Incidenti anche all'esterno dello stadio. Intervento tardivo delle forze dell'ordine
Enrico Nardecchia
L'AQUILA. Non mancano schiaffi e pugni tra tifosi (e tra tifosi e dirigenti), nel derby tanto temuto per l'ordine pubblico. Non mancano atti di vandalismo contro le autovetture in sosta. Non manca neppure un presidio di tifosi biancazzurri, all'ora di pranzo, all'imbocco della superstrada di Bazzano, a danno delle auto in transito. E non mancano nemmeno le sassaiole. In mezzo, qualche episodio grottesco come quello che vede i poliziotti bussare invano al cancello-vetrata della tribuna senza riuscire a entrare, per tentare di arginare l'invasione di campo degli ultrà.
Il faccia a faccia a bordo campo tra ultrà di opposte fazioni è solo l'episodio più eclatante. Insomma, un pomeriggio a dir poco movimentato. A sera, però, la questura promuove il suo operato e parla di «bilancio soddisfacente» nel contesto di un comunicato dove pare di leggere tutta un'altra storia.
Scontri a bordo campo. La partita è terminata da un po', e tutte e due le tifoserie sono ancora dentro. Alla seconda invasione di campo da parte dei tifosi pescaresi (non arginata in tempo in nessuno dei due casi) si scatena il putiferio. Saltano il cancello anche gli aquilani e lo scontro, a quel punto, diventa frontale. Cinghiate, schiaffi, pugni, calci. Qualcuno finisce a terra e subisce un pestaggio(AGGIUNGO IO, COME RAFFIGURATO NELLA FOTO IL TIFOSO PESTATO è IL CAPO TIFOSO AQUILANO CHE AVEVA IL MEGAFONO DURANTE LA PARTITA!). In quel momento i celerini sono sugli spalti, e quella zona è terra di nessuno. Il faccia a faccia avviene sotto gli occhi di un intero stadio. A fatica si portano sul posto le forze dell'ordine. Paradossalmente, un gruppetto di poliziotti che opera in tribuna non può accedere al campo perché il cancello resta chiuso (anche davanti ai celerini) per diversi minuti.
La mattinata. Ancora prima delle 14,30 la sfida fuori dal campo è già iniziata. Ne fanno le spese anche alcuni ignari automobilisti che si trovano a percorrere la statale 17 dalle parti di Bazzano. Lì i tifosi pescaresi scendono dai mezzi e fanno una sorta di presidio. Con le bandiere in mano, inveiscono - indisturbati - contro chiunque passi da quelle parti. Arrivati vicino allo stadio, i pescaresi lanciano fumogeni in mezzo alla gente che si trova all'esterno.
La sassaiola. Le tifoserie escono praticamente nello stesso momento dallo stadio. Per far defluire dall'impianto gli ultrà pescaresi il reparto celere deve far ricorso a una carica massiccia - ed efficace, almeno nel risultato - che avviene nel sottofondo degli applausi degli aquilani in tribuna. Una volta fuori, tra le due linee volano sassi. Caos generale in viale Panella e in viale De Gasperi, dove si trova il parcheggio degli ospiti. Il corri-corri, anche con contatti fin troppo ravvicinati, arriva fino al Torrione. Diverse macchine, alla fine, risulteranno danneggiate.
In campo. Scontri duri, durissimi. Un derby di sciabola, insomma, e non di fioretto. Con qualche nota stonata, come quella manata del portiere del Pescara Santarelli contro un barelliere intervenuto per soccorrere Antonaccio, nel convulso finale.
In tribuna. Sempre a fine gara si accende un parapiglia anche in tribuna, dalle parti dell'ingresso per la sala stampa.
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