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Inghilterra sotto choc,sono tornati gli hooligans

22/03/2007 - di lastampa ; Fonte: www.lastampa.it
Un invasore di campo solitario si butta sul terreno di gioco subito dopo il fischio finale. Occhi carichi d’odio, bava alla bocca, la sua ira è diretta verso i giocatori della squadra avversaria, rei di avere espugnato il campo dei suoi beniamini. Alla fine sono gli stessi giocatori, aiutati da un paio di steward, a placcarlo. Lasciando però senza risposta la domanda: e se fosse stato armato? Un episodio inquietante, di quelli che ogni tanto capitano in Sud America, ma sorprende perché è avvenuto in Premier League. Sì, proprio in quell'Inghilterra che, a detta di molti, avrebbe debellato il fenomeno della violenza del calcio, diventando un modello da seguire per tutti.

Lunedì sera, al termine della ripetizione del quarto di finale di FA Cup tra Tottenham e Chelsea a White Hart Lane (2-1 per i Blues), un tifoso della squadra di casa è entrato in campo con la chiara intenzione di assalire Frank Lampard. «L'ho visto con la coda dell'occhio, non sapevo le sue intenzioni ma ho pensato che era meglio non voltargli le spalle - ha raccontato Lampard -. Mi sono spostato di colpo e lì sono intervenuti i compagni e gli steward». L'invasore, Timothy Smith, 18 anni, si è trovato di fronte a Didier Drogba e compagni ed è stato immobilizzato. Poco dopo un altro tifoso, questa volta del Chelsea, è entrato sul terreno di gioco ma anche lui è stato bloccato. «Una reazione emotiva, qualcuno si è lasciato andare» ha spiegato Lampard, cercando di minimizzare. La Football Association però ha aperto un'inchiesta mentre il Tottenham ha radiato Timothy a vita, senza aspettare il verdetto della polizia.

Episodio isolato? Fino a un certo punto. Perché se è vero che gli stadi inglesi sono più sicuri di una volta, gli hooligans sono vivi e vegeti. Chi non lo sapeva se ne è accorto dieci giorni fa, in occasione della gara di andata tra Chelsea e Tottenham. Nel dopopartita scontri violentissimi in un pub non lontano dallo stadio, con una quarantina di tifosi del Chelsea armati di spranghe e catene che hanno preso d'assalto il locale dove si erano riuniti i sostenitori degli Spurs. Ne è seguita una notte di guerriglia in Parsons Green, il quartiere chic di Londra: 11 tifosi del Tottenham accoltellati, 40 arresti.

Ma perché i meccanismi anti-hooligan non hanno funzionato? Semplice. Perché gli scontri sono avvenuti fuori dallo stadio. E buona parte dei ragazzi coinvolti, secondo la polizia, erano diffidati. Quindi, non potendo entrare allo stadio, hanno deciso di offrirsi una serata di cazzotti. Sempre secondo le autorità, pare si siano addirittura messi d'accordo con un gruppo di ultras del Tottenham per fare a botte proprio fuori da quel pub, il White Horse. Altro particolare è che i media inglesi hanno dato poco risalto all'evento, così come sono stati «insabbiati» altri episodi: dagli scontri nel derby tra Wolves e West Brom (32 poliziotti in ospedale) o la rissa all’Anfield del 2006 in Liverpool-Manchester Utd di Coppa d'Inghilterra, con un gruppo di tifosi dei Reds che prese d’assalto l'ambulanza sulla quale viaggiava l'attaccante dello United, Alan Smith. Dopo averla bloccata cercarono di ribaltarla e solo il massiccio intervento della polizia mise fine all’assedio.

Chi pensa che fair play e sportività abbiano sradicato il fenomeno degli hooligans in Inghilterra si sbaglia di grosso. Semplicemente si sono spostati altrove. O, come recita uno slogan su un palazzo vicino a Stamford Bridge, «We never went away», «Non ce ne siamo andati».

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