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LE NOBILI ROMANE FASCISTE RADICI DELL' A.S. ROMA 1927
08 Maggio 2006 - letto 3559 volte
La Roma fu fondata per unire le forze calcistiche dell'Urbe e per contrapporre, alle più agguerrite e solide compagini settentrionali, una squadra modernamente organizzata e formata da atleti di primo piano.
Nel 1926, nel mondo calcistico capitolino, predominava il classismo più acceso. Ogni squadra romana di prima divisione possedeva qualcosa che all'altra mancava e, singolarmente, rappresentavano una piramide sociale startificata. Incollate insieme avrebbero, però, fatto germogliare e crescere il fenomeno testaccino e radicato, nell'animo degli sportivi romani, la passione giallorossa.
L'aver compreso la reale situazione calcistica di Roma e l'aver gettato le basi per un sostanziale rinnovamento sono stati i vantaggi dell'operazione condotta da Italo Foschi, organizzatore di notevole prestigio e di onestà a tutta prova.
Italo Foschi ricopriva, in quel periodo, la carica di federale e, contemporaneamente, era membro del C.O.N.I. e presidente della Fortitudo Pro Roma.
I vecchi borghigiani rivendicano l'apporto più sostanziale alla fondazione dell'Associazione Sportiva Roma, dato che la Fortitudo fornì alla nascente squadra capitolina 12 giocatori, di cui ben cinque avevano indossato la maglia della nazionale.
Essi sostengono che la fusione, voluta dall'avv. ItaloFoschi, fu un atto d'imperio; altri che, data la situazione economica dei diversi sodalizi e l'impossibilità di gareggiare ad armi pari con le formazioni settentrionali, fu una necessità.
La ragione principale è proprio quest'ultima, cioè la necessità, ma scaturita da diverse cause concomitanti: la capitale d'Italia doveva salire, nei valori calcistici nazionali, ai livelli di Torino, di Genova, di Milano, ma anche di Bologna.
I grandi clubs del norditalia si erano rafforzati attraverso l'apporto di circoli cittadini, che si erano integrati o costituivano delle appendici dei granata, dei bianconeri, dei neroazzurri, dei rossoneri, dei rossoblu ecc. . Roma, questo movimento di unione non lo aveva, soprattutto perchè i diversi grappoli di tifosi non intendevano abbandonare le rivalità rionali che, nel '26, erano ancora profonde.
La rivalità rionale significava anche una rivalità di classe e un distacco sociale tra gli abitanti di un rione e gli abitanti di un altro.
Il movimento unitario del calcio romano cominciò molto prima della data di fondazione dell'A.S. Roma. Come punto emblematico di partenza occorre attestarsi - per meglio intendere le finalità desiderate da Italo Foschi - al 1922, anno in cui militavano nella prima divisione regionale otto squadre capitoline: la Lazio (che non era un grosso club), il Roman, la Juventus, la Fortitudo, l'Alba, l'Audace, la Pro Roma, l'U.C. Romana. In quell'anno la Fortitudo riuscì a giungere in finale nazionale con la Pro Vercelli (la squadra romana si era affermata nel girone della Lega Sud e quella piemontese nel girone della Lega Nord). La Pro Vercelli diveniva campione vincendo i due incontri che l'opponevano alla Fortitudo: per 3-0 il primo e per 5-2 il secondo. Pur non essendo discutibile il risultato, il fatto che la Fortitudo fosse giunta a una lunghezza dallo scudetto aveva provveduto a caricare l'ambiente, e si ricercavano opportunità per rendere più solide le formazioni. Così l'U.C. Romana si fondeva nella Pro Roma. La Pro Roma, poi, si amalgamò alla Fortitudo, mantenendo la doppia ragione sociale (Fortitudo Pro Roma).
Sull'altro versante l'Alba assorbì la sezione calcio dell'Audace, oltre a cartellinare i pochi giocatori rimasti liberi della disciolta Juventus.
I due movimenti collaterali, anche se rivali, di unione delle forze calcistiche della capitale preludevano, ovviamente la fusione finale.
Italo Foschi, in quel periodo, aveva assunto la presidenza della Pro Roma, la cui ragione sociale era Associazione Sportiva Fascista Pro Roma.
Praticamente, nel momento in cui si realizza il piano di Foschi, nella capitale sopravvivono quattro sodalizi calcistici: la Lazio, la FortitudoPro Roma, il Roman e l'Alba.



