FERMANA-ASCOLI:Derby violento,patteggiano tutti.
12 Febbraio 2002 - letto 2182 volte
E in zona Cesarini, anzi già in pieno recupero, arrivano dieci goal. Golletti facili, quasi a porta vuota, bastava chiedere il patteggiamento e ottenerlo. E l'hanno ottenuto dieci degli undici ultras (o hooligans?) accusati di sconquassi vari dentro e fuori lo stadio Recchioni in occasione del derby Fermana-Ascoli di domenica 25 marzo 2001.
Tifosi uniti nella fede (ma si può chiamarla così?) ascolana, sebbene due di loro fossero di P.S.Giorgio e uno di Altidona, e uniti pure nel rispondere al giudice per l'udienza preliminare, Carla Moriconi, di un pomeriggio da battaglia: strutture dell'impianto sfasciate, automobili, in parte della polizia, sfasciate a sassate, qualche poliziotto contuso, citofoni e vetri e giardini di private abitazioni sfasciati. E tanta, tanta paura per troppi fermani con l'unica colpa di abitare nei pressi dello stadio.
A patteggiare, dicevamo, sono stati in dieci: gli ascolani sono D.A., 29 anni; M.C., 21 anni; M.G., 31 anni; R.C., 26 anni; M.B., 21 anni; G.M., 20 anni; P.S., 30 anni, i fratelli A. e L. S., rispettivamente di 31 e 27 anni, e M.O., 21enne. Per tutti la pena, cui il pm Casalena ha prestato l'assenso, è stata di nove mesi di reclusione con i benefici di legge. Resta fuori il solo F.V., altro ascolano, ma solo perché il suo era un avvocato d'ufficio, sprovvisto pertanto della procura ad hoc necessaria per il patteggiamento: così il gup ha deciso di assegnargli un termine, fissato per il 21 febbraio prossimo, in modo che anche lui possa raggiungere i compagni nella soluzione indolore.
Indolore, perché gli undici - incensurati, anche se in qualche caso già segnalati alle forze dell'ordine - a questo punto non rischiano più nulla: nemmeno il risarcimento dei danni provocati, almeno per effetto della soluzione giudiziale maturata ieri. Se le parti lese vorranno ottenere soddisfazione materiale, dovranno promuovere un autonomo procedimento civile, cosa che potrebbe anche succedere dato che il Comune non ha rinunciato a costituirsi parte civile tramite l'avvocato Savinio Piattoni. Il problema è contro chi agire: contro i soggetti materialmente responsabili? Contro la società calcistica avversa, alla quale in linea di principio qualcuno vorrebbe imputare una sorta di responsabilità oggettiva, secondo precedenti che hanno interessato altre società, assai più grandi? Non c'è neppure una quantificazione ufficiale dei danni, anche se una perizia di parte, richiesta dalla Fermana calcio, fissa il prezzo dei guasti allo stadio in una quarantina di milioni. Poi ci sono i danni ai privati, le cosiddette «persone offese», allineate in un elenco piuttosto lungo; poi ci sono le rotture che soffriamo tutti, in quanto contribuenti, alle auto della polizia - cinque - prese a sassate. Tutta roba meritevole almeno di una sacrosanta segnalazione alla Prefettura, che potrebbe autonomamente emanare misure amministrative, tipo il divieto di recarsi allo stadio per un certo periodo. Quello che pare chiaro, è che si è privilegiata una definizione giudiziaria netta e definitiva, ancorchè teorica, arrivata tra l'altro a meno di un anno dai fatti, ad un processo che avrebbe potuto trascinarsi per chissà quanto tempo, e in mezzo a chissà quali intralci; il Pm per lasciare via libera ai patteggiamenti ha modificato il capo d'imputazione, che originariamente parlava di «devastazioni», fattispecie che col patteggiamento proprio non c'azzecca; sono rimasti i danneggiamenti aggravati e le resistenze a pubblico ufficiale.
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Il commento del Direttivo SBN'74 su www.sbn74.it/notizie.htm