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Il gip rinvia a giudizio sette tifosi del Pescara
10 Dicembre 2002 - letto 3747 volte
PESCARA. Filmati, referti medici e informative di Digos e carabinieri costringeranno 7 ultrà biancazzurri a difendersi in tribunale per i disordini seguiti alla partita Pescara-Crotone del 14 gennaio 2001. Il gip Camillo Romandini ha disposto ieri il decreto di rinvio a giudizio, su richiesta del pm Giuseppe Bellelli. L'udienza davanti al giudice De Santis è fissata per il 6 marzo prossimo.
Costeranno cari a un gruppo di tifosi del Pescara calcio le violenze, le minacce e gli insulti rivolti alle forze dell'ordine, con lancio di oggetti dalla curva nord e sassaiola fuori dallo stadio Adriatico. Assistite dagli avvocati Provenzano, Di Benedetto, De Virgiliis e Tatozzi, le persone chiamate al banco degli imputati sono Marco Maurizio Di Marco, 47 anni, di Pescara; Felice Fusco, 32, di Cepagatti, Carlo D'Angelo, di 41, originario di Caporciano (L'Aquila) residente a Pescara; Giulio Legnettini, 30, di Pescara; Karim Bevilacqua, 22, nato a Ortona, residente a Montesilvano; Eugenio Angelone, 25, di Cagliari, abitante a Pescara e Nicola D'Angelo, 34, di Casalbordino, residente a Miglianico.
I sette sono accusati a vario titolo, in concorso, con l'aggravante dei futili motivi, di lancio di oggetti pericolosi, resistenza a pubblico ufficiale e violazioni alla legge numero 401 del 1989, che inibisce l'ingresso allo stadio durante le partite ai tifosi precedentemente segnalati in questura. Ques'ultima contestazione, in realtà, riguarda uno solo degli imputati, Marco Maurizio Di Marco, sul cui conto pendono le ipotesi di reato più gravi.
Secondo la ricostruzione dei fatti prodotta dalla pubblica accusa, i sette ultrà, assieme a numerose altre persone non identificate, appartenenti a frange violente della tifoseria biancazzurra, si sarebbero resi responsabili dei gravissimi disordini che scoppiarono alla fine dell'incontro casalingo del Pescara con il Crotone del campionato di serie B. In particolare, i sette sono accusati di aver partecipato a scontri con i militari dell'Arma sulle gradinate della curva nord e, dopo la conclusione della partita, di essere stati protagonisti di una sassaiola, nelle zone adiacenti allo stadio Adriatico, all'indirizzo delle forze di polizia che erano impegnate nel mantenimento dell'ordine pubblico. Sempre secondo la tesi accusatoria, a inchiodare i tifosi, ci sono i filmati fotografici e in cassetta Vhs relativi agli incidenti.
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