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Comunicato Resistenza Ultras in merito alla manifestazione del 4 aprile a Roma
04 Aprile 2003 - letto 4206 volte
RESISTENZA ULTRAS TERNANA

Tutto il fermento che oggi attraversa l’intero mondo ultras non ci trova assolutamente sorpresi visto che è da due anni che con l’organizzazione del raduno antirazzista di Vigne di Narni e con la nascita del fronte di resistenza ultras abbiamo iniziato una battaglia al calcio moderno e con esso alla repressione, alla omologazione ed alla globalizzazione economica. Una battaglia che soprattutto all’inizio ha suscitato più ilarità che attenzione, più critiche che consensi. Attacchi generalizzati da più parti tanto a Terni quanto altrove, da ultras e tifosi, da giornali e televisioni con il risultato di attirare maggiormente l’attenzione delle forze dell’ordine su di noi. Nonostante tutto ciò siamo andati e andremo avanti sulla nostra strada perché sappiamo che il nemico tentacolare che oggi ci troviamo di fronte mira all’annientamento del mondo ultras negli stadi e dell’antagonismo politico nelle piazze. A questa criminale strategia di “ordine sociale” ci opporremo fino alla fine con l’unico mezzo che conosciamo: la resistenza ad oltranza. Oggi rispetto a due anni, infatti, la situazione tanto nella società quanto nello stadio è quasi divenuta insostenibile. Infatti, mentre nel mondo la guerra prende il posto della politica e il governo italiano non trova meglio da fare che criminalizzare gli ultras, il calcio italiano è:
- stuprato dai profitti presidenziali;
- svuotato di popolarità dal potere delle tv a pagamento;
- militarizzato dalla presenza massiccia dei reparti speciali;
- gestito dal “conflitto di interessi”;
- ma soprattutto attraversato da una repressione degna della Santa Inquisizione.
Dopo la legislazione speciale (diffida di 3 anni con obbligo di firma) il cui unico risultato è stato quello di far aumentare il numero degli scontri, dei feriti, e delle sanzioni amministrative (penali) oggi Lega e Federazione vogliono farci credere che il calcio si può salvare dalla “terribile” violenza ultras solo attraverso il ricorso alla tolleranza zero e alla legislazione emergenziale (arresto differito di 36 ore).
E’ per tutte queste ragioni che ci sentiamo di condividere la preoccupazione di chi oggi cerca di organizzare una mobilitazione la più ampia possibile per difendere l’identità ultras, ma ci sono due punti fondanti di resistenza ultras che cozzano violentemente con il manifesto che convoca la riunione odierna e che ci impediscono di partecipare alla manifestazione nazionale:
- Consideriamo lo stadio una parte importante della società e non un’oasi paradisiaca come tanti vorrebbero far credere e come tale lo viviamo coniugando l’amore per la “maglia” con la rivendicazione delle nostre idee politiche ed il rispetto di amicizie storiche con la necessità di dar vita ad una condivisione di idee ed azioni che superi gli anacronistici gemellaggi sportivi;
- Consideriamo i rigurgiti neofascisti, razzisti e xenofobi propri di un gran numero di gruppi ultras italiani (oggi presenti) un cancro da estirpare. Pensiamo cioè che bisogna trasformare i valori dell’antifascismo e dell’antirazzismo da inascoltati principi costituzionali in prassi militante.
Chiederci di fare a meno della politica è come chiederci di vivere senza ossigeno, in pratica è come chiederci di morire. Siamo abituati infatti a vivere le nostre curve come luoghi di socializzazione ed aggregazione, ad esporre i nostri simboli e a pensare con le nostre teste senza cadere nella trappola di chi pretende di ripulire il calcio dalla politica. Soprattutto perché la nostra è una politica che lotta per i diritti di cittadinanza e per la salvaguardia del mondo ultras . Detto questo rilanciamo con maggiore convinzione che mai il fronte di resistenza ultras ricordandone ancora una volta le finalità:
- fermare sullo stesso terreno in cui si manifestano ( curve, borgate periferiche, piazze) i rigurgiti neofascisti e xenofobi;
- salvare la popolarità del calcio dall’offensiva televisiva;
- liberare gli stadi dai reparti in “assetto speciale”;
- difendere lo stato di diritto dall’assalto delle legislazioni speciali o emergenziali;
Condividere questo percorso non significa rinunciare a rivalità storiche né tanto meno trasformarsi da ultras in tifosi da bar, ma significa lottare concretamente per la propria sopravvivenza.
L’ultimo pensiero non può che andare ai tanti compagni, costretti a passare le proprie domeniche ostaggi delle firme in questura se non dell’arresto differito, vittime dell’arbitrarietà repressiva con cui i padroni del calcio ed i rappresentanti delle forze dell’ordine pensano di “spezzare le reni” al mondo ultras per esportare poi tale modello repressivo nelle piazze movimentate dall’antagonismo politico!
NON CI AVRETE MAI COME VOLETE VOI……
RESISTENZA ULTRAS TERNANA
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