Allignava già, nelle squadre capitoline, il professionismo, o il semi professionismo, anche se alcuni giocatori disdegnavano qualsiasi compenso in denaro, come Carpi. Per inciso è da ricordare che le tre società fusesi nella Roma portarono <>. Il rilievo appare nella prima relazione sociale del marzo 1928, letta ai soci dall'avv. Piero F. Crostarosa.
Il professionismo nel calcio, comunque, a Roma venne praticato, in misura più accentuata che da altri, da Umberto Farneti, proprietario della "Bottiglieria del Gambero", situata in via del Gambero, ad un passo da via del Corso, fra Piazza S. Silvestro e via Frattina. La bottiglieria era un ritrovo di sportivi, richiamati oltre che dalla sede dell'Alba anche dalla cucina e dal vino genuino.
Farneti, a causa di un difetto alla vista, era definito "er guercio". Di mole piuttosto considerevole, egli era il factotum dell'Alba e godeva di un certo prestigio nell'ambiente calcistico, non solo perchè la sua Alba era una buona squadra, ma anche perchè era un buon mediatore ed aveva un sistema molto pratico per convincere i giocatori delle altre compagini capitoline a passare alla squadra che dirigeva.
Le sue prime operazioni di rastrellamento dei giocatori migliori si fanno risalire al campionato 1921/22, quando, tra l'altro, riuscì a far passare all'Alba il giocatore della Fortitudo Giovanni Degni.
La contropartita fu l'apertura, per Degni, di una bottiglieria, i cui affari non prosperarono. Farneti, comunque, gliene aprì una seconda. Con Degni passarono all'Alba anche Corbyons e Alessandroni.
E' facile immaginare come fossero surriscaldati gli incontri - vere e proprie stracittadine - fra l'Alba e la Fortitudo (si badi: la stracittadina non era contro la Lazie, n.d.L.).
Sostanzialmente diversa era l'ambiente e l'impostazione del F.C. Roman.
Il Roman era un club d'élite - ora si direbbe "pariolino" - sostenuto da gente che poteva. Il sodalizio disponeva di un'organizzazione eccellente, di un proprio campo, di una sede ospitale.
Il campo da gioco era il "Due Pini", posto esattamente dove, adesso, ci sono i campi da tennis del Tennis Club Parioli. La sede, invece, che sarebbe poi diventata la sede della Roma, era in via Uffici del Vicario, in un edificio di proprietà della famiglia Crostarosa. Il Roman era collocato in una cornice aristocratica. Presagio interessante: i colori giallorossi (un rosso cupo che poteva avvicinarsi al marrone, con risvolti francamente gialli). La squadra era rispettabile ma non irresistibile.

(poi S.S.F. Fortitudo Pro Roma)La Fortitudo, prima della sua unione con la Pro Roma, aveva già una lunga tradizione di attaccamento alla pratica sportiva, ma a livello dilettantistico; fra i suoi atleti vi era un profondo legame, possedevano una carica morale ed una serietà agonistica esemplari.
La fondazione del sodalizio fu dovuta a fratel Damaso Cerquetti, dei Fratelli di N.S. della Misericordia, e risale al 1908; ma la continuità e la sua affermazione sono legate a fratel Porfirio Ciprari, una figura di sacerdote, educatore e sportivo che ha lasciato un gradito ricordo, non solo nel rione Borgo, ma in tutta Roma. L'origine del calcio romano organizzato è da far coincidere con la nascita della Fortitudo, una squadra che giocava sui campi dei "Daini" dell' "Olmo", della "Madonna del Riposo". Quest'ultimo, anzi era il campo su cui giocava prima della fusione. Il suo stato maggiore fu composto per parecchi anni da religiosi. Non può sorprendere che i rossoblu della Fortitudo e i loro frato fossero fossero vittime di invettive sanguinose in un clima ardente, quando ogni partita era un derby. Ma i frati non deflettevano e la Fortitudo visse stagioni di gloria, lanciando giocatori di prim'ordine; su tutti basterà citare Attilio Ferraris, l'idolo di Borgo Pio, che quando la Roma nacque aveva già indossato la maglia azzurra.


