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Divieto di trasferta al "Veneziani", Fidelis e Monopoli contestano la decisione
19 Febbraio 2015 - letto 1712 volte

Un provvedimento che nessuno si aspettava.

E' arrivato il divieto di trasferta per i tifosi della Fidelis al "Veneziani" nel match contro il Monopoli, ma questa decisione non è andata giù ad entrambe le società.

Circa l'ordinanza del Prefetto della Provincia di Bari, la società del presidente Fiore esprime tutto il proprio disappunto, considerando questo un atto disarmante oltre che  disonorevole nei confronti della società e della sua storia così come del suo pubblico.

«I tifosi biancoazzurri - si legge nella nota - erano stati infatti esclusi dalla possibilità di seguire la squadra anche in occasione della trasferta di Bisceglie, pure allora per timori di scontri con i sostenitori locali: timori poi rivelatisi vani in quanto il divieto fu revocato ed un consistente numero di andriesi ebbe modo  di assistere pacificamente all’incontro; in assenza di episodi eclatanti di disordini e/o violenza (per lo meno negli ultimi venti anni), non si può condannare un'intera tifoseria all'esilio dai campi di gioco».

I dirigenti biancoazzurri auspicano anche un nuovo confronto con la Lega e le altre società per arginare una deriva preoccupante che mina alla base la crescita del movimento: «proprio in occasione della partita di andata, disputatasi ad Andria il 12 ottobre 2014 e selezionata dall’Osservatorio Nazionale per le manifestazioni sportive come partita “campione”, circa trecento tifosi del Monopoli hanno potuto tranquillamente assistere al match dal proprio settore e né prima, né durante e né dopo l’incontro vi è stato il minimo screzio con la tifoseria andriese».

«Visto il positivo esito di tale partita “campione”  - continua la nota della società biancoazzurra - era dunque auspicabile da parte di entrambe le società che potesse ripetersi l’opera di sensibilizzazione compiuta in quell’occasione a parti invertite e con la società Monopoli nelle vesti di ospitante, eventualmente ponendo una
limitazione numerica agli ingressi disponibili per la tifoseria ospite andriese (come avvenuto all’andata)».

«La decisione del prefetto di adottare il divieto di vendita dei tagliandi ai residenti della provincia di
Barletta-Andria-Trani, invece, appare iniqua e sproporzionata, impedisce ai tifosi della Fidelis
Andria di poter seguire in trasferta quello che oltre ad essere un campionato di calcio è anche un
progetto di vera e propria rifondazione sportiva e morale avviato da oltre un anno e non consente
alla società del Monopoli di ricambiare l’ospitalità ricevuta in quell’occasione».

«Se si vuole che una sana etica dello sport si sviluppi sempre più ed educhi in particolare i giovani,
forse il ricorso al divieto è una medicina peggiore del male che si vuole curare, tanto più che
l’impianto dello Stadio Vito Simone Veneziani di Monopoli ha dimensioni adeguate alla gara che è
destinato ad ospitare (sia per capienza sia per tradizione sportiva) ed anche da parte della tifoseria
monopolitana non si ricordano negli ultimi anni episodi degni di nota sul piano dell’ordine
pubblico. Questo trattamento riservato ai tifosi andriesi e monopolitani, dunque, non solo è ingiusto ma
anche poco rispettoso verso due società e due cittadine che hanno dato lustro negli anni al calcio
pugliese: con la logica delle trasferte a porte chiuse la sicurezza pubblica non trionfa ma esce
sconfitta, per l'implicita ammissione di non riuscire a gestire situazioni appena un po' più
complicate del normale».

«Molto più proficuo (ed educativo) - concludono - sarebbe, invece, individuare in collaborazione con le due società le giuste soluzioni organizzative per consentire ad entrambe le tifoserie di assistere all’atteso
derby e di fortificare la propria cultura sportiva come avvenuto in occasione del precedente
incontro disputatosi ad Andria».

Dicevamo che la decisione del prefetto non è piaciuta nemmeno alla società monopolitana, che ha emesso un comunicato, nel quale auspica che decisioni simili non si ripetano, perché minano lo spettacolo del calcio: «Si ritiene che solo, con una costante opera di moralizzazione e di educazione, isolando quelle frange (poche unità) che nulla hanno a ché vedere con lo sport e la vita civile, si possa far trionfare la giustizia e la convivenza civile, che le Forze dell’Ordine e Istituzionali devono assicurare e garantire».

«A nulla quindi è servito l’esperimento voluto dalle Istituzioni preposte e pienamente riuscito di indicare come “Campione” la partita Andria – Monopoli (andata), dove in modo appassionato e civile, le due tifoserie, hanno assistito e partecipato. La S.S. Monopoli 1966 dalla sua nascita ha fatto della ospitalità e della sportività il suo elemento qualificante, ma a nulla valgono le intenzioni se poi non sono appoggiate da chi è preposto all’Ordine Pubblico per isolare e colpire i violenti che si infiltrano non solo nel calcio, ma in tutta la vita civile».

«Con la speranza e con l’invito - concludono - rivolto a tutti i tifosi di continuare a dimostrare sempre, che la civiltà e la sportività sono di casa nel calcio delle nostre città, questa società si augura che si possono
ancora rimuovere le cause che hanno portato a questo divieto inatteso».

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