontate dal gip nel suo provvedimento. In base al video dai noi prodotto riteniamo che gli indizi a carico di Palazzo non possano definirsi concordanti e precisi, e nel dubbio, dovrebbe essere scarcerato”. Da qui, l’annuncio di voler ricorrere in appello al Tribunale della libertà.
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