I tre sodalizi (Alba, Roman, Fortitudo Pro Roma) erano di estrazione sociale diversa, con un diverso modo di intendere lo sport, con sostenitori provenienti da diversi ceti sociali.
Questo, riassunto, era il quadro delle squadre capitoline nel 1926.
Vi sono altri aspetti di cui bisogna tener conto: la posizione in classifica, nel 1926, delle diverse squadre nel campionato regionale laziale della Lega Sud.
La classifica, a fine del girone, era la seguente:
Alba p. 17
Fortitudo p. 16
Lazio p. 14
Audace p. 7
Roman p. 6
Pro Roma p. 0

L'Alba si classificava al primo posto nelle semifinali interregionali e nella finale Lega Sud.
Nella finale del campionato, però, venne sconfitta dalla torinese Juventus per 7 a 1 e per 5 a 0.
Due risultati che riconfermavano, come nel caso ricordato della Fortitudo del 1922 con la Pro Vercelli, il profondo distacco fra il Nord dominante e il Centro Sud soccombente.
Nel campionato 1926/27, mentre erano in corso i negoziati per la fusione, l'Alba nel girone "A" si classificò al penultimo posto e la FortitudoPro Roma all'ultimo posto nel girone "B". Fu il primo campionato a due gironi, ognuno dei quali si disputò fra dieci squadre.
La riforma del campionato fu proposta da ItaloFoschi, chiamato già a far parte dell'apposita commissione nominata dal C.O.N.I., ed attuata dal nuovo presidente della Federazione calcio, Leandro Arpinati.
Leandro Arpinati, ucciso nell'insurrezione partigiana del 1945, fu un grosso personaggio del regime fascista, anche se prima di aderire al movimento mussoliniano aveva militato nelle file del partito socialista, era stato un anarchico e, nella prima grande guerra, un acceso interventista. Nel 1926 la sua stella politica era allo zenith: deputato, membro del Direttorio, podestà di Bologna, oltre ad essere l'esponente numero uno del Bologna F.C.. La città di Bologna con Arpinati, ebbe il primo stadio calcistico moderno, battezzato "Littoriale". "Il Littoriale" divenne anche il secondo quotidiano sportivo d'Italia, dopo la Gazzetta dello Sport, subentrando al trisettimanale Corriere dello Sport, stampato, anch'esso, a Bologna.
Un vero "ras", dunque, in camicia nera. Ovvio che il suo potere non fosse troppo ben visto e che occorresse offuscarlo o, per lo meno, contrapporvi altre forze nel tentativo di limitarlo.
Questa fu, insieme alle altre, la molla che fece scattare, sul piano realizzativo, l'idea di ItaloFoschi, già coinvolto nella dirigenza sportiva, ma in una posizione inferiore, da serie B.


