Don't cry for me Juventus
29 Maggio 2003 - letto 1738 volte Non sembra ma questo articolo è stato scritto da un giornalista bianconero.. Vincenzo Tessandori Don't cry for me, Juventus. Dopo la purga: è così che a Siena definiscono chi arriva secondo nel Palio: uno purgato . Perché non c'è niente di peggio di una purga colossale o della medaglia d'argento. Secondo vuol dire che sei un bischero: se ti piazzi più indietro, finisce che ti confondi col cangiante del gruppo e dolore, delusione, rabbia sembrano meno acuti. Fatto è che ci hanno purgato un po' troppe volte e nel profilo di Marcello Lippi par d'intuire già dei punti in comune con quello di Cuper. Troppe queste coppe perdute e sempre per lo stesso, banale, irritante motivo: perché le finali sono state giocate da cani. Ché anche quella di ieri notte è stata tutto tranne che un spot per il calcio. Due tiri in porta due, e accontentarsi. Fa venire rabbia dover ammettere che forse non hanno poi torto quegli spocchiosi degli spagnoli che hanno criticato così aspramente il nostro pallone; oppure che è legittimo che gli inglesi, malgrado lustri di delusioni feroci, continuano a snobbarti come se loro fossero ancora i «maestri» e noi gli allievi un po' ritardati; o che quel rompiscatole di Johann Cruyff in fondo tutti i torti non ce li ha quando rovescia a man salva melma sul nostro pallone. Che cosa dire? Non è stata una gran serata, non per noi gobbi. Per lo meno il Milan ha raccolto nella Coppa quel che rimaneva di una giornata di festa e ha legittimato così i bagordi e quella sensazione meravigliosa che ti fa urlare: «Siamo ancora vivi». Peccato, perché fino a pochi giorni or sono, anzi, fino a ieri alle 19,45 ora di Greenwich, eravamo vivi anche noi bianconeri. Forse lo siamo ancora, che diamine, fatto sta che la Signora si è appisolata e ha vissuto il suo incubo. Ed è stata trombata come accade alle elezioni per una candidata antipatica. Eppure, basta un'occhiata alle «pagelle» pubblicate sui giornali sportivi e non, e ti domandi il motivo per cui «commissari e/o critici» mostrino tanta manica larga, dopo che tu sei stato due ore a mangiarti i gomiti perché gli dei dello stadio, i tuoi dei, parevano impegnati solo a far svuotare la clessidra. Il fatto è che non si toccano, neppure quando t'infilano laggiù un fulmine come adorava fare Zeus. Forse per questo ad Alessandro Del Piero e a David Trezeguet nessuno ha avuto il coraggio di stampare un bel 1 (di stima) in quelle maledette pagelle. Certo, non hanno, come si dice, raggiunto la sufficienza. Ma in fondo, si coglievano fin troppe attenuanti nei giudizi. Da un «pub» di Amman dov'era corso a vedere la finale della Champions, al momento del «riposo» mio figlio Daniele mi ha spadito un Sms: «Dove cazzo è del Piero?» «Lo sapessi... », ho risposto. Perché Alex e Trezeguet? Per sintetizzare: non si può mica criticare otto o nove giocatori, se lo fai cambi squadra. Eppoi perché sono loro i più bravi, reclamizzati e pagati, quelli dai quali ti aspetteresti sempre qualcosa di più, perché è giusto che ti diano «di più». E così accade che il tradimento diventi più cocente. Pochi discorsi, quando uno stecca il loggione rumoreggia e se uno sbaglia un rigore da principiante, come ha fatto Paolo Montero, le mani ti prudono. Gli errori sono ammessi e perdonati: che diamine, sbagliamo tutti. Ma nessuno se la sente di perdonare quelli commessi in una finale. A Firenze ricordano ancora che nel maggio 1957, se quel campionissimo di Julinho non avesse mandato sul palo un pallone che pareva già gol, Il Real, che pure giocava in casa, se lo sarebbe sognato il primo filotto di trionfi europei. Se Lippi avesse capito, o avuto il coraggio, di richiamare in panchina Pavel Nedved dopo il gol al Real, che era il terzo, a zero, per la Juventus, forse a Manchester sarebbe data diversamente. Perché il ceko era sotto scopa, e rischiare è stato sciocco. Sarebba andata in maniera diversa: francamente non lo sa nessuno, anche se lo sospettiamo, io e qualche altro milione di juventini. Forse se: quanti, troppi «se» e «ma», ce ne siamo stancati. Soprattutto ora che vediamo la coppa scomparire in mezzo alla folla rossonera. Ma sì, ci penso da solo: don't cry for me, Juventus. Fonte: ilnuovo.it Notizie correlate Juventus
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