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Juve, con il Messina prezzi meno cari per riaccendere il tifo
09 Ottobre 2004 - letto 2699 volte
IL PARADOSSO DELLA SOCIETA’ BIANCONERA: HA IL MAGGIOR NUMERO DI APPASSIONATI E LO STADIO DELLE ALPI QUASI SEMPRE VUOTO

Juve, con il Messina prezzi meno cari per riaccendere il tifo

Romy Gai: «Ecco perché la nostra politica è così diversa dalle scelte di Inter e Milan. C’entra il costo dei biglietti, ma ci sono altre ragioni»

LA Juventus prima in campionato e lanciatissima in Europa è soltanto nona nella classifica degli abbonamenti relativa alle 42 società di serie A e B, con una flessione di undicimila tessere rispetto alla scorsa stagione (da 28.672 a 17.038). Per la partita di Champions League con il Maccabi di Tel Aviv, disputata il 28 settembre, i paganti sono stati 6494. Di più: in base ai dati forniti dall’Uefa sul rapporto capienza-spettatori della Champions 2003-2004 (32 squadre partecipanti), il club bianconero occupa addirittura l’ultimo posto, con un malinconico 29%, a distanze siderali da Arsenal e Manchester United (98%), Ajax (96%) e Real Madrid (77%), ma lontano anche dalle altre italiane: Milan (50%), Lazio (40%), Inter (37%). Il problema è palese, la soluzione complicata, le cause molteplici: la scomodità del «Delle Alpi», disagio geografico, vista la collocazione in una sorta di «terra di nessuno», e strutturale, per via della pista d’atletica; l’impennata del costo dei biglietti, come emerge da uno studio di Mario Faido che mette a confronto i prezzi di Inter, Juventus e Milan; la «nominalità» degli abbonamenti, tappa obbligata e «dolorosa» verso la costruzione del nuovo stadio, i cui lavori - salvo contrordini - cominceranno nell’estate del 2005. A ciò si aggiunga l’impoverimento del bacino torinese e piemontese: un rilievo, questo, smorzato dal fatto che il tifo juventino è sostanzialmente «nomade», essendo la Vecchia Signora la società con più seguito in Italia (quattordici milioni di fans censiti, fonte Nielsen). E allora? «La Stampa» ha raccolto l’appello degli appassionati e portato le loro istanze sul tavolo dei dirigenti: Romy Gai, direttore commerciale, e Marco Fassone, suo braccio destro.


Vi aspettavate un calo così brusco?
«Una flessione fisiologica, sì, rientrava nelle nostre previsioni. Non, però, a questi livelli».

Prima lamentela: biglietti troppo cari.
«In effetti, nell’80% dei settori i nostri prezzi sono più cari di quelli praticati dalle milanesi. E comunque lo erano anche in passato».

Perché?
«Il paragone non è corretto. Milan e Inter si rivolgono a utenti diversi. Nella prima gara interna di Champions League, omogenea per avversario, hanno venduto, rispettivamente, 35.000 e 17.000 mini-abbonamenti, per un totale di 52.600 e 40.000 spettatori. Noi invece, con prezzi più bassi del 25%, ci siamo fermati a 6500. Interisti e milanisti, per tacere dei romanisti, allo stadio ci vanno sempre. Gli juventini, no: scelgono. E questo, a prescindere dai prezzi».

Carenza di promozioni?
«Al contrario: ne abbiamo fatte di tutti i tipi e per tutti i gusti, scendendo persino a 5 euro. Morale: un disastro. In generale, le società utilizzano biglietti abbastanza standard (la Roma, addirittura, non alza le curve nemmeno nel derby): date le premesse, la Juve deve purtroppo compensare i ricavi molto bassi delle partite medie, adottando prezzi “continuativi” superiori a quelli di Inter e Milan».

Secondo addebito: gli abbonamenti. Più costosi anche questi...
«Al tempo. Se è vero che sono aumentati in media del 10%, è vero, altresì, che sono aumentate le partite, da 17 a 20, avendoci incluso pure il turno preliminare di Champions. Insomma: se dividiamo il costo maggiorato della tessera per il numero delle gare fruibili, in realtà è come se la spesa fosse diminuita dell’8%».

Terza protesta: la tessera non più trasferibile.
«È il cuore del problema. La Juventus mira a diventare la prima società italiana con un impianto senza barriere. Da qui la volontà di coniugare sicurezza e trasparenza, come fanno gli inglesi. E l’intenzione, soprattutto, di instaurare un nuovo rapporto fiduciario: in parole povere, vogliamo e dobbiamo sapere chi sono i nostri “clienti”».

Fuor di metafora, una schedatura vera e propria...
«Il tifoso deve entrare in questo ordine di idee: biglietto da stadio uguale biglietto aereo. Provi lei a presentarsi a un check-in con un ticket intestato a un’altra persona. Come minimo non la fanno partire: come minimo...».

