Eroi.Napoli e il Calcio Napoli
11 Agosto 2004 - letto 926 volte "Sventurata quella terra che ha bisogno d'eroi", diceva lapidario Brecht; e niente di più vero si addice alla città di Napoli. Immagini di un'epoca non lontana ci mostrano una folla di napoletani impazzire al passaggio del giovane presidente Kennedy in visita di stato; era la gran parte di coloro che, in seguito, venerò Lauro, colui che in cambio di voti donava pacchi di pasta; la stessa folla fu quella che, sotto il ricatto di false promesse, consentì lo sventramento della città, e la creazione di quartieri dove gettare droga a tonnellate; era, infine, quel popolo che diede fiducia ad una sinistra ripulita e colta che non ha saputo mantenere la promessa di felicità. Un giorno, però, il napoletano, spodestato, stanco anche se per contratto condannato dalliconografia ad essere sempre allegro, vide incarnarsi leroe; non si trattava di un re piccolo, né di un armatore, né di qualche politico navigato né, tantomeno, di un camorrista. Si trattava di un riccioluto ragazzo argentino, cresciuto a fatica come tanti suoi tifosi e che tirava calci ad un pallone, così bene da sembrare inviato dal cielo; e da allora fu solo il calcio la chiave del riscatto. La promessa mancata fu mantenuta da Maradona che da quel giorno fu Santo. Talmente santo che non riuscì mai ad essere uomo. Estate 2004: il napoletano ha smesso di aspettare il suo eroe. Il Calcio Napoli è fallito. Il banco di Napoli è fallito. Laeroporto è andato agli inglesi. Non ci hanno dato nemmeno la Coppa America. Ma quello che sembra colpire la sensibilità di tutti è il Calcio Napoli. Perché questa è una storia di eroi, una storia di politica, o meglio, di un fallimento politico. La Jervolino dichiara Si devono rendere conto che il Napoli per i napoletani non è come il Trento per i trentini perché i napoletani non hanno niente, non hanno lavoro, e servizi ecc.ecc. Unonesta dichiarazione di fallimento a cui dovrebbero seguire altrettanto oneste dimissioni. Ma siamo a Napoli. E i disoccupati non sono solo quelli del sottoproletariato storico. Per i nostri laureati senza padri importanti, cè poco da sperare. I concorsi pubblici sono tutti controllati. I corsi di formazione professionale sono specchietti per le allodole, dove privilegiati insegnanti guadagnano cifre astronomiche. Mentre chi non ha conoscenze è costretto ancora a pendolarizzare la propria vita e i propri affetti. Nei giornali cittadini i padri passano i testimoni ai figli. Quasi come se la scrittura fosse una dote genetica. E così linformazione, quando non si trasforma in ufficio stampa di comune e regione, non ha più la capacità di analisi della realtà urbana. Intanto le sale sattesa dei partiti tornano ad affollarsi. Modello vecchia DC. Quelli di sinistra non sanno combattere nemmeno labusivismo edilizio. Quelli di destra, incapaci di contrastare un governo che accetta di finanziare corsi per veline, issano la bandiera azzurra del Napoli. E allora ridateci almeno una speranza; senza eroi perché di Maradona non ve ne sarà per chissà quanti anni. Ma con uno stadio dove essere felici e sperare che ci sia qualcuno (sindaco, governatore, intellettuale, giornalista) che, in un altro campo di gioco, metta le carte in tavola e dia inizio ad una vera gara. da Finnegans Wake http://finnegans.blog.supereva.it Attualità, letteratura, cultura e sottocultura, politica e antipolitica, teatro, musica, cinema. L'opinione di Luigia Bencivenga Fonte: da http: Notizie correlate Napoli
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