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I tifosi dell’Udinese: così il calcio non è più festa
05 Settembre 2007 - letto 2809 volte
Domenica impedito l’ingresso a uno striscione di carta per ricordare l’ex direttore Marino: «Bentornato Pierpaolo» non ha passato i controlli

L’applicazione delle nuove norme ha spento il Friuli
«I club devono farsi sentire, i prefetti valutare la realtà locale»

«Ridateci la libertà di espressione». Le barriere prefiltraggio, i tornelli, l’impossibilità di introdurre all’interno dello stadio striscioni, coreografie o altri vessilli non preventivamente autorizzati, stanno togliendo il colore e l’anima allo stadio Friuli. E i tifosi bianconeri osservano impotenti la metamorfosi di uno spazio dedicato allo sport in un “bunker” dove, nel rispetto di un decreto, anche il saluto all’ex di turno può essere vietato per motivi di sicurezza. Molto amareggiato dalla situazione è il presidente uscente dell’Associazione Udinese club Candido Odorico: «Per commentare quanto sta accadendo si deve entrare giustamente in polemica con chi ha fatto delle regole ridicole e prive di ogni buon senso. Come dico da tempo, per colpa del tre per mille di tifosi violenti, viene penalizzato il restante 99,7 per cento».
Domenica scorsa, per esempio, oltre allo striscione – regolarmente autorizzato – esposto in curva Nord in omaggio all’ex dg «Pierpaolo Marino: grande direttore, grande uomo», ne era stato preparato uno anche dall’Auc («Bentornato Pierpaolo)», che per motivi burocratici è stato bloccato all’ingresso. «Anche per uno striscione di carta di questo tipo è necessaria una trafila infinita. Non viene più voglia di fare niente – ha ammesso sconsolato Odorico –. Tutto ciò porta soltanto a far perdere la voglia alla gente di andare allo stadio. La nostra buona condotta, partecipazione e collaborazione con le forze dell’ordine non è stata presa minimamente in considerazione».
A questo punto Odorico chiama in causa i prefetti. «Sono loro i delegati del Governo in loco e dovrebbero avere la possibilità di decidere come comportarsi in ogni città in base al tipo di pubblico presente. Nella curva Sud domenica, i tifosi del Napoli hanno ripetutamente acceso dei fumogeni senza che nessuno intervenisse: cosa dovremmo fare in funzione di questo?». E’ un interrogativo che si sono posti in molti. La sensazione avvertita dai sostenitori friulani è che all’interno dello stesso stadio vigano leggi differenti.
Anche il neo-eletto presidente dell’Auc Michele De Sabata sottolinea l’inadeguatezza delle norme introdotte dal decreto Amato: «Come ho già detto alla Questura, se il Centro di permanenza temporanea (Cpt) di Gradisca non va bene, dal momento che viene considerato una sorta di lager, perché dovrebbe essere accettabile uno stadio-bunker? I tifosi friulani hanno dimostrato nel corso degli anni di non aver bisogno di barriere o altri deterrenti». De Sabata chiama in causa il Governo e il presidente della Lega Calcio Antonio Matarrese. «La soluzione è creare un movimento d’opinione che può anche partire dal basso, ovvero da noi tifosi, ma che dovrebbe essere portato avanti dai presidenti delle società. Con il decreto Amato si è colpita la parte più sana del calcio, basti pensare ai problemi attuali per portare i bambini allo stadio. E’ diventato tutto più complicato. Purtroppo dopo la morte di Raciti non è successo nulla per migliorare le cose. Si sta semplicemente facendo il gioco delle televisioni, che pagano fior di quattrini le società e amministrano il calcio, allontanando la gente allo stadio. Esiste una Lega e il suo presidente dovrebbe essere il primo a proporre leggi al Governo, invece di subire passivamente senza cogliere la gravità di quanto sta accadendo».
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