"Come è dolce desiderare la rovina della propria
patria, per intravedere i bagliori dello splendore
futuro."
Boris Pasternak
Fa rumore il foglio che chiude per sempre il
glorioso libro della storia dell'A.C. Fiorentina 1926.
Produce il fragore del silenzio e dell'indifferenza attonita della pigra e aristocratica Fiorenza bottegaia. I lungimiranti cori di contestazione che da Fiesole rimbalzavano contro il muro di gomma di un'ostilità ottusa e pregiudiziale dei settori nobili del Franchi, si sono rivelati purtroppo motivati. Lo hanno difeso, "i signori di Firenze", coperto,
idolatrato. Fattisi complici lo hanno canzonato,
irridendolo e abbandonandolo. Vittorio è stato un
tragico guitto. Un'eroe shakespeariano all'incontrario, destinato a non essere mai preso sul serio nemmeno alla vigilia dell'epilogo. E' uscito finalmente di scena, precipitando dalla balaustra della tribuna infame e trascinando con sé i brandelli di una bandiera violentata. Fotogrammi di ombre lusitane, scintillanti tanghi argentini, barocchi riccioli biondi, ebbrezza orgiastica di vittorie si decompongono nei tristi bollettini medici che scandiscono la lenta agonia del grande malato terminale. Gli avvoltoi si aggirano famelici intorno al capezzale. Ipocriti: Carraro, Galliani, il mainstream calcistico e politico in toto, dove erano prima, quando Vittorio folleggiava e delirava? Dove erano quando i bilanci in rosso erano di pubblica conoscenza? Era o no Carraro a difendere Vittorio
nella sceneggiata di Porta a Porta? E la Covisoc che avalla bilanci da bancarotta fraudolenta? E Galliani, che può far approdare a Milano, Torino e Roma i campioni viola svincolati? E il Presidente Silvio Berlusconi? Socio, avversario, salvatore.pluff!!! Un affare per tutti la Fiorentina che muore: un discount di nazionali a costo zero, una concorrente pericolosa in meno nella corsa ai successi, una tifoseria ostica
e recalcitrante al potere annichilita e anestetizzata, dieci partite a rischio in meno ogni stagione con annessi risparmi per l'ordine pubblico e la sicurezza, una grande piazza che per un poco non romperà i coglioni. Grazie a tutti! Ma Firenze non è morta.
Firenze rinasce in sé stessa. In A, in B o in C2 non fa differenza. Ora l'A.C. Fiorentina 1926 esisterà per sempre solo nei nostri cuori ultras, nei ricordi delle nostre trasferte, delle nostre immense e invidiate coreografie, della nostra intramontabile mentalità e fedeltà, degli scontri leali con tutti i grandi nemici che salutiamo con onore (i bergamaschi, i bresciani, i milanisti, i genovesi, i romani) e quelli che disprezziamo con rispetto, ai fratelli granata, amaranto e veronesi che stanno vivendo con noi il nostro dramma. Da oggi la Fiorentina 1926 appartiene
di nuovo a Firenze, col suo orgoglio e con la sua
secolare forza. Torneremo a ruggire, grandi e indomiti leoni viola. Torneremo con i gonfaloni e i fumogeni, coi nostri cori come nessun altro al mondo, di sciarpate oceaniche all'Olimpico e di venti eroi a Licata. Con l'ironia irriverente di sempre. Con tutto da insegnare e nulla da imparare. Torneremo prima di quanto tutti i Farisei gaudenti delle nostre disgrazie possano immaginare.
"State attenti al comando,
badate a voi coll'armi in pugno,
cantate con me:
Fiorentina olè!".
Domenico Mungo
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