Lecce, Milli: "Tra calciomercato e DASPO"
28 Dicembre 2008 - letto 1747 volte Il giallorosso è nel suo DNA da sempre, da quando giovanissimo si ritrovò insieme ad altri amici a fondare il Commando Ultrà Curva Nord 1981, storico gruppo ultras della tifoseria leccese. Oggi è un attento osservatore del fenomeno Lecce da ogni punto di vista: da tifoso, da legale dei supporters a cui sono stati contestati episodi di violenza e da frequentatore dei salotti tv. Stiamo parlando di Giuseppe Milli, conosciuto e stimato avvocato leccese. Ci ospita nel suo studio, entrando notiamo subito una gigantografia della Curva Nord: spettacolo! Ci fa accomodare, la sua sedia invece resta vuota, preferisce stare in piedi quando deve parlare del "suo Lecce". Abbiamo scelto "Pinuccio", come si fa chiamare dagli amici, perché è uno che il Lecce lo vive in maniera particolare, quasi viscerale. Non ha peli sulla lingua e noi non li abbiamo nelle orecchie. Lo seguiamo con gli occhi mentre appuntiamo le risposte che vi riportiamo di seguito. -------------------------------------------------------------------------------- Al termine dellincontro LecceBologna è partita una contestazione piuttosto aspra nei confronti del DS Angelozzi. Ritieni anche tu che sia lunico responsabile dellattuale situazione della squadra salentina, oppure individui colpe attribuibili magari ad altri personaggi della società di Via Templari? Purtroppo, lo dico da tanto tempo, la rosa del Lecce è stata costruita male. Non lo dico solo io, lo dicono la classifica, il gioco espresso e le prestazioni della squadra. Ci sono gravi lacune tecniche e tattiche frutto di clamorosi errori compiuti in sede di calciomercato. Occorre mettersi d'accordo sulla vexata quaestio in ordine all'attribuzione delle responsabilità di chi ha ideato, gestito e condotto il mercato dell'US Lecce in estate. Se vogliamo credere, ed io non lo credo affatto, che le scelte di mercato sono state ispirate, coordinate e volute congiuntamente dal binomio Angelozzi - Beretta, allora dobbiamo concludere che vi è corresponsabilità del direttore sportivo e del mister. A questo seguono le dichiarazioni di facciata dell'aziendalista Beretta che, in una trasmissione andata in onda su una tv locale, ha ammesso di essere in perfetta sintonia con il DS Angelozzi. Per fortuna a Lecce non tutti i tifosi hanno l'anello al naso, e riescono a vedere ben oltre quello che stampa e tv locali cercano di propinarci. Gli smemorati non ricorderanno che lo stesso siparietto si verificò nell'era "Zeman due", quando anche allora direttore sportivo e allenatore si lasciarono andare, vicendevolmente, a dichiarazioni di amorosi intenti. Il seguito di quel siparietto lo conosciamo tutti, Zeman ha dovuto subire la defenestrazione a Natale da parte dell'US Lecce e nel frattempo il DS Angelozzi aveva già programmato e dato esecuzione ad una rivoluzione d'Ottobre, acquistando a destra e a manca a carissimo prezzo e senza dare un'occhiata al bilancio della società. Furono acquistati i calciatori richiesti espressamente da mister Papadopulo, i quali a loro volta (valga per tutti l'esempio di Tiribocchi) hanno dichiarato candidamente alla stampa "di essere in contatto con la società U.S. Lecce fin dai primi giorni di Novembre e che sarebbero venuti perché decisamente voluti dal mister". Pertanto io faccio parte della schiera di coloro i quali pensano e credono che le scelte di mercato a Lecce sono state volute da Guido Angelozzi, o come dicono in molti "da chi per lui.", e che pertanto i fallimenti degli ultimi mercati sono esclusiva responsabilità del Ds che contrariamente al desiderio della piazza, è riuscito a strappare un robusto ed oneroso ingaggio fino al 2011. Ci sembra di capire che concordi perfettamente con la Curva Nord, individuando in Guido Angelozzi l'origine dei problemi che attanagliano il Lecce del