IL TIFO-REPORT DEL DERBY ASCOLI-FERMANA (19.11.00)
24 Novembre 2000 - letto 602 volte
C'era attesa oggi al Del Duca, un'attesa palpabile in tutta la tifoseria non per l'avversaria, che pur era la Fermana e rappresentava quindi un derby, non per l'Ascoli che pur era attesa dopo i 15 giorni avuti per assimilare gli schemi del nuovo mister, non per il risultato, che pur rappresentava, con i suoi tre punti, la necessaria condizione per portare avanti il sogno neanche tanto inespresso di un campionato al vertice. No, l'attesa era per la Sud stessa.
Dopo le note incomprensioni tra nuova e vecchia guardia di qualche settimana fa, dopo le molteplici riunioni ed i molteplici contatti dei giorni scorsi, c'era attesa per conoscere il futuro del Settembre, della Sud e di tutta la tifoseria in genere. Si era di fronte ad un bivio, da una parte un riunirsi sotto le ali del nostro Picchio, dall'altra una secessione quantomai dolorosa. Ha vinto il buonsenso e la passione per i nostri colori.
Sotto una pioggia battente che dal giorno prima infradiciava il campo e gli spalti, i picchiomaniaci sono affluiti numerosi, snobbando in massima parte la copertura dell'anello inferiore per posizionarsi sopra, ai soliti posti di combattimento, utilizzando ombrelli e, in gran numero al centro della curva, snobbando addirittura questi per essere più liberi di urlare il proprio amore per l'Ascoli.
Pian piano la curva sìè riempita ma ancora non si intonavano cori se non qualche sporadica risposta agli insulti dei circa 700 canarini che al 99% avevano preferito l'anello inferiore.
A cinque minuti dall'inizio s'è udita una voce, grazie anche alla fonica utilizzata, che diceva: "ok ragazzi, è ora di cominciare"......e non c'è stata più fine.
Al centro, sulla balaustra, vecchi e nuovi, uniti, hanno iniziato a ritmare le nostre canzoni. Pace era fatta, la Sud era tornata quella di una volta, tutti insieme, fino a rimanere senza voce, alla faccia di chi ci vuol male.
Un encomio particolare sento possa andare a "Farna", che veramente è stato la nostra anima oggi, non smettendo nemmeno per un minuto di incitare chi, ai lati, evitava di cantare. Iniziando i cori e riprendendoli, variandoli e indirizzandoli coadiuvato da tutti, vecchi e nuovi. Con una coreografia formata principalmente da fiaccole, visto l'andamento atmosferico, la Sud ha cantato per 100 minuti, da cinque minuti prima a cinque minuti dopo, con il breve intervallo tra i due tempi. E non c'è stata storia, checchè ne possano dire i nostri avversari, loro si sono sentiti ben poco in Sud visto che cantavamo continuamente; e dopo il nostro goal sono ammutoliti perdendosi nell'apoteosi di una curva che finalmente aveva ritrovato la propria dimensione naturale. E che festa quando alla fine i nostri beniamini sono venuti sotto la curva, saltando con noi, per festeggiare una giornata che attendevamo da un mare di tempo. La squadrà c'è ed è un tutt'uno con la tifoseria ritrovatasi. Certo non son tutte rose, ancora c'è chi viene senza sentirsi di cantare costantemente, ma imparerà, o meglio ricorderà, cosa vuol dire essere della Sud.
Occorre fare una precisazione, il coro finale, dopo il 90mo "chi non salta è anconetano", non aveva nessun valore di richiamo verso i dorici, era solo un modo per far capire ai canarini di fronte che "non li consideravamo proprio".
Non c'è mai stata amicizia tra di noi, anzi forse è peggio che con l'Ancona perchè non possiamo dimenticare che buona parte di quelli che ci insultano oggi erano, nei tempi d'oro, con noi al Del Duca sotto i nostri stessi colori. Onore a chi è tifoso vero, ma a chi ha cambiato bandiera solo disprezzo o meglio, ancora una differenziazione, disprezzo per coloro che ci insultano e comprensione per chi, dopo aver tifato per anni Ascoli, ha optato per la squadra della propria città, ma non rinnega il passato.
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