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Daspo revocato. Nove tifosi del Lecce possono tornare allo stadio
27 Marzo 2012 - letto 2946 volte
E' la fine di un incubo per nove tifosi salentini colpiti da Daspo e costretti, loro malgrado, a fare i conti per lunghi mesi con una grande amarezza e ingiustizia. Oggi il questore di Vicenza, al termine di una lunga e complessa battaglia legale, ha annullato il provvedimento, accogliendo l'istanza del loro legale, l'avvocato Giuseppe Milli, che per oltre un anno ha seguito, con competenza e passione, la storia di questi ragazzi.
Una storia dai risvolti quasi kafkiani, che ha evidenziato come il calcio sia un "vizio" che a volte può costare caro, anche se non s'infrange alcuna regola. Come nel caso di 22 tifosi salentini costretti, loro malgrado, a fare i conti da oltre un anno e mezzo con la macchina della giustizia. La storia di 22 ragazzi come tanti, colpiti, pur senza mai neanche essere iscritti nel registro degli indagati, dal provvedimento del Daspo e dall'obbligo di firma, che negli ultimi 15 mesi gli ha costretti a trascorre in una caserma tutte le gare disputate dalla loro squadra: il Lecce.
Era il 23 maggio 2010 quando, in un clima festoso per l'imminente promozione in serie A, oltre 2mila tifosi leccesi invasero pacificamente lo stadio "Menti" di Vicenza. Tra loro anche due pulmini, da 15 posti ognuno, di tifosi provenienti dal Salento. Si trattava di ragazzi non solo provenienti dai più disparati luoghi del Salento, che avevano acquisito la prenotazione del posto via internet e pertanto non si conoscevano tra loro.
Giunti a 13 chilometri dallo stadio di Vicenza, i mezzi furono fermati e perquisiti: gli agenti rinvennero fumogeni e materiale pirotecnico in due distinte borse. Materiale appartenente, per loro stessa ammissione, a 6 dei 28 ragazzi che, riconosciuta la loro esclusiva responsabilità, firmarono anche il verbale di sequestro. Inspiegabilmente, però, a essere denunciati furono tutti gli occupanti dei due pulmini, compresi gli altri 22 ragazzi, che furono tutti sottoposti a Daspo dal questore di Vicenza, per ben 5 anni, con l'obbligo di firma.
Il gip del Tribunale di Vicenza convalidò, non accorgendosi della mancata iscrizione nel registro degli indagati, la grave prescrizione dell'obbligo di firma nei confronti di venti di loro (per gli altri due, minorenni, il giudice non convalidò il provvedimento), definendoli tifosi "giunti dalle propaggini meridionali dello Stato", e desumendo, senza alcun presupposto reale, la loro pericolosità sociale. Nove di loro, assistiti dall'avvocato Giuseppe Milli, decisero di fare ricorso al Tar di Vicenza, che applicò il Daspo per le sole partite del Lecce.
A giugno scorso la Corte di Cassazione (su ricorso presentato da un altro tifoso) ha ridotto il provvedimento sull'obbligo di firma, a un anno e sei mesi. Sulla base di questa decisione, l'avvocato Milli ha presentato al nuovo questore un'istanza di revoca del Daspo per i suoi nove assistiti, allegando la documentazione che attestava come nessuno di loro risultasse indagato dalla Procura. Un tentativo inizialmente inutile, poiché il questore confermò il provvedimento per cinque lunghi anni nei confronti di nove salentini costretti a fare i conti con una grande amarezza e ingiustizia. Prima della decisione odierna era intervenuta una sentenza del Consiglio di stato a seguito del ricorso dell'avvocato Francesco Dragone. Oggi, finalmente, quel provvedimento è stato annullato, e a nove ragazzi è stata ridata la libertà e il diritto di essere tifosi.
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