dopo-Corvino. Ma ci sono degli episodi in particolare che ti portano a pensare questo? Sarebbe troppo facile pensare ai vari Chichero, Saidi, Arrieta, Leonardo, Lovrecic, Vascak, Feltscher, Mingozzi, Mihoubi, Basta, Raschele e Bordon, penso che tutti possano dire senza ombra di dubbio che il Ds Angelozzi ha colto a piene mani in un ambito del mercato che solo lui conosceva e che comunque ha prodotto zero plusvalenze alla società, che sono poi l'indice rivelatore assoluto dei meriti di un direttore sportivo. Ma non solo, sono anche scelte che hanno prodotto zero spessore tecnico alla squadra, e che hanno portato di seguito ad annullare ogni discorso relativo a progettualità e lungimiranza. Con questa affermazione ti trovi ad essere in netta contrapposizione con quanto detto da Semeraro nei giorni scorsi in una trasmissione televisiva, e cioè che non si può dire ancora nulla sul lavoro svolto dal DS Angelozzi perché i suoi acquisti non sono stati ancora venduti. Faccio una premessa: penso che Semeraro sia in aperta critica e in contraddizione con chi gli sta vicino in Via Templari, se gli altri dicono nero lui dice bianco. È un atteggiamento da me apprezzato in quanto indice dell'essere tifoso passionale. Detto questo non posso che dire che le sue considerazioni su Angelozzi mi trovano d'accordo. Ricordo a me stesso che il signor Guido Angelozzi è seduto sulla poltrona da direttore sportivo sin dal Dicembre 2005, direi che ha avuto a disposizione un lasso di tempo tale da potergli consentire anche di cedere il frutto del suo precedente lavoro. Mi riferisco ad esempio a Lovrecic, acquistato per 10 e venduto per 3. Quello che balza agli occhi e che spazza via ogni dubbio in tal senso è il fallimento della politica societaria, anch'essa gestita da Angelozzi, relativamente al settore giovanile. Andate a vedere i risultati di giovanissimi, allievi e primavera e penserete che dall'epoca del duo Rizzo - Di Mitri siano trascorsi alcuni secoli. Ho avuto modo di vedere la primavera ben cinque volte quest'anno e penso che, il gioco espresso e la qualità dei ben 15 calciatori acquistati in tutte le parti d'Italia e del Mondo, tranne che dal nostro Salento, sia oltremodo inidonea al raggiungimento dell'obiettivo principale di una Società come il Lecce Calcio: la piena valorizzazione dei giovani, magari, della Nostra Terra . Il risultato è sotto gli occhi di tutti. L'attuale guida tecnica e il coordinatore del settore giovanili vengono da altri posti lontani dal Salento (a parte un tale che dopo aver frequentato assiduamente ogni salotto televisivo in qualità di "paladino" della US LECCE SPA oggi sembra essere stato promosso nei ranghi di quest'ultima) e nel frattempo allenatori del livello di Robertino Rizzo non trovano spazio. Ma questa è una storia del tutto "particolare" che in molti oramai conoscono.... Parli di "progetto" e a Lecce tempo fa Corvino ne aveva in mente uno: formare una squadra fatta solo da salentini. Il Presidente Semeraro invece cerca spesso partner del nostro territorio per coadiuvarlo al sostegno economico dell'azienda, lampante è il caso dei due sponsor che colorano le maglie. Insomma si cercano di coinvolgere uomini e forze del Salento, ma poi chi ha fatto la storia del Lecce come Rizzo, Di Mitri, Petrachi o Moriero non figurano sul libro paga. Non esiste più il progetto, o semplicemente non ne fanno parte? Questo progetto è fallito nel momento stesso in cui veniva enunciato ai quattro venti. Meglio ancora non è mai esistito. Il progetto di Corvino è stato unicamente quello di valorizzare se stesso, e successivamente il proprio figliolo procuratore sportivo, allorché ha sfruttato nel momento giusto le proprie enormi capacità utilizzando la base Lecce come trampolino di lancio per approdare alla chetichella altri lidi, certamente più remunerativi. E su questo nulla quaestio perché