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Il cancro di Napoli
09 Dicembre 2006 - letto 2716 volte
Vittorio De Sica, regista tra i più grandi del cinema italiano, diresse un film capolavoro, intitolato “L’oro di Napoli”. In cinque episodi venivano messi in luce le straordinarie doti umanitarie del popolo partenopeo, appena uscito dalle miserie della guerra ma storicamente abituato a sopportare con geniale rassegnazione le angherie di ogni tipo di tirannia. Doti che sono tuttora tra le virtù naturali del napoletano e di cui noi andiamo fieri nel mondo quando diciamo di essere di Napoli.
Ieri, al San Paolo, in occasione di Napoli – Frosinone (il parallelismo mi è venuto in mente perché il maestro De Sica era di Sora, in provincia di Frosinone appunto), è andata in scena un’altra rappresentazione di Napoli, di cui, purtroppo, non c’è da essere affatto orgogliosi e che, al contrario, pesa sulla nostra nomea come un terribile macigno: abbiamo assistito a “Il cancro di Napoli”.
Prologo. Nelle precedenti giornate di campionato la società ha pagato multe per un totale di 181mila euro per responsabilità oggettiva a causa dello scoppio di petardi. Per la stessa norma il Napoli è diffidato, cioè che alla prossima infrazione verrà sanzionato. Inoltre a Pescara ci sono stati incidenti ed un tifoso del Napoli è in coma farmacologico per le lesioni riportate. Matarrese, presidente di Lega, avverte che ci sarà tolleranza zero nei confronti di episodi analoghi e che gli organi federali vigileranno affinchè le norme siano rispettate.
Veniamo alla partita. I tifosi partenopei sono tra quelli che, sentendosi spesso qualificati come il dodicesimo giocatore, non sanno essere semplicemente spettatori, ma devono ergersi ad attori; in alcuni casi persino a protagonisti. All’inizio vengono esposti striscioni che ricordano il ragazzo vittima degli scontri di Pescara; poi si evita di tifare, lasciando agli sparuti tifosi ciociari l’opportunità di far sentire il proprio incitamento nel catino silenzioso. Infine, un gruppuscolo di banditi decide di guastare la festa a tutti.
Anzitutto è sbagliato affibbiare la qualifica di tifoso a queste persone: si tratta di delinquenti che approfittano di un evento sportivo per mettere in atto un piano criminoso estorsivo basato sul ricatto. Le cose sono andate così. Dopo aver preparato il terreno negativo nelle giornate precedenti con scontri, esplosione di petardi (nonostante sia una tradizione tutta napoletana, sono proibiti all’interno dello stadio!) e lanci di oggetti in campo, il gruppo di delinquenti si apposta nel settore tra distinti e curva A. Sono una trentina, di cui la metà spalleggiatori e pali. E’ da quel settore che fanno esplodere i petardi nel primo tempo, ottenendo l’interruzione della partita. Qualche tifoso si ribella ma viene malmenato. Nell’intervallo si spostano dalla parte opposta, tra distinti e curva B. Aspettano il momento opportuno per riprendere con una serie di esplosioni ravvicinate, anche a gioco ormai fermo. Poi scappano. Non si sa se le forze dell’ordine ne prendono qualcuno, oppure se le telecamere di sicurezze riescono ad individuarli. Ma il danno è ormai fatto.
Conclusione. La conseguenza immediata è che il Napoli perde concentrazione, incassa il gol e per fortuna rimedia il pareggio, conservando il primato. Ben più grave, ahinòi, saranno le conseguenze disciplinari che arriveranno la prossima settimana. La squalifica del campo è certa, bisogna solo sperare che sia una giornata e non di più. Ma la cosa peggiore, secondo me, è che tutto ciò rappresenta un segnale chiaro: nessuno sconto verrà fatto a De Laurentiis il quale, se vorrà operare e fare business a Napoli, dovrà sottomettersi al sistema che qui prevale: quello camorristico.
Altro che costruzione del nuovo stadio. Altro che centro multifunzionale. Altro che serie A. Se io fossi il presidente, metterei in vendita i giocatori di maggior valore, mi riprenderei i soldi investiti e lascerei che il Napoli ritorni lì dove era stata presa: nell’inferno. In quello stesso inferno in cui “il cancro di Napoli”, subìto da una tifoseria impotente e in parte anche complice, non estirpato dalle forze dell’ordine per mancanza di volontà, non certo di mezzi tecnologici, costringerà a sprofondare il calcio napoletano. Così come è avvenuto per il resto della città.

Autore: Bongo
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