Battaglia dopo Verona - Livorno
17 Settembre 2002 - letto 6838 volte La battaglia del Bentegodi. Il questore Zingales sottolinea come l’assalto sia stato organizzato da persone che cercavano solo lo scontro «QUEGLI INCIDENTI ERANO PREMEDITATI» Accanto alle frange di tifosi veronesi c’erano ultras arrivati da Arezzo, Siena e Bolzano. La prova è nelle riprese di oltre un’ora di guerriglia fatte dalle telecamere della Questura di Elena Cardinali. Frange della tifoseria veronese, gruppetti appoggiati da supporters di altre province arrivati da Bolzano, Arezzo e Siena solo per fomentare incidenti, venuti a Verona per cercare lo scontro con i livornesi. Così il questore Armando Zingales ha definito i gruppi di violenti che sabato sera, dopo la partita tra l’Hellas Verona e il Livorno, hanno ingaggiato la guerriglia nei paraggi del Bentegodi, cercando inutilmente la battaglia con i tifosi toscani partiti ancor prima che iniziassero i tafferugli. Il questore ha voluto sottolineare che i disordini di sabato sera sono stati causati solo da «frange di teppisti che non vanno confusi con il resto della tifoseria veronese, gruppuscoli isolati che non meritano nemmeno l’appellativo di tifosi, e che alla loro squadra fanno solo del male». In questura sono state proiettate alcune parti dei filmati effettuati dal personale della polizia Scientifica durante i disordini di sabato sera. Si notano giovani che lanciano bottiglie, razzi e altri oggetti contro il cordone delle forze di polizia, il «muro» che ha impedito agli scalmanati di turno di raggiungere i «nemici» livornesi. Si sente il rumore di una pioggia di cocci di vetro (le bottiglie che, in barba ai divieti, erano state portate a centinaia sul posto), di crepitii causati dai lanci di razzi, bastoni e cestini delle immondizie, divelti dai pali dei giardini intorno allo stadio e dal viale che conduce verso la stazione. La guerriglia è durata poco più di un’ora, con cariche ripetute da ambo le parti. I risultati sono ormai noti: quattordici persone arrestate (gli esiti della vicenda giudiziaria si leggono nel servizio qui sotto), altre due denunciate in stato di libertà, un carabiniere ferito alla coscia sinistra dalle schegge di una bomba carta (ne erano state lanciate diverse) che gli ha causato una ferita profonda guaribile in due settimane, altri tre militari contusi e un ispettore della Digos ferito. «Si è trattato di un assalto organizzato», ha detto il questore Zingales, «da parte di gente che era venuta qui solo per cercare lo scontro. Ma eravamo pronti. Per questa partita erano presenti più di cinquecento persone tra polizia e carabinieri, che hanno egregiamente svolto il loro compito di mantenere separate le opposte tifoserie. Eravamo stati informati da altre questure che a Verona sarebbero arrivati elementi delle formazioni skin e di altri gruppi estremistici, con connotazioni politiche precise e ci siamo preparati a dovere. Però questo non è il calcio. Lo sport è allegria, divertimento, serenità. Chi si reca allo stadio solo per cercare la violenza è gente che non ha capito niente né del calcio né dello sport in genere. La stessa tifoseria, quella sana, dovrebbe isolare e allontanare i violenti, come cercherà di fare la polizia, vietando l’accesso allo stadio a chi si è reso responsabile di atti di violenza». E a proposito del divieto di vendere e consumare alcolici in occasione delle partite di calcio il questore promette controlli severi. Già sabato sera sono stati denunciati due venditori ambulanti di bibite che vendevano birre, in barba all’ordinanza del sindaco che vietava la commercializzazione di alcolici in concomitanza delle partite al Bentegodi. ALTRI DIECI SUPPORTER RISCHIANO IL DIVIETO DI ACCEDERE AGLI STADI Ci sono almeno altre dieci persone che verranno indagate, oltre alle quattordici già arrestate e alle due denunciate in stato di libertà, per i fatti di sabato sera al Bentegodi. La Digos, analizzando fotogramma per fotogramma i filmati realizzati dalla questura durante i violenti tafferugli intorno allo stadio, ha individuato un altro gruppo di scalmanati che dovranno rispondere penalmente della loro partecipazione agli scontri dopo la partita. A tutti, ha promesso ieri il questore Zingales, verrà proibito per parecchio tempo l’accesso agli stadi e anche ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive. La questura conferma così la linea dura contro i tifosi violenti, assicurando l’applicazione di tutte le sanzioni previste dalla legge, dal divieto di accesso alle strutture sportive all’obbligo di firma, per quanti si sono resi responsabili di violenze prima, durante o dopo le partite di calcio. Polizia, carabinieri, polizia municipale, Finanza e amministratori comunali coordineranno iniziative mirate a scoraggiare le esplosioni di violenza in occasione degli appuntamenti sportivi, calcio in testa, un impegno a cui saranno chiamate anche le società sportive e le associazioni dei tifosi. Quella contro la violenza è una battaglia comune, ha ricordato il questore, una battaglia di civiltà che deve coinvolgere il maggior numero possibile di persone. Quelle per le quali lo sport è espressione di divertimento e passione.