Juventus Campione d'Italia per la 27a volta
10 Maggio 2003 - letto 954 volte Vittoria dedicata all'avvocato Agnelli tra bandiere tricolori che sventolano ovunque. Piove a Torino. Niente di strano per questo periodo, siamo ormai abituati alle bizzarrie del tempo, ma oggi si gioca Juventus-Perugia partita che decide uno scudetto. Per i tifosi juventini è un presagio orribile. La memoria ritorna subito a tre anni fa. Il diluvio del Curi, la partita interminabile, la sconfitta meno prevedibile e più dolorosa. Ma oggi no, non può finire come nel 2000. Troppi i punti di vantaggio, troppa la voglia di festeggiare tra le mura amiche la vittoria del ventisettesimo scudetto. Troppa la voglia di dedicare all’Avvocato la vittoria, una dedica doverosa al primo tifoso bianconero scomparso proprio quest’anno. Non si può non mettere l’ennesimo sigillo sull’albo d’oro proprio quest’anno. Dal canto suo Il Perugia è deciso a non regalare nulla, anche se ha ormai poco da chiedere a questo campionato, ma l’occasione di fare lo sgambetto alla Vecchia Signora è troppo grossa. Brucia ancora la sconfitta immeritata dell’andata, fresco è il ricordo dell’incredibile vittoria dei grifoni che costò alla Juventus lo scudetto, inoltre non è proprio del carattere di Cosmi o Gaucci il ruolo della vittima sacrificale. Il clima di inizio partita è però molto rilassato, già un quarto d’ora prima del fischio d’inizio il caloroso e sincero saluto tra Lippi e Cosmi è indice che sì, la partita sarà giocata fino in fondo, ma nel nome della correttezza agonistica. Non sarà proprio così. Gli interventi duri dei giocatori umbri non mancheranno. Anche Moggi e Giraudo fanno la loro comparsa in campo per scambiare alcune battute con l’allenatore biancorosso e dai loro visi sembra trasparire solo soddisfazione e attesa per la festa finale. E’ vero che tra tre giorni ci sarà una decisiva e difficilissima sfida con una delle squadre più forti del mondo, ma oggi non ci vuole pensare nessuno, oggi è il giorno della festa. Si inizia. Tre minuti e già un brivido. Non è come l’anno scorso quando bastarono dieci minuti per affondare una spenta Udinese, stavolta il Perugia è avversario vero e lo dimostra avendo subito una chiara occasione per passare in vantaggio. All’8’ addirittura Tedesco va in gol, ma in chiaro fuorigioco. Non è comunque un buon segno, l’unica squadra in campo a giocare è il Perugia, la Juve sembra svagata, incapace di attaccare e di conquistare la vittoria. Ma la sorte è dalla sua. Innocuo cross in mezzo, ingenuità di Di Loreto, rigore, gol, vantaggio, quello che tutti davano per sicuro comincia ad essere realtà. Ma il calcio non sarebbe il gioco più bello del mondo se non fosse così pieno di colpi di scena. Pareggio del Perugia, gol dell’Inter, bastano due minuti per dover rinviare la festa. Certo la festa sarebbe solo rinviata, alla rimonta non ci crede nessuno, ma brucia non poter festeggiare oggi, nel proprio stadio. Ma a rimettere tutto a posto ci pensa Di Vaio, uno dei giocatori più discussi per le sue prestazioni non sempre al livello delle attese. Il Resto della partita è una lunga marcia di avvicinamento alla festa finale. Sulle curve il coro dei tifosi si fa assordante, ovunque sventolano bandierine tricolori, ad un quarto d’ora dalla fine parte anche la “ola”. Ma al 92’, all’ultimo minuto utile, il Perugia, che ci tiene proprio a fare da guastafeste, agguanta il pareggio. Non cambia nulla. Già al 64’ è arrivata la notizia del pareggio del Parma a San Siro e sugli spalti si è esultato come ad un gol in un derby. L’unica differenza è che al fischio finale nessuno può esultare. Bisogna aspettare la fine della partita che si gioca a Milano. E allora orecchio alle radioline, come tre anni fa fecero i laziali, ma stavolta i ruoli sono invertiti. Pochi minuti ed arriva il tripudio. Buffon, incurante della scaramanzia indossa già da parecchio la maglia che celebra il 27° scudetto, Ferrara ne indossa una più personale con un simpatico “ e so’ 7” per celebrare il settimo scudetto personale. Camoranesi e Nedved stringono tra le braccia i figli, bardati da sciarpe e maglie bianconere. Lippi riceve i complimenti della famiglia e l’abbraccio del nipotino. In curva viene srotolato un enorme striscione che riassume tanti anni di successi “Juventus padrona del mondo, non conosce la parola secondo”. Urla, cori abbracci, addirittura si vede nella panchina bianconera un personaggio curioso. E’ il super-tifoso Massimo Giletti, che vestito da giocatore, si mischia ai suoi idoli come fosse un ragazzino. In questo tripudio emerge ancora l’aplomb della Famiglia Agnelli, presente al gran completo in tribuna, che, maestra nel non ostentare e nel non esternare, regala a tutti l’ennesima lezione di classe. Fonte: DATA SPORT - datasport.it Notizie correlate Juventus
Altre notizie 29 Ottobre 2020 - Cosa significa essere ultras?
Essere ULTRAS significa essere a difesa della città, in ogni Suo aspetto e sfaccettatura.
Essere... 27 Ottobre 2020 - “Avete distrutto la pescaresità...Fuori da questa città”. Recita così uno striscione della tifoseria... 27 Ottobre 2020 - Non è un periodo semplice per la Cavese. Dopo la sconfitta contro il Monopoli per 0-1, alcuni esponenti della tifoseria si sono... 22 Ottobre 2020 - Ancora una volta siamo costretti ad alzare la voce.
Ancora una volta in questa Città è difficile investire o fare sport.... 16 Ottobre 2020 - Curva Nord Ancona comunica che, viste e considerate le nuove normative di accesso allo stadio uscite nell'ultimo decreto, ha deciso di... 15 Ottobre 2020 - Un momento non facile per l'Arezzo, che in campionato non sembra aver ancora trovato la giusta quadra: un solo punto in quattro gare e... 13 Ottobre 2020 - Nonostante la vittoria con il Potenza, alcuni ultras rossoneri hanno manifestato davanti al comune l’attuale società.... |
Stai ascoltando
![]() Onair
|