[ Notizie ]
Condannato per direttissima agli arresti domiciliari M.C. per gli incidenti del dopo Triestina-Livorno
05 Marzo 2003 - letto 1996 volte
Ultrà «carcerato» dieci mesi in casa
Un altro «tifoso» patteggia e se la cava con una pena pecuniaria di 3420 euro

Dieci mesi di carcere da scontare ai domiciliari nella propria abitazione di via dell’Istria. Dieci mesi destinati ad aumentare perché il tribunale ha revocato all’imputato una precedente condanna inflittagli col beneficio della condizionale.
M.C., l’ultras della Triestina arrestato il 26 febbraio scorso con l’accusa di aver partecipato agli incidenti seguiti all’incontro con il Livorno, ieri è stato giudicato per direttissima dal Tribunale presieduto da Gioacchino Termini.
Non ha detto una parola, non ha cercato di discolparsi o attenuare le proprie responsabilità. Dall’interno della «gabbia» riservata agli imputati detenuti, guardato a vista da tre agenti della polizia penitenziaria, C. ha assistito al processo in totale silenzio. Seduto sulla panca, con le mani tra i capelli rasati quasi a zero.
Per lui il pm Federico Frezza ha chiesto un anno di carcere e ha negato in un verso il beneficio della condizionale, nell’altro il proprio assenso alla liberazione. Il difensore, l’avvocato Maria Genovese, ha invece cercato l’assoluzione piena «per non aver commesso il fatto». In effetti le riprese notturne degli scontri effettuate dalla Digos e dalla polizia scientifica non consentivano un’identificazione dell’imputato precisa al 100 per cento.
Quasi tutti gli ultras che avevano cercato di bloccare via Valmaura e l’accesso alla superstrada avevano il volto coperto da sciarpe. Molti indossavano cappellini e berretti. Ma M.C. è stato «tradito» da un Montgomery di color verde. Un ispettore della Digos, Marco Deglich, chiamato a testimoniare in aula, ne ha riferito in dettaglio i movimenti e le azioni.
«L’ho visto lanciare pietre contro lo schieramento della polizia per tre volte. In precedenza erano stati rovesciati nel mezzo della carreggiata i cassonetti delle immondizie. Gli ultras erano 200-250. Alcuni dislocati in Ratto della Pileria, altri su un terrapieno, altri ancora nel mezzo di via Valmaura. C. era tra questi. Lo conosco da tempo. Quella notte indossava unico in quel gruppo di ultras, un Montgomery verde. Aveva anche in mano una cintura in pelle, la brandiva...»
Ulteriori particolari sul blocco di via Valmaura sono stati forniti al Tribunale dal questore vicario Luciano D’Agata. Aveva il comando delle operazioni attorno allo stadio «Nereo Rocco» ed è stato lui a ordinare la carica della «celere» di Padova e i lanci di lacrimogeni.
«Gli ultras avevano posto i cassonetti in mezzo alla carreggiata per impedire ai tifosi del Livorno di imboccare con i loro mezzi la Grande viabilità. Ho dato loro cinque minuti di tempo per sgombrare l’arteria. Invece non solo hanno rovesciato i cassonetti ma hanno anche iniziato a lanciare sassi contro gli agenti. La carica è stata inevitabile così come i lacrimogeni».
Sempre ieri un altro ultras della Triestina bloccato durante gli scontri è stato processato per direttissima. Ma M.F., ha chiesto e ottenuto il patteggiamento della pena. Gli sono stati applicati tre mesi di carcere convertiti nella pena pecuniaria di 3420 euro. Il difensore, l’avvocato Sergio Giacomelli, ha chiesto che la somma fosse rateizzabile in dieci mesi. E così hanno deciso i giudici. F. era stato arrestato il giorno dopo gli scontri nella pizzeria di Guardiella gestita dei genitori. La Digos per la prima volta a Trieste ha applicato il recente decreto del Governo che consente il fermo in differita, fino a 36 ore dopo gli scontri avvenuti negli stadi e nelle aree limitrofe.
Nel corso degli incidenti seguiti a Triestina-Livorno, erano stati bloccati dalla polizia altri quattro manifestanti. S. S., V. B., W. B. e F. T., hanno passato poco più di un giorno al Coroneo. Poi sono stati posti in libertà per iniziativa dello stesso pm Federico Frezza. «Non sussistono esigenze cautelari».
L’inchiesta a loro carico non è comunque ancora conclusa.
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