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Finalmente la verità su Pescara-Napoli
06 Dicembre 2006 - letto 5273 volte
Gianluca rivive, potenza del Napoli
Sono le 14.30 del primo giorno della seconda vita di Gianluca Chalgaf, il tifoso napoletano che sabato 25 novembre è arrivato allo stadio Adriatico con i capelli lunghi e la voce squillante, e che dopo 9 giorni è ancora ricoverato all’ospedale civile “Santo Spirito” di Pescara senza facoltà di parola e con una grossa cicatrice sul cranio rasato. “Ma almeno è vivo”, sorride di dolore il padre Vincenzo. E, per fortuna, nuovamente vigile: dopo un intervento neurochirurgico e 9 giorni di coma indotto in terapia intensiva, Gianluca si è svegliato domenica sera: i medici hanno deciso di sospendere la somministrazione dei farmaci ritenuti necessari fino a qualche ora prima, gli hanno dato tè da bere e purè da mangiare e ieri alle 13.30 il giovane lo hanno trasferito al reparto di neurochirurgia. Ora è considerato fuori pericolo. Il professor Bosco e il dottor Pantano, gli uomini che ne hanno seguito l’intera evoluzione clinica, lo annunciano sorridendo. Sono le 14.30, la nuova vita è già iniziata da un’ora.
LA VERITA' La stanza, al primo piano dell’ospedale pescarese, è la numero 33-34: due letti, un comodino, due sedie e una finestra che filtra un po’ di luce. La porta è socchiusa, sull’uscio si presenta Vincenzo Chalgaf, padre afflitto ma sollevato che si accontenta di una piccola premessa: “D’accordo, entrate. Mi basta che riportiate la verità”. Gianluca, che compirà 25 anni il 19 dicembre, spalanca gli occhi nocciola grandi e sereni. Sdraiato con il petto e le braccia nude bene in vista, capisce che si tratta di una visita inusuale, eppure regala subito un sorriso profumato di vita. E comincia il racconto muto dei 9 giorni più duri della sua giovane vita.
GAUTIERI E LA MAGLIA AZZURRA “Non riesce ancora a parlare – spiega il padre -, ma è già un miracolo che sia vivo. Quando ci ha visto è scoppiato in lacrime, ma è meglio che sorrida”. Gianluca, che vive a Brusciano e fa il carpentiere, ascolta e muove il capo. E poi stringe le nuove mani, diverse da quelle dei suoi abituali tifosi: i genitori, il fratello Gennaro, qualche amico e Carmine Gautieri, il giocatore del Pescara che lo conosce sin da piccolo e che da sabato non l’ha mai abbandonato. “Carmine ha voluto pagare tutte le spese, è stato eccezionale – continua il signor Chalgaf -. Ci è stato molto vicino, come del resto i tifosi del Napoli e del Pescara”. Anche Fabio e Paolo Cannavaro e capitan Montervino sono stati in costante contatto telefonico: “Molto affettuosi, hanno regalato a Gianluca una maglia con tutte le firme della squadra. La società, invece, ci ha ignorato: una sola telefonata dopo 4 o 5 giorni e poi basta. Spariti. Ci hanno detto che avrebbero richiamato, ma non si è mai fatto più sentire nessuno. Siamo davvero dispiaciuti”.
L’ACCUSA Questo il quadro fino al primo pomeriggio. “A noi, comunque, non importa – continua papà Vincenzo -: l’unica cosa importante è la vita di Gianluca. Vi rendete conto? Poteva anche morire”. E giù con il racconto della propria versione dei fatti: “Lui è partito la mattina di sabato 25 novembre con 3 amici ed è entrato allo stadio con regolare biglietto, come in occasione di ogni trasferta. Quando è scoppiato il caos era già dentro, e all’improvviso è stato colpito da un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo dalle forze dell’ordine: guardate il segno”, dice indicando una sorta di marchio a fuoco concentrico che campeggia sul cranio di Gianluca. “Ora vogliamo la verità, vogliamo sapere cosa è successo: mio figlio non supererà mai lo choc, chi ha sparato dovrà pagare. Come al G8 di Genova. Abbiamo già sporto denuncia alla Procura della Repubblica di Pescara contro la Digos di Napoli, di Bari e di Pescara”.
LA PISTOLA E BOGLIACINO Gianluca ascolta e interviene. A suo modo. Facendosi capire a gesti: mima con la mano destra una pistola e se la porta dietro la testa. Poi, mima le manganellate: “Dice che lo hanno picchiato, come una bestia”, interviene il padre. Gianluca annuisce e scuote il capo. Gli chiedono: vuoi tornare in curva? E lui mima un no. E In tribuna? Il sì è chiaro. Il discorso cade sulle partite con il Pescara e il Frosinone: la gioia per il gol di Calaiò è espressa con il pollice in su; lo sconforto per il pareggio con i laziali, invece, con una smorfia. Il fratello Gennaro rivela un retroscena: “Sapete, sabato gli abbiamo anche fatto sentire la radiocronaca di Napoli-Frosinone. Sarà un caso, ma sono cominciati i miglioramenti”. Potenza di Bogliacino? E Gianluca sorride. E poi mostra il tatuaggio sul braccio sinistro: un samurai. Ti senti un guerriero? E lui, inequivocabilmente, mima un altro sì. E il pollice svetta ancora. Come quando indica il suo portafortuna: un corno azzurro con la “N” del Napoli stilizzata. Lo porterà sempre con sé.
FINO AD OGGI NON HANNO FATTO ALTRO CHE SCRIVERE FALSITA'... VERGOGNA!!!
SPERO CHE "TUTTI" GLI ULTRAS D'ITALIA RIFLETTANO...
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Onair
   
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Rimini-Modena 2006/2007
Tifosi Modena durante la partita Rimini-Modena
Cori contro Leonardi e la società in Parma-Chievo
Leonardi la senti questa voceee vafdanculoooooo!!!
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