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La Fiesole, il vero cuore di Firenze e della Fiorentina
13 Dicembre 2002 - letto 1581 volte
Vi riporto l'articolo firmato da Pippo Russo e pubblicato da Il Manifesto oggi, nel quale si parla del legame indissolubile tra la Fiorentina e i suoi tifosi, in particolare quelli della "Fiesole", il vero nodo di conessione tra la storia passata dell'Ac Fiorentina e quella attuale della Florentia:

"C'era l'Equipe Romagna, a battezzare l'esordio della neonata Florentia, lo scorso agosto. E quelli della Fiesole erano lì, stipati nella loro curva, a tifare. E poi c'erano gli odiati cugini del Pisa, pochi giorni dopo nella prima gara di Coppa Italia, coi...

loro sfottò e la perfida coreografia (una gigantesca croce bianca, uno striscione recante la scritta «AC Fiorentina 1926-2002» , e migliaia di accendini azionati a simulare i ceri di uno sterminato altare funebre). E la Fiesole tifava, indifferente alla vittoria degli avversari. Qualche giorno ancora, e ci furono anche i pratesi, gli ex provinciali staccatisi da Firenze grazie a un dinamismo socio-economico troppo spiccato per consentire al capoluogo soverchie velleità di leadership politica. Per quella gara il Prato, club ospitante per indicazione di calendario, chiese l'inversione di campo per ragioni d'incasso; e presentandosi al «Franchi» per la prima volta nella storia da squadra di categoria superiore (C1 contro C2) bucò una, due, tre volte la porta di una tenera Florentia, composta principalmente da ragazzi di quella che fu la primavera della Fiorentina. Eppure la Fiesole era sempre lì, a cantare e festeggiare, e a impazzire di gioia per il gol dell'1-3 finale siglato da Mugnaini. La Fiesole c'è stata sempre, e ovunque, in quest'interminabile medioevo viola di cui si spera almeno che la fase di «basso» sia stata superata. E è ancora lì, mentre quasi tutti gli altri pezzi di una vecchia storia sono andati persi. Ha scelto di esserci in tutti i modi possibili, persino con l'assenza. Come accadde il 30 marzo di quest'anno, quando in occasione della gara interna contro l'Inter la curva venne lasciata vuota dagli ultrà, come estremo gesto di protesta nei confronti dell'uomo che ha scavato la fossa alla Fiorentina e che, accompagnato dalla fedele cammella, gira per i talk-show a raccontare di grotteschi complotti. E a proposito: attendiamo ancora che gli autorevoli opinionisti, e quanti per iscritto o in video dissero di non capire né condividere un atto radicale come quello del 30 marzo, e sentenziarono che «il vero tifoso dovrebbe stare sempre vicino alla sua squadra», chiedano scusa a quanti patirono quel giorno e ancor più avrebbero patito in seguito. Che facciano autocritica non soltanto per avere capito nulla di ciò che stava succedendo a Firenze e alla Fiorentina; ma soprattutto per essersi impicciati, e averlo fatto con tono censorio, in una questione sentimentale. Se quel giorno la Fiesole, intesa come la somma della gente che la compone, decise di defezionare era per rimarcare che essa avrebbe continuato a esserci, mentre tutt'intorno una città disertava. Quella stessa città la cui classe dirigente non aveva saputo opporsi alla resistibile ascesa e all'irresistibile caduta di Vittorio Cecchi Gori, e salvare la Fiorentina dalla catastrofe di un magnate piccolo piccolo. Quella stessa città la cui classe media stipava la Maratona (settore tradizionalmente doroteo di ogni stadio, ma a Firenze ancor di più), e rispondeva contestando la Fiesole mentre questa contestava VCG. E non perché fosse colta da inconfessabile amore per «l'azionista di maggioranza», ma semplicemente perché «adesso basta, ché non si può mica stare sempre a contestare». E forse sarà stato solo un caso, ma proprio quello di Maratona fu il settore dello stadio che prima e più degli altri si svuotò nel corso della scorsa, interminabile stagione. Quando ci si chiede se esista un elemento di raccordo nella doppia storia della viola a Firenze, fra la vecchia AC Fiorentina e l'attuale Florentia Viola, la risposta non può che essere positiva e riguardare la curva Fiesole e gli altri segmenti del tifo organizzato (come i ragazzi del gruppo Vieusseux, rimasti a presidiare il quasi deserto della curva Marione) sparsi per lo stadio. Sono