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Fiorentina in C1, Firenze festeggia
29 Aprile 2003 - letto 1227 volte
FIRENZE — Alle otto di sera il traffico nelle zone vicine allo stadio è ancora molto intenso. I festeggiamenti per la promozione in C1 sono durati a lungo. Non c'è stata la consueta invasione di campo. Così era stato chiesto anche ieri dal megafono della curva e così è stato: per non rovinare la festa. Per permettere a tutti di godere dello spettacolo.
Per consentire alla squadra di fare il giro di campo, salutare i trentacinquemila presenti al Franchi e raccogliere i meritati ringraziamenti. Qualcuno a dir la verità ha scavalcato, una manciata di giovanissimi dalla tribuna, ma non hanno impedito il giro d'onore dei viola. Non uno, ma addirittura tre. Riganò ed Ivan, bandiera viola in mano, ne hanno fatti anche altri e ogni volta è stata la stessa emozione, la stessa ovazione. Emozioni più intense certamente quelle dei giocatori che raramente hanno avuto occasione di giocare davanti a uno stadio così gremito, affettuoso colorato.
Ad inizio gara i fumogeni di tutti i colori erano talmente tanti da aver coperto l'intera curva di un fumo dei colori dell'arcobaleno. La tifoseria organizzata andava dicendo da giorni che non ci sarebbero stati festeggiamenti degni della vittoria di un campionato (uno striscione in curva Fiesole riassumeva il concetto: "Solo grazie, nessuna festa"), ma aveva anche aggiunto che i giocatori avrebbero avuto i doverosi ringraziamenti. Che non sarebbero stati lesinati applausi e cori. Il risultato è stata una gran bella festa seppur semplice e composta.
L'appello a portare allo stadio qualcosa di viola fatto delle associazioni del tifo viola è stato accolto: il Franchi ricordava tempi più gloriosi con le migliaia di bandiere che sventolavano al vento, con le sciarpe stese verso il cielo.
E anche con i cori contro la rivale storica, la Juventus, il nemico eterno, Cecchi Gori, gli amici di sempre, i Veronesi.
E' un tifo da serie A. La partita è combattuta, a tratti i viola sembrano addirittura impauriti, nonostante attacchino senza sosta. Al quarto d'ora del secondo tempo la gara è già chiusa, la festa è già cominciata nonostante ci sia, poi, anche il tempo per il terzo gol. C'è gloria per Della Valle, c'è gloria per Giovanni Galli e anche per Alberto Cavasin, per lui è stato rifatto il corso che era nato per l'amato Malsani. Inizia il valzer degli striscioni che non dimenticano di ricordare al patron di restituire a Firenze la sua tradizione. Ma questa è un'altra storia. Firenze ci penserà domani. Ora c'è ancora da festeggiare. Ancora da applaudire. E' finita da più di mezz'ora e sono ancora tutti qui. Si formeranno capannelli fuori dallo stadio. La voglia di rivivere sensazioni ormai lontane nel tempo. Un altro striscione: "C2, colpita e affondata". Il prossimo anno comincerà una nuova battaglia. Inizierà la scalata verso la serie A. Quella "scala" che i viola avevano impresso sulle maglie fatte fare apposta per compiere il giro d'onore.

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ALLA FINE in Fiesole è comparso, «spezzato» in tre parti uno striscione suggestivo, ancorato alla realtà della partita più importante, dal 15 maggio in poi: quella per il marchio. «Come primo acquisto un grande campione: ricompraci la nostra tradizione». Sventate (forse) le manovre di disturbo causate da arte, la Fiorentina si trova al bivio: pagare, o pagare una cifra più ragionevole (sostiene Della Valle) della base d'asta, 2,5 milioni di euro, fissata per il marchio Ac Fiorntina dal giudice delegato del fallimento viola, Raffaele D'Amora, sentito il curatore fallimentare Andrea Spignoli.

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Sorrisi e lacrime. Applausi e grida. E poi quel giro d'onore accompagnato dai cori dei tifosi. Cori forti, fortissimi, più forti anche dell'altoparlante dello stadio che un attimo dopo la fine della partita ha iniziato a diffondere le note dell'inno viola, ininterrottamente.
Loro, i giocatori, laggiù in mezzo al campo ad abbracciarsi a spararsi qualche gavettone, a salutare, a mostrare, con orgoglio, quella maglietta indossata da tutti subito dopo il terzo gol viola. Loro, i tifosi, accalcati in ogni angolo del «Franchi» a festeggiare, gridare e godersi una festa inseguita e voluta per mesi.
Più in là Della Valle, quasi incredulo, con il figlio Filippo vicino (avvolto in una sciarpetta viola) impegnatissimo a stringere mani in tribuna vip, a sorridere a sentirsi protagonista di una vittoria che vale uno spicchio importantissimo di storia della Fiorentina.
Sciarpe, bandiere, cappellini: e ancora lacrime e sorrisi. Tutto è cominciato con una decina di minuti di anticipo rispetto al fischio finale dell'arbitro. La Fiesole prima invoca Della Valle, poi Cavasin, quindi Di Livio. L'incubo della C2, dopo il 2-0 e in attesa del 3-0 di Ripa, è finalmente svanito.
L'allenatore si rivolge alla curva: saluta, fa intravedere la sua personalissima maglietta della promozione (quella del Collettivo), da' appuntamento ai tifosi. Ovviamente, sotto la curva.
E sarà così. Un attimo dopo il 90' quando la squadra avvolta in un bandierone bianco con giglio viola si abbraccia al centro del campo.
Ivan corre, Ripa prende in braccio Cicconi, Bismark scivola e si lascia travolgere dai compagni. Andreotti si avvicina a Riganò che piange prima di parlare in tv e prendere sulle spalle Cavasin per 'mostrarlo' ai tifosi.Di Livio è lì con loro. Sorride, grida la sua gioia. Questa promozione vale quanto una vecchia Coppa dei Campioni.
Medici, massaggiatore, magazzinieri, Giovanni Galli, il presidente Salica sono tutti lì. I cori dello stadio sono assordanti. Diventa quasi difficile decidere di scendere nello spogliatoio, ma è lì che la squadra ha dato appuntamento a Diego Della Valle.
E lì nello spogliatoio che nessuno, solo il patron, riesce a salvarsi della tutto in piscina. Salica vola in vasca e...«beve». Andrea Della Valle lo segue, in giacca e cravatta e telefonino che squilla ininterrottamente.
Diego Della Valle è nella morsa del suo giocatore più rappresentativo, Riganò che però gli risparmia il tuffo in piscina.
«Sono commosso — esclama il patron viola — sono commosso da quanto ho visto oggi, da quanto è stato bello mettere questa prima pietra del progetto Fiorentina».
Slogan e cori continuano. In strada, fra i tifosi, e nello spogliatoio fra i giocatori e i loro dirigenti.
La cena della festa è fissata all'Universale, in San Frediano, il cuore di Firenze. Cena blindatissima, riservata solo ai giocatori e a chi ha preso per mano squadra e società e l'ha fatta ripartire dopo il buio dell'estate scorsa.
Della Valle non può partecipare e il suo grazie ai giocatori è sincero e soffocato dall'emozione.
Frammenti della festa hanno come protagonisti anche il sindaco di Firenze, Domenici e quello di Lipari, Bruno, da mesi (grazie a Riganò) tifosissimo della Fiorentina.
Il «Franchi» intanto si svuota, fra fumogeni, botti e altri cori. L'incubo è finito. Firenze può godere.

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Fonte per tutti i pezzi: La Nazione Sport, Lunedì 28 Aprile 2003
Fonte: La Nazione
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