Undicimila tessere in meno: avete tracciato una mappa dei disertori?
«Il 90% proviene dai club. I privati, ultràs compresi, non hanno battuto ciglio. I club, viceversa, si sono arroccati. Cosa succedeva prima? Un club richiedeva tot tessere e le distribuiva fra i suoi iscritti: in certi casi, le rivendeva addirittura. Da quest’anno, non può più farlo. Abbiamo intaccato privilegi consolidati. E sia chiaro che noi non intendiamo schedare nessuno: il progetto, più semplicemente, verte sulla creazione di un archivio a esclusivo beneficio dei tifosi, considerando, a maggior ragione, le difficoltà a cui andranno incontro il prossimo campionato, con il Delle Alpi sventrato dalle ruspe e la capienza ridotta della metà. I rapporti con i club sono stati affidati a Michelangelo Rampulla: gode dell’assoluto appoggio dei vertici e sta svolgendo al meglio il sottile, e complicato, lavoro di cucitura».

Quarta lagnanza: abbonarsi alla Juve è diventata una caccia al tesoro.
«In effetti, a giugno, quando la corsia preferenziale era Internet, ricevemmo alcune proteste. Dal momento che aveva scoraggiato gli anziani e non tutti sanno maneggiarlo, siamo corsi ai ripari: 1) apertura di un botteghino specifico al Delle Alpi; 2) lancio di un call center telefonico per snellire il traffico e fornire ogni genere di aiuto pratico; 3) possibilità di abbonarsi anche via fax. Tutto si potrà dire, tranne che siamo rimasti insensibili al grido di dolore dei nostri fans. Detto ciò, la campagna abbonamenti si chiuderà, ufficialmente, il 16 ottobre, in occasione dell’anticipo con il Messina».

Però 25 euro per una curva restano un’enormità.
«Le abbiamo alzate “solo” di cinque, cercando in ogni modo di incentivare gli abbonamenti. Pagine e pagine di pubblicità: ci siamo mossi alla luce del sole».

Il torinese sarà pure pigro, ma non è fesso...
«Il 50% dei nostri tifosi proviene da fuori regione: dalla Lombardia, dalla Romagna... La singolarità statistica è che, negli ultimi quindici anni, ci eravamo attestati sulle 42 mila presenze (abbonati più paganti). Da un paio di stagioni, in compenso, siamo in caduta libera».

Voce di popolo: colpa dei prezzi e dell’invasione televisiva...
«La pay tv ha indubbiamente contribuito a cambiare le abitudini del suiveur, annacquandone l’ardore migratorio. Quanto ai prezzi, non c’è correlazione diretta. Il nostro record d’incasso risale a Juve-Real, semifinale di Champions League 2002-2003 (3.369.980 euro, 60.253 paganti), quando una curva costava 40 euro. Per Juve-Maccabi, con le curve a 15 euro e la stessa Uefa perplessa per un simile ribasso, non siamo arrivati a settemila presenti: e duemila, o quasi, erano israeliani».

Con l’aria che tira, uno stadio da 40.000 rischia di essere persino esagerato.
«Nell’ultimo campionato, su 17 partite casalinghe, e a fronte di 28.672 abbonati, abbiamo sforato il muro dei 35.000 soltanto in tre partite di “fascia A”: con la Roma (43.295), con l’Inter (53.883), con il Milan (52.300). Più una volta in Coppa Italia, nella finale bis con la Lazio, curve a 10 euro e sconto del 50% per gli abbonati: 38.849».

Quali partite considerate di «fascia A»?
«Cinque: quelle con Inter, Milan, Roma, Lazio e Fiorentina». Di «fascia B», tutte le altre».

Resta l’ipotesi, imbarazzante, che la Juve casalinga continui a giocare in «campo neutro». E non solo per l’indolenza dei tifosi cittadini o regionali. Cosa intendete fare?
«Nello spirito di un confronto leale e costruttivo, visto che la Juve non volterà mai le spalle alla sua gente, facciamo nostre le lamentele raccolte da “La Stampa”. Subito. Con il Messina, anticipo serale del 16 ottobre, la prima in classifica contro la seconda, adotteremo prezzi “milanesi”: curve da 25 a 15 euro, settore Est 2° da 60 a 45 e così via. Non solo: se la risposta sarà lusinghiera - e per lusinghiera intendiamo un’affluenza di almeno 20.000 paganti - manterremo gli stessi prezzi per tutte le altre sfide di fascia B (undici, dopo Atalanta, Palermo e, appunto, Messina). L’abbonato, naturalmente, non ci perderà nulla. Eravamo convinti che l’ultimo mercato e l’attuale rendimento giustificassero, comunque, una risposta più concreta e affettuosa. Ci sbagliavamo. La palla, adesso, passa ai tifosi».

Cos’è: una speranza, una minaccia o un ricatto?
«Una verifica. Noi, ne avevamo bisogno. Loro, se la meritano».
Fonte: La Stampa
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