(e.c.) IL GIUDICE RIMANDA TUTTI GLI ULTRAS A CASA Convalidati gli arresti, ma per i 14 giovani il processo ci sarà tra dieci giorni di Fabiana Marcolini. «Ghe l’avea dito a me fiol de non farse l’abonamento, de non andar a vedar le partìe con quei là in curva. Ma no i c apisse niente e varda adeso che rogna, se’l g’ha da rovinarse in sto modo» . Aspettava, testa abbassata, seduto sulle panche di fronte all’aula del primo piano del tribunale di Verona. Un genitore e insieme a lui almeno altri dieci. Poi mamme e zie, fratelli e fidanzate, anche gli amici che fin dalle 9.30 hanno aspettato di rivedere i quattordici ragazzi arrestati sabato sera dopo la partita Verona-Livorno e che ieri mattina dovevano comparire davanti al giudice Massimo Di Camillo e al pm Roberto Villa per il processo da celebrare con rito direttissimo. Al termine dell’udienza, che si è conclusa dopo le 13, il giudice dopo aver convalidato l’arresto per tutti li ha rimessi in libertà senza adottare ulteriori provvedimenti restrittivi e aggiornato il processo al 27 settembre. In quella data torneranno in tribunale ***, 34 anni di Valeggio, ***, 24 anni di San Martino Buon Albergo, ***, 25 anni trentino di Cognola, ***, 25 anni, e *** di 23 anni entrambi di Legnago (tutti assistiti dall’avvocato Roberto Bussinello), ***, 29 anni di Pescantina (difeso da Roberto Canevaro), ***, 24 anni di Verona, ***, 22 anni di Poggibonsi (assistiti da Barbara Casarotti), ***, 21 anni di Sant’Ambrogio di Valpolicella, *** 27 anni di Dolcè (difesi da Nicola Avanzi), ***, 21 anni di Fumane (assistito da Luigi De Paoli), ***, 32 anni di Verona, ***, 22 anni di Verona e ***, 21 anni di Mozzecane (tutti difesi da Francesco Cacciatori). Solo per questi ultimi il capo d’imputazione non prevede l’aggravante prevista dal codice e che si verifica quando il numero di persone che compie la minaccia o la violenza è superiore a cinque. E stando ai verbali gli undici arrestati dalla Questura e condotti a Montorio si sono resi responsabili di lancio di oggetti contro le forze dell’ordine, tutto ripreso e filmato, compresa la bomba carta che ha ferito il carabiniere. Ma a parte questo l’accusa per tutti è la stessa: aver usato violenza al fine di commettere altri reati, resistenza a pubblico ufficiale, violenza e lesioni a pubblico ufficiale, la violazione dell’articolo 6 della legge 401/89 che punisce il lancio di oggetti durante e dopo le manifestazioni calcistiche e infine il danneggiamento aggravato perchè nel corso della «guerriglia» fuori dal Bentegodi sono stati danneggiati automezzi delle forze dell’ordine e l’arredo urbano. Un’udienza lunga, quella di ieri mattina, e i primi ad entrare in aula sono stati ***, *** e ***, i tre giovani arrestati dai carabinieri che sono stati trattenuti nella camera di sicurezza della caserma Pastrengo di via Salvo d’Acquisto. Hanno atteso seduti in corridoio, poi sono entrati alle 11.15 per uscire dopo circa mezz’ora. Liberi. Qualche minuto d’attesa e le guardie carcerarie hanno condotto in aula gli altri undici, ammanettati l’uno all’altro, in fila. Loro erano stati condotti in carcere a Montorio e da lì ieri mattina sono stati portati in tribunale. Quando ha visto arrivare la lunga fila una delle signore presenti, mamma e al tempo stesso zia di due giovani, si è messa le mani sugli occhi e si è seduta scuotendo la testa, con le lacrime agli occhi. Poi, contrariamente a quanto era avvenuto nella prima tranche di convalide, il giudice Di Camillo su richiesta della difesa «per la genuinità del procedimento» ha rispristinato la camera di consiglio. Così genitori e parenti si sono assiepati davanti alla porta a vetri, cercando di capire cosa stava succedendo all’interno. Nel corridoio anche qualche ragazzo che era allo stadio sabato sera: «Mi ricordo di voi», ha detto un poliziotto, «ricordate che vi ho detto di andarvene e di non mettervi nei guai? Adesso siete qui, non là dentro, infatti». Poi la convalida dell’arresto, la rimessa in libertà e la fissazione della data del rinvio (perchè tutti gli avvocati hanno chiesto il termine a difesa) al 27 settembre, data in cui potranno scegliere un rito alternativo oppure decidere di affrontare il dibattimento. E in serata, un portavoce degli skin veronesi ha sottolineato che nessuno della sua comunità è stato coinvolto negli scontri o arrestato. Fonte: "L'Arena", 17.09.02 Notizie correlate Livorno
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