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Intervista al leader del gruppo ultras romanista PADRONI DI CASA
17 Ottobre 2007 - letto 15393 volte
Giuliano Castellino, 31 anni, fondatore del gruppo ultras Padroni di Casa, ultimo nato tra quelli in Curva Sud (lo striscione è posizionato sulla parte bassa della vetrata), che opinione si è fatto di Roma-Napoli?
«Solito teatrino italiano. Tutti parlano tranne i diretti interessati, che forse, giustamente, sulla vicenda preferiscono calare un velo pietoso».
E i diretti interessati cosa dicono?
«Che è ridicolo che non si riesca più a vedere una giornata del Campionato libera da provvedimenti e restrizioni».
Il nostro quotidiano ha titolato: "Roma-Napoli a braccia aperte". Utopia?
«Sì».
Perché?
«Devo dirvelo? Basta con il buonismo e la demagogia.
Roma-Napoli non può essere una partita a braccia aperte».
A tuo avviso, quali misure di sicurezza dovrebbero essere adottate?
«Roma-Napoli dovrebbe essere vissuta come una partita. È possibile che una partita di calcio non sia più gestibile?».
Spalletti ha fatto un appello preciso: "Allo stadio non si va con i coltelli".
«Io credo che l’allenatore debba fare l’allenatore, il giocatore il giocatore e il tifoso il tifoso. Noi dei Padroni di casa andremo allo stadio a sostenere la Roma. E basta. Naturalmente, non tollereremo violenze in casa nostra».
Cosa successe a Napoli nel 2001?
«Sembrava di stare in Iraq. Ci aspettarono tutti, compreso le forze dell’ordine».
Parliamo di curva Sud. È unita?
«La curva Sud è una curva libera, forte e romana e come tale ha i suoi "quartieri" ed ognuno pensa al suo. Io non posso e non voglio parlare
a nome della Sud. Io posso e voglio solo parlare a nome del mio gruppo».
In curva c’è anche politica?
«Nel calcio c’è la politica. I Padroni di casa, oltre ad amare la Roma, occupano palazzi abbandonati, danno casa agli italiani e propongono
il Mutuo sociale. Ma se lo facciamo noi tutti si scandalizzano».
Totti, però, vi appoggiò quando andaste a Trigoria a manifestare.
«Totti è il più grande calciatore che la Roma abbia mai avuto e per questo lo amiamo. Ma diciamo che Totti, quando andammo a Trigoria,
fece delle dichiarazioni di circostanza. Appoggiare una battaglia come il diritto alla proprietà della casa è altra cosa...».
È vero che la curva si riconosce più in De Rossi che in Totti?
«Diciamo che la vena esplosiva di Daniele dopo i gol della Roma ci piace davvero tanto. E poi Daniele è ancora libero dalle "amicizie importanti"
di Totti...».
Padroni di casa fa riferimento a un partito politico?
«Padroni di Casa è un gruppo della Roma e quindi allo stadio porta solo i colori e l’amore per la nostra squadra. Poi è chiaro che la vita non finisce in curva e durante la settimana quasi tutti siamo impegnati in attività politiche della Fiamma, delle OSA (Occupazioni a Scopo Abitativo) e delle ONC (Occupazioni Non Conformi). Comunque abbiamo talmente
tanto rispetto per entrambi le cose, che il tutto rimane rigosamente separato. Noi questo buonsenso ce l’abbiamo».
E chi non ce l’ha?
I livornesi, la Lega Calcio, i "palazzinari", quelli che hanno affisso i manifesti in giro per Roma con Totti con il pugno che recitava "Roma
non vuole i Padroni". E tutti quei giornalisti che hanno millantato dopo i fatti di Casalbertone, che ha visto coinvolta anche la nostra sede...».
Allora parliamone...
«Come tutti sanno a Casalbertone i ragazzi del Circolo futurista hanno occupato uno spazio abbandonato da anni. Dopo averlo riqualificato,
hanno dato ospitalità a tante associazioni del quartiere ed anche al nostro gruppo. Ma tutto questo era intollerabile per chi fa dell’odio e dell’ignoranza una bandiera. Ed ecco che lo scorso luglio 150 militanti dei centri sociali hanno tentato di aggredire 15 nostri ragazzi. E poi hanno devastato la nostra sede. Il giorno dopo i giornali hanno raccontato tutta un’altra storia...».
Quale?
«Che erano stati i 15 ragazzi "armati" di scope e secchi ad aggredire 150 militanti dei centri sociali armati di bastoni, pale, caschi e sassi...».
Torniamo al calcio e alla curva. Prima parlavi dei livornesi. Roma-Livorno è una partita di calcio o una manifestazione tra fazioni
politiche opposte?
«È una partita di calcio. Almeno per noi. Certo, quando guardo la curva livornese sembra davvero altro... Ma nessuno si scandalizza».
Si può pensare solo a bandiere di una squadra di calcio in uno stadio?
«Sì, si deve. Padroni di casa allo stadio ha portato, porta e porterà sempre e solo bandiere della As Roma, farà sempre e slogan per la
squadra della capitale».
Il vostro gruppo è nato lo scorso anno. Prima facevate parte di altri gruppi?
«Alcuni sì, altri no. Comunque tutti veniamo da una lunga vita di curva... D’altronde chi ama Roma, ama la Roma. questi colori, quel simbolo e quel nome s’incarnano al momento della nascita...».
Cosa significa per voi essere ultras?
«Amare la maglia più del giocatore, essere nostalgici di un calcio che sta sparendo, amare i numeri dall’1 all’11. Seguire la squadra ovunque,
portare lo striscione in ogni stadio. Essere ultras è essere oltre, oltre i decreti, oltre i seggiolini, oltre i tornelli».
Gli ultras sono contro le forze dell’ordine?
«Gli ultras sono contro ogni prepotenza ed ogni arroganza. Sia se viene fatta da un poliziotto, sia da uno pseudo tifoso che insulta un padre di famiglia che va allo stadio con il figlio per mano».
Cosa si può dire dopo i fischi di una parte della curva al minuto del silenzio per la morte dell’ispettore Raciti?
«Che i morti, tutti, vanno rispettati, ma che come al solito si è voluto esagerare. Esasperare...
Ogni domenica vengono insultati tifosi morti, eppure nessuno si scandalizza».
Oltre calcio e politica, fai parte di un gruppo musicale, La Peggio gioventù. Che obiettivi vi ponete attraverso la musica?
«Attraverso la musica vogliamo raccontare la nostra vita, le nostre conquiste, i nostri sogni, la nostra romanità... Ed anche il nostro amore
per Roma e la Roma».
Ultima: che opinione hai del "Il Romanista"?
«Il Romanista è il giornale del tifoso romanista quindi è il nostro giornale, anche se, a volte, tende troppo a sinistra. Comunque è un giornale libero ed averci dato spazio ne è l’ennesima riprova.
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