I media, il saluto romano e le paure della sinistra
10 Gennaio 2005 - letto 2055 volte In molti, in questi giorni, hanno commentato il saluto fascista del laziale di Di Canio alla sua curva, dopo il gol alla Roma. Se ne sono sottolineati aspetti diversi, ma non la sostanza. Al di là di ogni giusta condanna, quello è stato un gesto dappartenenza. Che ha marcato unidentità politica e culturale. Tanto più forte, perché pubblico. Tanto più bruciante, perché contro. Contro gli avversari calcistici e contro quelli politici, cioè la sinistra. Le idee del calciatore si conoscevano già prima, ma lesibizione simbolica del saluto romano dopo il gol è stato uno scatto mediatico di grande portata. Certo, Di Canio pagherà un prezzo. Ammonizione, multe, forse una denuncia. Ma lidentificazione con il simbolo è stata totale. E infatti le lodi, dalla sua parte, si sprecano. Il Foglio gli fa un peana: Qui siamo alla svolta del calcio, allarrivo del profeta. Sarà pure coatto, fascista, con la Ferrari blu e la fissazione per i samurai. Di Canio indica la luce, si solleva dalla retorica per incarnare uneffettiva diversità e noi laziali generosamente la condividiamo: bisogna ricominciare a crederci senza vergogna. Duri e puri . Naturalmente, speriamo che lassociazione tra gol e saluto fascista non cominci a farsi strada. Il rimedio ci sarebbe: un altro calciatore di idee opposte ( che so, Lucarelli del Livorno, o Zampagna del Messina, o Xavier Zanetti, che però è un terzino e non segna molto ) potrebbe fare il contrario: dopo aver segnato un gol, via con un bel pugno chiuso a salutare i tifosi. Magari cantando anche lInternazionale ( consigliata a Zanetti ) o Bella ciao ( più indicata per Vieri, vista la vicenda con la Canalis ). Ora, questo riguarda il calcio. I laziali e i romanisti in primis e poi tutti gli altri tifosi. Ma forse non solo loro. Riguarda la passione, le idee e lideologia che ognuno ci mette nel lavoro che fa. E la coerenza tra la persona, le sue idee e il suo comportamento. E questo è un discorso politico. Perché si è cominciato con lespellere lideologia, e si è finito con lescludere anche le idee. Non solo politiche, ma anche e soprattutto sociali e culturali. E questo è un male, superiore alla pur solenne cazzata di fare un saluto romano dentro uno stadio. Perchè intanto, fuori dagli stadi, ci sono cose più importanti del calcio che richiedono una presa di posizione netta e chiara da parte di chi fa comunicazione. Professionisti che - come Di Canio - hanno un pubblico al quale rispondere. O almeno, interloquire. E ai quali vorremmo chiedere coerenza tra le idee, soprattutto se registrate alla SIAE, e il comportamento sociale. Su questo sito Zap Mangusta ha scritto un articolo ,Lesercito degli invisibili che manca alla sinistra, che era un invito per la gente di spettacolo. Schieratevi, diceva. Noi ricordiamo che Bruce Springsteen, negli USA, ha raccolto un bel po di stelle del rock sotto la bandiera di un voto per cambiare . Negli States molte rockstar, divi del cinema e showmen popolari grazie alla TV si sono esibiti gratis per Kerry. Bene, e qui a Berluscolandia ? Cè qualcosa che le rockstar nostrane possono fare ? O dobbiamo pensare che siano ribelli e coraggiosi solo quando sono in tour per lanciare lultimo disco ? Fonte: megachip.info Notizie correlate Roma
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