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Guerriglia dopo Verona - Livorno
16 Settembre 2002 - letto 2512 volte
Allo Stadio un bollettino di guerra.
Gli incidenti di sabato sera.
È TORNATA LA VIOLENZA
Non riuscendo a raggiungere i livornesi, gli ultras gialloblù si sono scatenati nella guerriglia con le forze dell’ordine.
Quattordici tifosi arrestati e due denunciati, un carabiniere ferito, poliziotti contusi.

di Elena Cardinali
Quattordici tifosi veronesi arrestati, altri due denunciati in stato di libertà, cinque contusi tra i poliziotti, un paio di furgoni della Celere semidistrutti e un numero imprecisato di danni. È il bilancio, neppure definitivo, dell’avvio di campionato al Bentegodi dove l’altra sera si è disputato il primo incontro della stagione, quello tra l’Hellas Verona e il Livorno, terminato con la vittoria della squadra ospite. Finita la partita, fuori dello stadio, dov’era schierato un massiccio servizio di sicurezza, è scoppiata la guerriglia.
Tutto pare sia cominciato con il lancio di una bottiglia di birra, genere che era stato proibito con un’ordinanza del sindaco, che vietava la vendita e il consumo di alcolici a partire dalle 18.30, nonché il possesso di bottiglie di vetro e lattine, che molti tifosi si sono comunque portati da casa. È stato come gettare un fiammifero in un pagliaio. In breve è divampato un incendio, o meglio, una serie di cariche durante le quali sono volati lacrimogeni, bottiglie e oggetti vari, scene che intorno al Bentegodi non si vedevano più da parecchio tempo.
Secondo quanto riferito ieri dalla questura, polizia e carabinieri hanno dovuto arginare una serie di ripetuti attacchi di alcuni gruppi della tifoseria gialloblù che avrebbero cercato di andare a colpire il sorvegliatissimo corteo dei livornesi scortato dalle forze dell’ordine verso la stazione e i parcheggi. Il fitto cordone di poliziotti e carabinieri organizzato proprio per evitare i contatti tra le due opposte tifoserie ha tenuto bene ma non ha impedito lo scoppio di tafferugli e atti di violenza di cui hanno fatto le spese sia alcuni mezzi della polizia che gli arredi pubblici intorno allo stadio.
Le schegge di una bomba carta hanno ferito in modo non grave un giovane carabiniere appartenente al Battaglione di Mestre chiamato in supporto alle forze di polizia locali per l’ordine pubblico. Con lui sono rimasti infortunati altri tre militari e un ispettore della Digos. Di certo qualche ferito c’è stato anche tra i tifosi coinvolti nella baraonda che si è scatenata nel dopo partita ma un bilancio definitivo degli infortunati sarà possibile probabilmente solo entro oggi, anche perché in molti hanno preferito evitare di presentarsi al pronto soccorso per evitare di essere in qualche modo identificati.
Questa mattina il questore Armando Zingales, dopo aver partecipato alla riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza in prefettura, terrà una conferenza stampa in questura per fornire ulteriori particolari in merito agli incidenti del dopo partita dell’altra sera. È stata comunque confermata la notizia dell’arresto di quattordici veronesi, undici dei quali ammanettati dalla polizia, che dovranno rispondere a vario titolo ad accuse che vanno dalla resistenza alla violenza su pubblico ufficiale, alle lesioni e al danneggiamento aggravato nonché alla violazione della normativa sui reati commessi durante le manifestazioni sportive.
Tutti gli indagati, dopo le procedure di identificazione che si sono prolungate fino a notte inoltrata, sono stati smistati tra le camere di sicurezza della questura, dell’Arma e il carcere di Montorio. Questa mattina, salvo ulteriori decisioni del magistrato di turno, potrebbero già svolgersi le udienze di convalida degli arresti e forse anche i procedimenti per direttissima in tribunale. Una storia che non mancherà di alimentare polemiche e scambi di accuse sulle responsabilità di questa esplosione di violenza che riporta Verona a tempi che parevano essere ormai definitivamente archiviati.


