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IL TIFO-REPORT DI FERMANA - ASCOLI
08 Aprile 2001 - letto 742 volte
In grande spolvero oggi la tifoseria bianconera per l'incontro con i "cuginastri" fermani.
Un incontro sentito più per i tre punti in palio che per la squadra avversaria.
E' infatti risaputo che il "vero" derby per i bianconeri era e rimane quello con la sambenedettese.
Però c'è un nutrito gruppo di Picchiomaniaci, abitanti nelle vicinanze di Fermo, che non può non sentirsi coinvolto anche per motivi campanilistici per cui sentono moltissimo queste partite.
Dicevamo grande spolvero. Ed in effetti sono stati circa 2500 i tifosi al seguito che hanno saturato il settore ospiti riempiendo di striscioni le vetrate di separazione e colorando di bianconero tutta la "curva mare" del Recchioni con tantissime bandiere a due aste e sciarpate continue.
Ma parliamo prima dei canarini.
Molto numerosi, rispetto agli altri anni, i sostenitori locali.
La loro coreografia iniziale, che consisteva nell'indossare casacche gialle o blù così da colorare a scacchi il loro settore, è parzialmente riuscita per un non perfetto allineamento.
Comunque nulla di speciale, avevamo visto uguale, anzi meglio per la megabandiera e il 1979 formato da strisce quando eravamo andati dai nostri amici pesaresi.
Invece ben riuscita e apprezzabile la seconda parte, quando in campo giallo hanno formato, in blù, le lettere F e M, probabile futura targa automobilistica della nascente provincia fermana. In effetti la rivalità con Ascoli e gli ascolani è molto sentita dai canarini, campanilismo e politica la fanno da padrone anche in questioni sportive.
E pensare che solo fino a qualche anno fa da Fermo partivano ogni domenica due o tre pulman per seguire l'Ascoli al Del Duca.
Ma altri tempi, appartenenti all'era Rozzi e oramai tramontati anche per il venire alla ribalta della locale squadra.
Il pubblico ascolano, se escludiamo la frangia dei limitrofi (P. S. Giorgio, Monturano ecc..) ben rappresentata ed accanita, ha mostrato indifferenza per la maggior parte del tempo, limitandosi, saltuariamente, a rispondere a certi cori.
Per esempio, all'inizio, la curva mare ha voltato completamente le spalle ai canarini cantando "indifferenza, ci vuole indifferenza" e poi un coro di sfottò proprio sull'argomento politico e cioè "noi siamo l'Ascoli, voi siete Ascoli" inteso come "siete ancora sotto di noi". A parte questo, non si sono sentiti molto i cori canarini in quanto i picchiomaniaci erano immersi nel frastuono del proprio tifo.
In una pausa s'è sentito, ed anch'esso è apprezzabile per come è riuscito, il loro "ve pijemo a moccicò".
I tifosi ascolani, dicevamo, si sono sgolati nel sostenere la propria squadra, anche quando la fermana ha raggiunto immediatamente il pareggio dopo il goal di Monticciolo.
Ed hanno continuato, pur vedendo l'Ascoli giocare male, fino al loro secondo goal quando si è scatenata la contestazione verso la squadra.
Nel mentre i canarini esultavano e, compatti, cantavano i loro cori, gli ascolani si sono disuniti in urla e bestemmie verso i giocatori. Ed è qui che si lascia lo sport per passare alla cronaca.
Già prima dell'inizio un volontario della croce verde era stato costretto a ricorrere ai soccorsi probabilmente per un sasso in testa.
C'erano stati degli scontri con la polizia quando due o trecento ascolani avevano forzato le porte per entrare senza biglietto, alcuni poliziotti contusi ed un ascolano soccorso per una manganellata ricevuta alle spalle in quel frangente.
Un tifoso ascolano e, al loro goal, un tifoso fermano, porteranno per sempre il ricordo della partita poiché, rimanendo agganciati alle punte delle vetrate antisfondamento con l'anello, hanno purtroppo dovuto subire l'amputazione del dito.
Al fischio finale una trentina di ascolani ha invaso il campo per raggiungere la squadra. Qualcuno c'è riuscito e, sembra, ha schiaffeggiato un nostro giocatore.
Altri hanno cercato il contatto con la tribuna laterale fermana ma sono stati respinti dalla polizia. Diverse vetrate antisfondamento sono andate distrutte insieme a parte dei palchi in metallo che formavano la gradinata.
All'esterno vi sono state scene da guerriglia urbana. Diversi ascolani hanno rovesciato fioriere, rotto vetri con i sassi, cercato di assalire la gente sui balconi lungo il percorso verso il parcheggio (bisogna dire che qualcuno, con sfottò e risate in faccia, se l'è cercata), incendiato bidoni dell'immondizia.
Diversi ascolani, ancora, hanno cercato di forzare il blocco per andare verso i fermani visto che questi non si facevano vedere.
E lì ci sono stati gli scontri più accesi con la polizia con feriti e contusi.
Il peggio s'è avuto quando l'elicottero è sceso basso sollevando polvere e pietre e facendo imbestialire anche chi, fino ad allora, era rimasto calmo. In questa occasione, è presumibile, vi sono stati i danni al centro di atletica leggera vicino al parcheggio.
la rabbia degli ascolani era rivolta verso la propria squadra e in tanti sono rimasti fuori dal recchioni per aspettarli mentre altri ancora si sono appostati ai caselli autostradali e, in circa duecento, davanti al Del Duca ad attenderli.
i giocatori, avvertiti, non si sono fatti vedere e l'assembramento si è sciolto verso mezzanotte.
un seguito c'è stato il lunedì mattina davanti alla sede della società e il martedì all'allenamento. Qui circa 400 tifosi, incuranti della pioggia, si sono assiepati per insultare diversi giocatori, rei di "non averci messo l'anima". Ad un certo punto c'è stato un colloquio con diversi giocatori, sempre separati dalle sbarre, e sono volate parole irripetibili.
Il Mister Simonelli, ad un certo punto, è andato in mezzo ai tifosi, accettando il dialogo senza protezione della digos (sempre presente) e contribuendo a calmare gli animi più accesi.
La conclusione è stata la "fiducia in bianco" che gli ascolani danno alla propria squadra, coscienti che non è il momento di distruggere ma di serrarci a coorte. Però il messaggio è stato che la pazienza è agli sgoccioli, tocca alla squadra far vedere che tiene alla maglia così come i tifosi hanno sempre dimostrato.
I tifosi sosterranno come sempre i colori, ma i giocatori sanno che sono sotto osservazione speciale. Non è più tempo d'errori.
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