ognuno è libero di crearsi la propria fortuna. Pesano sulla sua coscienza, ma ho dubbi che la notte Corvino non dorma per questo fatto, alcune dichiarazioni velleitarie quali quelle "il mio sogno è quello di costruire un Lecce fatto da 11 salentini". Quello che più conta e che fa discutere è quello che rappresenta oggi il Lecce per Corvino. Il pensiero comune è noto. Corvino non è poi tanto estraneo alle sorti del Lecce. Alcune operazioni di mercato fanno intendere che "il Pantaleo", come spesso viene appellato dai vertici di Via Templari, ha messo lo zampino in più di una operazione di mercato del Lecce. Un caso su tutti è quello di Osvaldo, talento voluto dal Maestro Boemo, e troppo frettolosamente sbolognato altrove e perso per un pugno di dollari, nel mentre il "Profeta di Vernole" con la sciarpa viola al collo non perdeva tempo per accaparrarsene le prestazioni. Per il resto, a sentire il Presidente Semeraro parla ancora oggi di Rizzo come un prezioso capitale del Lecce calcio, mentre a domanda recentemente ha risposto "mai dire mai" sulle possibilità di un ritorno a casa di Gino Di Mitri. Ma chi come me è a conoscenza di tutti i più reconditi particolari che hanno caratterizzato l'uscita di scena prima di Roberto Rizzo, poi di Gino Di Mitri, rimane abbastanza scettico a riguardo. Il tutto ovviamente sotto silenzio da parte della stampa e delle tv locali, che non hanno mai cercato di far luce su come due enormi risorse del calcio leccese siano state allontanate sic et simpliciter, e nella maniera che tutti sanno. Solo un quotidiano ha recentemente pubblicato un'intervista a Di Mitri, in cui lo stesso si confessava al pubblico leccese.Tutti sanno poi, che Robertino Rizzo, per scomodare un paragone illustre, alla Giovanni Falcone maniera, è stato promosso in prima squadra per poi essere cacciato via, "reo" di aver sfiorato un miracolo calcistico arrivando, con uno spogliatoio distrutto e lacerato, ad un punto dalla salvezza. Rizzo è stato "colpevole" di aver chiesto, udite udite, una punta in sede di calciomercato al DS Angelozzi, il quale, sponte sua, ha replicato a tale richiesta coi l'acquisto di talenti del calibro di "cicero e tria", alias Cichero e Saidi. Purtroppo, come detto, questo è stato l'inizio di una lunga serie di erroracci da parte del Direttore Sportivo catanese e ciò, apoditticamente, ha permesso lui di prorogare un contratto di lavoro. Chi ci capisce è bravo.... Del Salento non ne ha la favella, né probabilmente i modi di fare, ma si sta dimostrando una persona intelligente e preparata, parliamo di Beretta ovviamente. Come tutti coloro che lo hanno preceduto nell'era Semeraro, anche Beretta si sta dimostrando di essere un mister aziendalista. Ma meglio ripensandoci, forse solo a parole. In effetti, siccome per me contano i fatti nella vita, questi dicono che ha clamorosamente bocciato l'operato di Angelozzi di questa estate. Beretta in pochi mesi ha bocciato le scelte dei giovani sbandierate ai quattro venti sulla stampa, la maxi rosa che avrebbe fatto del Lecce una "Invincible Armada", la politica dell'usato garantito acquistando a carissimo prezzo calciatori over age, o talenti ancora inespressi a ben 3 milioni di euro per la comproprietà, sono stati posti ai margini dell'11 titolare. Il tutto con una calma, stile lord inglese, senza sbattere i pugni e col sorriso sulle labbra. Per me Beretta è un buon allenatore e passatemi il paragone, potrebbe essere equiparato a un docente cattedratico universitario che non può insegnare la propria materia perché non ha i libri di testo. È sotto gli occhi di tutti il fatto che Beretta avrebbe voluto: un trequartista di ruolo, ma è venuto Caserta; due terzini laterali che sviluppassero nelle due fasi il gioco sulle fasce, ma non è venuto nessuno. Senza dimenticare che gli è stata data la spinosa gestione di una rosa di 30 calciatori