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Fedayn Roma, ultimi baluardi di un certo tifo che in Italia non c'è più!!!
10 Luglio 2004 - letto 65756 volte
Chi sono i Fedayn? Negli anni '70 erano un gruppo terroristico di liberazione palestinese ma dal 1972, per i tifosi giallorossi, sono un gruppo in Curva Sud che ha preso il loro nome. Fedayn, una scelta coraggiosa per tutto quello che quel nome rappresentava ventotto anni fa. E' un caldo pomeriggio di Maggio, al tavolo di un bar, angolo Via Tuscolana, Numidio Quadrato. Sì, proprio nel cuore del Quadraro: zona Fedayn. Il thè, al bar, con i Fedayn e non con il presidente del gruppo perchè questa figura non esiste: "Qui nessuno comanda gli altri, le decisioni sono prese democraticamente".
A raccontare la storia dei Fedayn sono due ragazzi che non vogliono che sia pubblicato il loro nome: "Vogliamo apparire il meno possibile". I Fedayn nascono come gruppo di sinistra, ma ora si definiscono apolitici, "non ci sentirete mai cantare un coro politico". L'idea è venuta da un gruppo di amici appartenenti allo stesso quartiere, il Quadraro, spinti soltanto dall'amore e dalla voglia di aggregarsi per tifare la Roma, considerando lo staddio come un punto di incontro (oltre al quartiere) per ridere, scherzare e vivere insieme le emozioni della squadra del cuore, accompagnati da sempre dal loro inno: "E quanno more er prete/sonano le campane/piangono le puttante/e i loro protettori/ma quanno moro io/non voglio gesù cristi/ma solo gagliardetti/dei Fedayn teppisti/lalala Fe-Fe-Fedayn".
I Fedayn si ritrovano da ventotto anni dietro allo striscione rosso "con una scritta bordata gialla". Al fondatore è stato dedicato il grande striscione con su scritto "Brigata Roberto Rulli", esposto da Ottobre '99 in Curva Sud. Il gruppo è qualcosa di molto importante, lo si difende e lo si esalta. Con orgoglio dicono di non essere mai confluiti nel Commando, decidendo di rimanere autonomi e, contemporaneamente, divenendo uno dei gruppi storici d'Italia: hanno resistito a tutte le mode e non si sono mai divisi. Il loro rapporto con il C.U.C.S. nel corso degli anni è stato buono: "Era una macchina perfetta da tifo, ma ha subìto la spaccatura a causa del caso Manfredonia". Alla fine deli anni Ottanta il Commando già non dava più la spinta necessaria in curva, è diventato un gruppo come tanti altri: "In curva vige la legge del più forte, bisogna difendersi da soli, loro non ci sono riusciti".
Anni Novanta, si susseguono tre Presidenti, tornano gli anni della "Rometta", ma la Sud è sempre presente, nell'aria una forte esigenza di cambiamento. Via i tamburi, via i vecchi cori, via la vecchia generazione. Spazio ai nuovi: gli ASR Ultras. I Fedayn, per quanto possa sembrare strano, sono legati al nuovo gruppo: "Quest'anno abbiamo fatto almeno dieci cori nuovi, i gruppi si sono impegnati ma manca la partecipazione della gente, anche se le due coreografie dei derby sono state degne". E' giusto che ci sia un gruppo leader in curva? La loro risposta è decisa: "No. Tutti dovrebbero collaborare, con il reciproco rispetto dei ruoli". Ventotto anni dietro quello striscione bastano per constatare che il tifo è cambiato, la gente è cambiata e soprattutto il modo di vivere la curva: "Un giorno si tifa, un altro si contesta, la mia generazione mi ha insegnato che "la Roma non si discute, si ama". Gente vera, spontanea, che non può capire come alcuni gruppi ultras facciano del loro tifo un business: "Un gagliardetto all'anno per la gente del gruppo basta e avanza, ma vedere alcuni gruppi fare ogni domenica nuove maglie o sciarpe non li distingue da un Roma Club. Un gruppo ultras tifa è basta.
Fedayn, un nome preso da guerriglieri. Sì, guerriglieri. E' l'etichetta che viene data a chi vive la curva da chi non c'è mai stato. Per i Fedayn non ha senso parlare di razzismo o delinquenza nella curva: nell'ultimo anno si è parlato a sproposito degli striscioni politici -esasperando una realtà sempre esistita. Gente come Carraro e Pescante, gente che infatti ha avuto dei guai per l'anomala costruzione del nuovo Olimpico proprio perchè non ha adeguatamente pensato alla sicurezza degli spettatori... i soccorsi non possono passare, come uscire da quello stadio? Nessuno se lo domanda ma farebbero bene a farsi un esame di coscienza invece di parlare di teppismo e razzismo".
Sono un fiume in piena. L'argine cede, è la volta del Presidente Sensi: "Non vuole i nostri fischi, non avrà mai i nostri applausi. Non ci riconosciamo in una Società che ci sequestra gli striscioni fatti passare dalle forze dell'ordine".
Il caso trasferte: i Fedayn ci raccontano quasi con nostalgia le vecchie avventure, durissime, ma vere: "Oggi le difficoltà sono solo nel trovare i biglietti, con un Presidente che non agevola in nessun modo i tifosi. Per il resto siamo scortati da quando usciamo di casa fino al rientro. Non è giusto, ma il sistema ci sta togliendo la libertà, il calcio è lo specchio della società".
Il calcio è cambiato, la solita tiritera. Di sicuro, sono i tifosi a pagare le maggiori conseguenze.
Prendiamo il rapporto con i giocatori: star intoccabili, inavvicinabili. I Fedayn non hanno dimenticato la partita Piacenza/Roma di Coppa Italia in quest'ultima stagione. Duecento tifosi al seguito, 120' sotto l'acqua, turno superato, la squadra gira le spalle e si avvia negli spogliatoi, nemmeno un gesto verso quei pazzi innamorati. Rapporti, è il caso di dire, raffreddati: "Mai un saluto, un'esultanza riconoscente verso la curva, tutto sembra scontato". Da quel momento la scelta: "Tifare solo la Roma in quanto tale, non più un coro per i giocatori". Poi, verso la fine della stagione, cè stato un chiarimento con alcuni giocatori, ma preferiscono non fare i nomi. Il sole ci tiene ancora compagnia. C'è tempo per l'ultima domanda: perchè tanta rabbia nello sguardo? "Ma no, è il sole". Insistiamo: "E' verso Sensi".
Prima di lasciarci, però, ci tengono a smentire quanto scritto sul Messaggero tempo fa riguardo una presunta delibera del Comune di Roma per destinare cento milioni ad alcuni gruppi di tifosi di curva, in particolare 50 milioni agli Irriducibili della Lazio e altrettanti ai Fedayn. "Noi non abbiamo mai saputo niente, ci teniamo a farlo sapere. E se anche dovessero arrivare, quei soldi andranno in beneficenza". E già che ci sono rivolgono il loro saluto anche attraverso rosso & giallo agli amici che sono impossibilitati a seguire la squadra del cuore indipendentemente dalla loro volotnà: i diffidati e i carcerati. Anche loro sono legati al gruppo rappresentato da "uno striscione con una scritta bordata gialla".
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