questi gruppi a costituire il collante fra i due frammenti di una vicenda che è al tempo stesso quasi secolare e di fresca inaugurazione, e a certificarne la continuità; i veri depositari dell'identità viola, gli erogatori di quell'energia emotiva e affettiva che ha tenuto in vita la Fiorentina quel tanto che bastava a renderne possibile la trasmigrazione nella Florentia. Loro furono capaci di portare 30.000 persone a sfilare contro VCG per le strade di Firenze, lo scorso 18 aprile; un successo inatteso persino dagli organizzatori. Erano dei loro anche quegli stoici 150 che il 13 dicembre dello scorso anno sfidarono la neve per un sit-in a piazza della Signoria. E sono sempre loro, quelli del tifo organizzato, che adesso si mobilitano per impedire che sciacalli d'ogni provenienza si avventino sull'eredità di simboli della vecchia Fiorentina scippandoli alla Florentia. Indiscutibilmente, la Fiesole rappresenta la continuità della storia viola a Firenze; e forse adesso è troppo facile dire che non potesse essere altrimenti. Eppure bastava guardare a alcuni sintomi, relativi alle presenze nel settore del tifo viola più caldo, per capire quale brutta china stesse prendendo la Fiorentina nell'ultimo, scellerato biennio cecchigoriano. Furono in pochi a preoccuparsi del fatto che nella campagna abbonamenti per il torneo 2000-01 fossero disponibili, per la prima volta dopo un decennio di sold out, posti in Fiesole. Ovvero, il settore per il quale, alla richiesta di abbonamento, gli impiegati della società viola rispondevano con l'invito a mettersi in lista d'attesa, aspettando che qualcuno degli abbonati passasse a miglior vita. Fu quella 2000-01 la stagione in cui si avviò la mobilitazione permanente della curva contro Cecchi Gori; provocata dalla cessione di Batistuta alla Roma, e giunta al culmine di una sequela di frustrazioni sportive e promesse presidenziali non mantenute. Una contrapposizione in cui il consenso alla linea della Fiesole, paradossalmente, cresceva di pari passo col suo isolamento, causato dalla progressiva indifferenza verso le cose viola da parte di quei settori del «Franchi» che a un certo punto avevano «contro-contestato»; e che pur arrivando a riconoscere le buone ragioni della contestazione, preferivano abbandonare piuttosto che partecipare. Sono stati due anni di solitudine, gli ultimi, per la Fiesole e gli altri gruppi del tifo organizzato. Due anni nel corso dei quali è accaduto persino che un'intera curva si vedesse rivolgere una minaccia di querela. Erano i giorni di Sconcerti, quando né la follia né l'idiozia pareva avessero un metodo. In tanti hanno dimenticato. In Fiesole, no. Molti di quelli che nel biennio del basso medioevo viola sono passati da Firenze, per buona ventura, sono spariti dalla circolazione. La Fiesole, invece, è ancora lì. Dove è sempre stata, con la sua riserva di passione, e con una volontà di cantare la propria fede calcistica tale da produrre situazioni massimamente surreali. Come durante le partite di coppa Italia dello scorso agosto, o nel corso delle gare più grigie di questo torneo di C2. Una curva che canta sempre e comunque, e che se contesta i risultati non soddisfacenti della Florentia lo fa per dire: «Meritiamo di più». Che partecipa con un'esuberanza tale da far quasi pensare che talvolta la Fiesole stia a tifare per se stessa, indifferente alle povere vicende calcistiche in corso sul terreno di gioco, in uno stupefacente rito d'ipnosi e autoperpetuazione. E forse sarà anche vero che in qualche momento l'istinto di sopravvivenza della curva come soggetto collettivo abbia potuto più della passione per l'oggetto d'amore. Ma poco importa, adesso, ragionare su questo. Perché comunque non basterà a sminuire i meriti di una curva che sopravvivendo a se stessa ha dato l'impulso decisivo per la sopravvivenza del colore viola nel calcio italiano. E perché soltanto la cattiva coscienza di quanti hanno lasciato soli la Fiesole e gli altri gruppi del tifo organizzato a combattere una battaglia che era per la dignità dell'intero calcio italiano, potrebbe adesso indurre a eccepire sul modo in cui la curva più passionale d'Italia celebri la propria fede".
Orgoglioso di essere Fiorentino, ora e sempre!
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