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I tifosi ai funerali del Foggia resta solo l'orgoglio rossonero
17/07/2012 - di Bari Repubblica; Fonte: bari.repubblica.it
Beffati fino all’ultimo minuto in una inutile, vana e disperata illusione che entro le 13 di oggi, potesse palesarsi un mecenate per salvare il calcio a Foggia. E invece per i tifosi, dopo un weekend tra spiagge garganiche e conti di fidejussioni e debitorie, arriva l’addio al calcio professionistico: il Foggia è fallito, il Foggia non parteciperà al prossimo campionato di Lega pro, il Foggia ripartirà (forse) dai Dilettanti. Novantadue anni di storia scompaiono in un lunedì di luglio. E la tregua di due giorni nell’ondata di calore, tra un Minosse e un Virgilio, arriva puntuale, perché le fiamme dell’inferno sono già abbastanza calde per i foggiani. Un inferno calcistico, ma che fa ampiamente rima con l’inferno della città. Ultima in tante, troppe classifiche, ora decide addirittura di non partecipare neanche più al gioco. Meglio uscirne che perdere sempre. Troppo facile, troppo semplice, troppo pavido.

Il Foggia scompare perché Pasquale Casillo non riesce più a portare avanti economicamente la società e perché non ha i soldi per l’iscrizione. Era tornato due anni fa, con un obiettivo semplice: ritornare in serie B a costo quasi zero. Diecimila euro per costruire una squadra plasmata da Pavone e Zeman, come venti anni fa. Nessun lieto fine, però. Playoff sfiorati e addio polemico del tecnico boemo (che non ha mai chiarito realmente i motivi della separazione). Il Foggia, però, scompare anche perché la debitoria societaria somiglia
molto a quella delle casse comunali: ogni giorno cambia la cifra e non si riesce a risalire a quale sia la causa originaria, quale delle numerose società che si sono avvicendate abbia contribuito maggiormente al passivo. Il Foggia scompare perché gli imprenditori locali hanno scelto di non intervenire. Nel dubbio amletico se aderire a un nuovo progetto calcistico o semplicemente rendersi disponibili a investire una cifra per salvare il calcio foggiano, hanno scelto la strategia di infischiarsene e lavarsene le mani.

Il Foggia scompare perché lo stadio è inagibile. Il Pino Zaccheria che vide le sconfitte dell’Inter di Herrera, della Juve di Vialli, del Parma di Scala, il palcoscenico di Zemanlandia, diventa una cattedrale in un deserto. Chissà che a breve qualcuno non scelga di abbatterlo per costruirci un palazzo, l’ennesimo. Il Foggia fallisce e scompare. Il 19 luglio arriverà l’ufficialità. Ma non fallisce la passione dei tifosi. Da giorni, complice una iniziativa lanciata da un sito sportivo locale, sui balconi rossoneri campeggiano bandiere e magliette rossonere, in linea di continuità con quanto accaduto per gli Europei. Oggi si ritroveranno nel piazzale dello stadio, per la giornata dell’orgoglio rossonero, proprio nel giorno del fallimento. Il calcio professionistico a Foggia è morto. Oggi se ne celebra il funerale, e come spesso accade in queste occasioni, del defunto si ricordano soprattutto le cose piacevoli. E così, anche sui social network scatta l’amarcord, tra testimonianze strappalacrime e immagini di repertorio della serie A, tra ricordi delle trasferte e racconti quasi mitologici. Citando nomi e date. Fino a oggi, 16 luglio 2012. Qui giace la passione dei foggiani.
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