E ORA PREPARIAMOCI A TANTE REPLICHE

Il timore, adesso, è che quanto è avvenuto sabato sera dentro e fuori lo stadio altro non sia che la prova generale di uno spettacolo che avrà parecchie repliche. Quando va in scena, il copione non cambia mai: introduzione con cori di insulti che rimbalzano da una curva all’altra, effetti speciali (lancio di razzi e fumogeni tra il pubblico), ancora simpatici coretti e il gran finale nel piazzale Olimpia e nelle vie circostanti con il lancio di bottiglie e sassi, lo sparo di lacrimogeni e le cariche della polizia, gente che scappa per non prendersi una manganellata e, dall’alto delle case, tranquilli cittadini che fanno da spettatori maledicendo quel giorno in cui scelsero di andare ad abitare nel quartiere dello Stadio. L’ultimo atto dello spettacolo è ambientato di solito in tribunale, quando qualche attore la pagherà per tutti e sarà processato. Rassegnati? Spiace ammetterlo, ma è così. Anche perché le condizioni per la buona riuscita della rappresentazione ci sono tutte. Era proprio il caso che una sentenza della Cassazione decretasse che non è reato portarsi qualche fumogeno in più dentro lo stadio? Nessuno ha pensato che a qualche ultrà, anziché usarli per le coreografie, potrebbe venire la tentazione di lanciarli verso i tifosi avversari?
E nessuno ha pensato che in un dopopartita serale i violenti possano essere agevolati? Le forze dell’ordine non hanno qualcosa da ridire sul fatto che meno luce c’è più è difficile controllare e identificare i responsabili degli incidenti? Ancora. Qual è il vero effetto del divieto di vendita degli alcolici in zona stadio? Semplice: la birre te le porti da casa e sono usa e getta. Nel senso che prima te le scoli e poi hai a disposizione i vuoti da scagliare indifferentemente al poliziotto o al tifoso nemico.
Unica speranza per chi non si rassegna a essere rassegnato: se l’ultimo atto in tribunale dovesse concludersi con qualche condanna e con il divieto di assistere ai successivi incontri di calcio, le repliche dello spettacolo avrebbero qualche attore in meno. Ma non è una gran consolazione: c’è sempre qualche testa calda disposta a prenderne il posto.
A. Samb.


«SCUSATE, MA DOVE SAREBBE LA NOVITA'?»
Per gli abitanti del quartiere è «routine»

«Cos’è successo? Noi viviamo quasi blidati quando ci sono le partite, e sabato sera non sono uscita di certo. Abito qui da 40 anni ma negli ultimi tempi in effetti i problemi sono aumentati. Poi al mattino si sente che si sono picchiati, dov’è la novità?». La signora Rosa abita sul lato destro del Bentegodi, in quel tratto di strada che sabato sera si è trasformato in un campo di battaglia: ieri mattina era tutto ripulito, un segnale stradale divelto e appoggiato su una delle aiuole era l’unico segno rimasto di un tafferuglio che tra lanci di bottiglie e «risposte» con lacrimogeni si è concluso con 14 arresti, 5 contusi e la sensazione che da anni accompagna chi abita allo Stadio. Ovvero quella di vivere almeno una volta alla settimana in un clima «difficile». È quello che ha pensato anche Stefano Tadiello, il titolare di uno dei 35 bar della zona, quando ieri mattina, ai piedi della serranda chiusa, ha trovato lo «scheletro» di un lacrimogeno. «E subito dopo è entrato un anziano cliente che mi ha garantito che domani mattina riconsegna l’abbonamento del Verona ma chiedendo che venga mandato alla polizia, lui era fuori dalla mischia, non ci vede e si è trovato in mezzo a due lacrimogeni. Una cosa assurda». Una protesta che rischia di diventare un ricorso al Tar perchè al di là delle schermaglie dei butei , delle cariche e del «sacco» del quartiere un’ordinanza vieta, per motivi di sicurezza, la somministrazione di bevande alcoliche nelle due ore che precedono le partite e nei sessanta minuti successivi in 15 date, dal 22 settembre al 12 maggio.
«Si sapeva che quella di sabato sarebbe stata una partita difficile e infatti io ho chiuso», prosegue Tadiello, «ma questo modo di fare è indecente. Sa cosa succede? Che se noi serviamo da bere abbiamo rogne e sabato sera uscivano dal supermercato con le bottiglie di amaro. Ci rendiamo conto che ci sono problemi di sicurezza ma se guardiamo quest’anno sa cosa accadrà? Che nelle partite importanti di serie A, quelle in cui il Chievo ospiterà le grandi, e per noi questo vuol dire clienti, ci mettono nella condizione di non lavorare. E si sa bene che perlomeno con il Chievo problemi non ce ne sono, allo stadio ci vanno con i bambini. È la prima volta che sono demoralizzato perchè non la trovo una soluzione questa».
Anche perché le bottiglie di vetro della birra, alcolica o analcolica che sia, fuori dallo stadio ci sono. «Certo che ci sono», sottolinea Ilde Cristani, la titolare del bar "Richi e Mauri" alla fine di via Fra Giocondo, «i camioncini degli ambulanti le hanno esposte. Noi non temiamo i disordini, siamo un po’ defilati, ma anche per i clienti che vengono qui indipendentemente dalle partite del sabato, magari per giocare a carte, scatta una sorta di "coprifuoco". Non possono bere nemmeno loro. Cosa facciamo estendiamo il divieto a tutta la città?».
Per questo tra oggi e mercoledì i titolari dei locali pubblici della zona Stadio, 35 in tutto, si incontreranno per discutere e per formalizzare quello che, se tutti saranno compatti e solidali, diventerà un ricorso contro un’ordinanza che, alla fine, il problema della vivibilità del quartiere e della sicurezza prima e dopo le partite non lo risolve. (f.marc.)
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