ItaloFoschi, che non era nato a Roma, ma che romano si sentiva, e che era passato al fascismo dalle camicie azzurre dei nazionalisti, desiderava che la città fosse, anche calcisticamente, non inferiore alle altre e, possibilmente, ad un gradino superiore. Nell'inverno 1926/27, in casa Foschi, in via Forlì, si cominciò a tessere la tela giallorossa, già con una trama precisa nella mente del suo ideatore, il quale, tra l'altro, era un uomo asciutto, di statura modesta, con gli occhiali "pince-nez" e l'immancabile sigaretta, Quante sigarette fumasse nessuno ricorda. Si sa, comunque, che consumava un solo cerino: per accendere la prima sigaretta al mattino. Poi, una dietro l'altra, senza soluzione di continuità. Foschi era anche molto parco nel mangiare e frugale al massimo. Bramante, uno dei primi giocatori del primo periodo giallorosso, ricorda che una volta, dopo essere stato a tavola con il primo presidente della Roma, al termine gli disse, in tono scherzoso: "Ora, vado a magnà", sottintendendo di avere ancora molto spazio da riempire nello stomaco.
ItaloFoschi fu un gerarca pulito, ed è ricordato per la sua capacità organizzativa. Ma è anche stato il primo tifoso giallorosso, oltre che primo presidente. Morì, colpito da una sincope, allo stadio, al Flaminio, nell'attimo in cui la radio comunicava che la sua Roma perdeva 2-0 a Genova, contro la Sampdoria.
Era il 20 marzo 1949. Non si era ancora concluso il periodo dell'epurazione; c'era ancora un clima di caccia alle streghe. E ai suoi funerali c'erano dodici persone. Alle riunioni per far convergere nell'alveo calcistico capitolino propugnato da Foschi tutte le società che vi presero parte parteciparono: l'On.le Ulisse Igliori, presidente dell'Alba; l'Avv. Vittorio Scialoja, presidente del Roman; il marchese Giovanni Sacchetti, presidente della FortitudoPro Roma.
Tutti nomi che si ritrovano, nell'atto della costituzione, nel primo direttivo dell'A.S. Roma.
ItaloFoschi, ormai decisa la costituzione della nuova associazione sportiva, alla quale era stato dato il nome di Roma e assegnati i colori del Roman, cioè il giallo e il rosso, e che rappresentavano i colori del gonfalone del Campidoglio, convocò anche la Lazio. Tuttavia, sapendo le ragioni della convocazione, i dirigenti della Lazio, su proposta del console GiorgioVaccaro(quando il nome svela le origini! n.d.L.), indirono un'assemblea dei soci biancocelesti, nel corso della quale venen eletto presidente il generale Ettore Varini e vice presidente il console Vaccaro (giugno 1927). La mossa fu politica: Varini e Vaccaro (uno comandante e l'altro capo di S.M. della Milizia) sfruttarono il latente dissidio fra gerarchi e milizia e ottennero di restare esclusi, non supponendo, certamente, che sarebbe nato, col loro dissenso, uno dei motivi predominanti della tifoseria romana: la divisione tra romanisti e laziali. L'operazione Foschi comunque era andata in porto.
La sede dell'A.S. Roma veniva stabilita in via Uffici del Vicario n. 35:
22 LUGLIO 1927
"Gli sportivi romani esulteranno certamente di legittima soddisfazione apprendendo che finalmente è stato raggiunto l'accordo fra tre delle massime associazioni calcistiche. Accordo raggiunto per quella tanto desiderata fusione di forze e di valori che dovrà dare al calcio romano un nuovo assetto ed una nuova forza vivificatrice. L'ormai avvenuta fusione delle tre società <>, <> e <> è quanto di più desiderabile, nell'interesse dello sport romano, potevano augurarsi le folle sportive. Al di sopra di interessi minimi di entità personale è stato posto finalmente un unico e grande interesse:
quello dello sport.
Di ciò va data ampia lode ai benemeriti dirigenti le tre Associazioni ed in principal modo ai presidenti comm. Italo Foschi, anima dell'auspicata fusione, on. Ulisse Igliori e avv. Vittorio Scialoja.

LA RIUNIONE DI IERI SERA
Ieri sera si sono riuniti i presidenti delle tre società Alba, Fortitudo e Roman nelle persone dell'on. Ulisse Igliori, del comm. Italo Foschi e dell'avv. Vittorio Scialoja, i quali riconoscendo la necessità di dotare Roma di una grande squadra di calcio, e di dare incremento a tutti gli sports atletici, hanno deciso, anche in ossequio al desiderio delle superiori gerarchie del Partito, di fondere gli Enti da loro presieduti e di costituire un nuovo organismo che prenderà il nome di
Associazione Sportiva Roma.
L'accordo è stato raggiunto con rapidità fascista e la fusione è ormai un fatto compiuto ed avrà inizio non appena cessati gli attuali impegni dei vari campionati in corso.
La nuova squadra giuocherà con la maglia dai colori di Roma, fregiata dallo scudo verde sormontato dalla lupa e dal fascio littorio.
Il campo sportivo sarà quello del Motovelodromo Appio, al quale saranno apportati notevoli miglioramenti. Il nuovo Ente disporrà anche di un campo di allenamento al Testaccio".
E' bene precisare che Massimo Izzi, studioso di storia della Roma, fa invece risalire la nascita dell'Associazione ad almeno un mese prima in quanto il Messaggero il 20 giugno del 1927 pubblicava un articolo intitolato "L'Associazione Sportiva Roma, le dichiarazioni di Italo Foschi sull'organizzazione del nuovo ente" e poiché già il 17 luglio 1927 la Roma giocava al Motovelodromo Appio contro l'UTE
(2-1 con reti di Cappa e Heger).


Ogni gruppo di soci, almeno all'inizio, continuò ad incontrare i vecchi amici nei luoghi di convegno tradizionali. Ma, opportunamente, non si mancò di rilevare che nei locali sociali non si ebbe a constatare il minimo incidente, sottolineando che fra i soci <>.

UN LAZIALE PUO' ESSERE DI TUTTO TRANNE CHE FASCISTA!

TESTI RIPORTATI DA asromaultras.it

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