formata dall'asse difensivo di 6 centrali e quello offensivo di 3 centrali d'attacco, a parte Konan. Aggiungiamo anche che Angelozzi sta cercando ancora, da quando è venuto, il vice Zanchetta, dopo aver fallito l'esperimento degli esperimenti Lovrecic e prima di lui con il povero Mingozzi. La storia dimostra, proprio nel Lecce, che il tecnico aziendalista è il primo a pagare quando le cose non vanno bene. Eppure, sia nel caso Zeman che in quello odierno, il problema non sembra essere l'allenatore, e di questo anche i tifosi allo stadio sembrano essersene accorti. Secondo me Beretta è destinato a durare indipendentemente dai risultati. Siccome sono una persona onesta lo voglio ripetere: la scelta di Beretta è un merito di Angelozzi, come pure unico ulteriore merito è stata quella di aver scovato dalle paludi della serie C un buon giocatore come Fabiano. Tra l'altro il brasiliano è l'esempio di come si possano creare plusvalenze. Cambiamo argomento: è un dato di fatto che i rapporti tra l'U.S. Lecce e gli Ultras sono freddi, il motivo? Da un lato vi è l'atteggiamento distaccato tipicamente leccese da parte della Curva Nord, che non prevede genuflessioni di stampo partenopeo o peggio condotte facilmente assimilabili e sovrapponibili a quelle che si vedono attualmente a soli 150 km di distanza, tra gli UCN Bari e Matarrese. Dall'altro però è bene evidenziare che l'US Lecce Spa, non ha mai avuto nel suo organico una figura-collante, capace di svolgere un ruolo di intermediario tra la stessa società e la tifoseria, come in passato invece aveva fatto sia pur forzatamente da Pantaleo Corvino. Ricordo che nei momenti più bui delle contestazioni il Pantaleo metteva la faccia, scendeva nelle piazze, e magari a brutto muso e in vernacolo affrontava il problema direttamente con il tifoso di turno, contribuendo non poco al disgelo creatosi fino ad allora. Non nascondo però che la società ha "resistito" alle continue contestazioni da parte della Curva, preferendo rimanere arroccata nel suo fortino o come nel caso della famosa sceneggiata della pseudo vendita a pochi denari (della società, ndr), addirittura ha abbandonato la barca mentre affondava, preferendo lasciare il posto a un tal carneade signor Caroppo. Questo ed altre condotte, non ultima la brutta vicenda della gestione della festa del centenario, hanno convinto una parte della tifoseria che il gruppo Semeraro è fatto così, prendere o lasciare, 'o con me o contro di me'. Personalmente mi interessa non tanto che i signori di Via Templari vadano a cena con i tifosi, ma che realizzino, com'è ampiamente nelle loro capacità e potenzialità, un progetto lungimirante (vero signor Camarda?) fatto con sacrificio, passione, entusiasmo, intelligenza e competenza tecnica, evitando le faraoniche spese degli ultimi anni e gli sprechi e le voragini economiche sul bilancio, la politica che l'erba del vicino è sempre più verde, l'incomunicabilità tra il loro mondo e quello degli altri e in una sola parola, il raggiungimento di un sogno che è mio e di tutti i tifosi del Lecce: quello di vedere anche per una sola partita il Lecce in Europa. Eppure non penso che l'Empoli di Cagni o il Livorno di Spinelli o il Chievo di Campedelli siano per spessore economico, bacino di utenza, tradizione e progettualità, superiori a quelle del Lecce di Semeraro. Se poi, mi si obietta che vi sono altre realtà vicine a noi che languono da tempo nelle serie minori, e allora chapeau e tante grazie a Giovanni Semeraro. Come vedete, anche un romantico avvocato ultras zemaniano e contestatore, sa riconoscere i meriti della società che porta i colori della squadra del cuore. Come avvocato ti sei occupato spesso delle problematiche inerenti il tifoso e in particolare gli ultras: che ne pensi della legge antiviolenza e dell'attuale situazione che i tifosi vivono qui a Lecce? Premesso che chi