Giornata mesta quella di oggi al Del Duca, i noti fatti di Manhattan hanno segnato fortemente, anche se può apparire strano, il tifo ascolano. La partita è iniziata, come tutti sanno, con 15 minuti di ritardo e preceduta da un minuto di silenzio per commemorare le vittime della tragedia americana.
Il Settembre aveva già passato la voce che fino al termine del minuto di raccoglimento non vi sarebbero stati cori, neanche in risposta ad eventuali provocazioni dei tifosi del Chieti.
Gli striscioni, se pur appesi, erano stati tirati su in modo da non renderli visibili.
Nel silenzio si sono potute udire benissimo le formazioni e solo un applauso di tutta la parte bianconera dello stadio ha accolto l'ingresso delle squadre in campo.
Diverso l'atteggiamento degli ospiti, hanno approfittato del momento per farsi sentire non comprendendo i motivi del silenzio.
Forse hanno pensato di trovarsi di fronte un pubblico "borghese" visto che con un coro ci hanno paragonato al Pescara (é nota la loro rivalità).
Circa 6-700, posizionati al centro della Nord con vari striscioni e bandiere. Si sono sentiti a tratti nei momenti in cui la Sud taceva.
Il pubblico ascolano ha rispettato le consegne, silenzio e poi un applauso per l'intero minuto di raccoglimento mentre le squadre si raccoglievano in cerchio, al centro del campo, tenendosi per mano.
Al vero inizio della partita si è tornati quelli di sempre, giù gli striscioni e un primo coro ("la gente vuol sapere") per far capire ai tifosi del Chieti quanto si fossero sbagliati.
Poi c'è stata la solita ordinaria amministrazione, però si vedeva che c'era una scarsa voglia di cantare, puntando più sui battimani ritmati che sui cori.
Non è retorica affermare, e siamo noi i primi a sorprendercene, che un velo di tristezza permeava l'atmosfera.
Tristezza spezzata dal goal bianconero e spazzata via, al termine dalla rabbia per alcune decisioni arbitrali non condivise.
Qui tutta la Sud si è fatta sentire notevolmente, così come si è fatta sentire per ricambiare la cortesia agli avversari paragonando ora loro ai pescaresi e poi per accogliere i nostri giocatori che, dopo aver fatto la scivolata verso le due tribune, sono venuti sotto la Sud a festeggiare con noi questa vittoria.
Strano ma vero, alla notizia della vittoria della Fermana sul Sora c'è stato un boato d'esultanza . Nessun amore scoppiato per i cuginastri, ma solo la gioia per il primato in classifica. La passione calcistica fa fare anche questo.
Soddisfazione per la vittoria, un pò meno per il gioco, poca voglia di commentare.
Così sono usciti gli ascolani dallo stadio, riavvolti nella tristezza di cui parlavamo sopra. Forse è solo una sensazione soggettiva, condivisa da pochi, ma la vittoria di oggi non è bastata a cancellare l'amaro in bocca.
Calcio e politica dovrebbero essere due mondi distinti, ma crediamo sia impossibile per l'animo umano rimanere insensibili a certe cose.
Oggi, più che il primato in classifica raggiunto, verrà ricordato come il giorno in cui il calcio si è fermato, anche se per poco, di fronte alla barbarie.
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