sbaglia è giusto che paghi, e pertanto chi si permette di pensare che da avvocato non riesca a considerare l'esigenza di disciplinare la questione relativa al problema violenza- tifosi nel mondo del calcio si sbaglia di grosso, è troppo facile però argomentare dicendo che la legge esiste e bisogna rispettarla. "Le leggi inutili indeboliscono quelle necessarie " diceva Montesquie , ed infatti l'attuale legislazione in materia di violenza negli stadi se da un lato ha funzionato in ordine ad un attenuarsi degli episodi di violenza all'interno degli stadi, dall'altro ha contribuito non poco allo svilupparsi di focolai di violenza fino ad oggi mai verificatisi e molto più allarmanti. Mi riferisco a quanto accaduto nelle autostrade e negli autogrill o nei luoghi distanti dallo stadio. Ma vi è di più, un esempio lo abbiamo avuto al Via del Mare nelle gare contro Milan e Juventus. Infatti durante queste gare si sono accesi diversi focolai di violenza, che sembrano essere passati sottocoperta, causati dalla promiscuità delle diverse tifoserie a stretto contatto tra loro. Le vendite indiscriminate dei biglietti attraverso i circuiti telematici, l'assenza di trasferte organizzate attraverso treni o pullman speciali, scorte organizzate, settore ospiti ben delimitati, come avveniva fino a qualche anno fa, sono state volute dal disattento ed incompetente Legislatore d'Emergenza e che oggi costituiscono pericolosi indizi del fallimento dell'attuale legislazione. Aggiungiamo anche che per alcuni aspetti questa legge sfiora, se non varca, l'alveo dell'anticostituzionalità e soprattutto permette di colpire indiscriminatamente, nel contempo non dando la possibilità, a chi ha il sacrosanto diritto di farlo, di potersi difendere perché il tutto viene scientificamente preconfezionato ai suoi danni. In buona sostanza le Forze dell'Ordine hanno preferito, ovviamente legittimamente, uscire dagli stadi per "agire" in sede di flagranza differita, oltremodo prolungata, attraverso "comode" attività di indagini (immagini a circuito chiuso , spesso rivelatesi fallaci, ex multis vedi Lecce-Rimini dello scorso campionato). Chi viene attinto da DASPO quasi mai potrà predisporre in suo favore una idonea e appropriata difesa in tempi brevi. Statistica alla mano, nella quasi totalità dei casi degli ultimi anni qui a Lecce, il cosiddetto "diffidato" ha margini di difesa ristrettissimi nell'attualità e dovrà invece rinviare la speranza di vedersi riconosciuto innocente in giudizio e nel contraddittorio delle parti solo dopo molti anni, quando oramai la misura interdittiva del DASPO è stata già interamente sofferta... Resto però convinto che un confronto civile e aperto fra le parti in conflitto potrà permettere di risolvere il problema violenza, evitando di mettere a rischio l'incolumità personale di un uomo in divisa da un lato, e del futuro di giovani ragazzi dall'altro. In questo senso porto ad esempio quello che è accaduto lo scorso anno, in un pubblico confronto (avente ad oggetto il tema della violenza negli stadi, ndr) nell' Istituto Scientifico "Banzi" di Lecce, tra me in qualità di avvocato difensore degli ultras, e due prestigiosi rappresentanti delle forze dell'ordine in alto grado. Da questo confronto sono scaturiti interessanti temi di riflessione dei quali ogni singolo alunno presente avrà potuto trarne arricchimento. Il Natale è alle porte, e a differenza di altri anni, non ci sembra di vedere grossi cambiamenti nel futuro. Cosa vuoi dire ai tifosi del Lecce? Che possano trovare sotto l'albero innanzitutto salute e serenità, ma soprattutto il regalo più grande: un DS capace di fare un Lecce che possa raggiungere l'obiettivo della salvezza. Questo è solo un augurio, ma non sono tanto sicuro che si trasformi in realtà.... Fonte: wlecce.it Notizie correlate Lecce
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